Professione e Mercato

Rinvio dell'esame d'avvocato, la delusione dei praticanti e i dubbi della politica

di Francesco Machina Grifeo

In poche ore migliaia di commenti critici al post del Ministro Bonafede che annuncia il rinvio al 2021

Dopo l'annuncio su Facebook da parte del Ministro Bonafede del rinvio degli scritti dell'esame di avvocato, calendarizzati per metà dicembre, si scatenano le reazioni degli aspiranti legali sui social. In poco meno di tre ore, 1.600 commenti e più di mille condivisioni del post del Ministro che ha rinviato, probabilmente, alla primavera del 2021 il sogno di diventare avvocato coltivato solo quest'anno da 25mila praticanti.

Le reazioni quasi tutte di disappunto, lamentano la costante sottovalutazione del ruolo dei praticanti da parte delle istituzioni forensi (Aiga inclusa, rea di essersi schierata contro una semplificazione delle prove); denunciano una incomprensibile disparità di trattamento rispetto ad altre professioni ordinistiche, per le quali invece si è fatta l'eccezione dell'orale abilitante e stigmatizzano le conseguenze di una scelta che inevitabilmente ne ritarderà l'ingresso nel mondo del lavoro, senza neppure indicare con certezza per quanto tempo.

Venendo alle reazioni politiche, invece, è critico l'onorevole Cosimo Ferri, Italia Viva, che aveva presentato un interrogazione sul tema la cui risposta in Commissione, da parte del Sottosegretario Giorgis, è stata anticipata di un soffio dal post del Ministro Bonafede su Facebook. "Sono in Commissione Giustizia per il question time – scrive anche lui sui social -, ma il Ministro Bonafede preferisce rispondere su Facebook, non ama il confronto in Commissione, sposterà gli esami. Presumo a marzo 2021. Sulle prove non cambierà niente, afferma che garantirà le correzioni in pochi mesi moltiplicando le commissioni ma non è facile reperire né avvocati né professori universitari. Non mi sembra che abbia idee chiare anche perché non riuscirà a garantire gli stessi tempi."

Per Francesco Paolo Sisto, responsabile Giustizia e Affari costituzionali di Forza Italia: "Il rinvio delle prove scritte per l'abilitazione alla professione di avvocato annunciato dal ministro della giustizia Bonafede non è una soluzione. Procrastinare gli esami "in incertezza", senza offrire soluzioni alternative non fa che creare dubbi e scoraggiamento nei giovani futuri avvocati". "Forza Italia – prosegue - ha da tempo proposto che l'esame di Stato per la professione forense si svolga in un'unica prova orale. Un intervento straordinario, analogo a quello già adottato per i medici ed altre categorie, che consentirebbe di non tenere in un limbo punitivo i giovani laureati che hanno affrontato un lungo percorso di formazione pur di realizzare il proprio sogno professionale".

Più morbida la reazione del deputato di Liberi e Uguali, Federico Conte secondo cui "un rinvio che si rende necessario per la pandemia in corso e per la necessità di garantire sicurezza".Tuttavia, Conte sottolinea "la necessità di ripensare l'esame: deve essere selettivo per il rilievo che l'avvocato riveste nella nostra società, la sola prova orale non è sufficiente, ma la prova scritta è troppo ancorata a parametri tradizionali da rivedere". E propone di aprire la discussione sul "sistema del multiple choice, già adottato negli Usa – prosegue - e che garantisce selezione ma con caratteristiche più adeguate".

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