Civile

Imposta di registro sugli atti giudiziari a carico del soccombente, primo "sì" in Senato

La Commissione Finanze del Senato ha approvato il disegno di legge. Per la senatrice M5S Felicia Gaudiano promotrice del Ddl oggi questo onere finisce per gravare quasi sempre sulla parte vittoriosa perché chi perde non sostiene il pagamento

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La Commissione Finanze del Senato ha approvato il disegno di legge che modifica le regole sul pagamento dell'imposta di registro negli atti giudiziari. "È necessario cambiare - afferma la senatrice M5S Felicia Gaudiano, componente della commissione Giustizia del Senato e promotrice del Ddl - perché oggi questo onere finisce per gravare quasi sempre sulla parte vittoriosa nel giudizio civile, nonostante le norme vigenti prevedano che le due parti debbano farsi carico in solido delle spese di registrazione della sentenza, perché chi perde la causa non intende sostenere il pagamento". "Chi l'ha vinta – prosegue - deve poi agire a sua volta contro il soccombente per recuperare l'importo anticipato. È un meccanismo ingiusto e inefficiente".

"Il disegno di legge che ho proposto e che presto sarà discusso in aula, stabilisce che per gli atti dell'autorità giudiziaria che definiscono anche parzialmente giudizi civili, il pagamento dell'imposta di registro gravi su chi perde la causa, e solo in via sussidiaria, sulle parti vittoriose. In caso di soccombenza parziale, invece, rimane il regime attuale di condivisione del pagamento. Credo che questo sia un importante passo avanti per assicurare una giusta ripartizione delle spese e per alleggerire dal carico economico chi ha sostenuto, magari per anni, le spese di un processo per veder riconosciuto un proprio diritto".

Battuta d'arresto invece, sempre al Senato, per il disegno di legge sull'equo compenso a causa di impegni d'Aula e della settimana di interruzione dei lavori parlamentari legata alle elezioni amministrative del 12 giugno prossimo. Il testo dunque tornerà al vaglio della Commissione Giustizia non prima della metà del prossimo mese. A renderlo noto lo stesso presidente dell'organismo di Palazzo Madama, il senatore Andrea Ostellari della Lega.

Il provvedimento, varato in prima lettura alla Camera nell'ottobre del 2021, porta la prima firma della deputata di FdI Giorgia Meloni (ed è frutto dell'unificazione con proposte di legge di Fi, Lega e M5s) ed è da mesi al centro del dibattito nel mondo del lavoro autonomo, che in parte vorrebbe venisse varato così come giunto da Montecitorio (i Consigli nazionali degli Ordini e l'Avvocatura, composta da Consiglio nazionale forense, Cassa forense, Organismo congressuale forense e Aiga, Associazione giovani avvocati, criritica invece l'Associazione nazionale forense), in parte invece punta a modificarlo (Confprofessioni, Cassa dottori commercialisti ed alcuni sindacati professionali, fra cui l'Ungdcec, Unione giovani dottori commercialisti). Sul percorso del testo 'grava' la fine della Legislatura, nel 2023, che potrebbe non consentire, qualora avvenissero delle correzioni, il varo definitivo in terza lettura, alla Camera.

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