Giustizia

La rivoluzione dell'Ufficio del processo: sentenze "a modello" per tagliare i tempi

di Francesco Machina Grifeo

Webinar del Ministero sui bandi. Per i neo laureati 1.600 euro al mese ed un ruolo decisivo nella redazione delle minute su indicazione del giudice decisore

L'Ufficio del processo come "il cuore del cambio di paradigma che la giustizia italiana sta compiendo" nell'obiettivo di arrivare a un "s ervizio più tempestivo", ma anche a un mutamento del modo di lavorare, con giudice non più solo ma supportato da un team. La ministra della Giustizia Marta Cartabia torna a sottolineare l'importanza dell'Ufficio del processo, in occasione della presentazione ufficiale dei due bandi che, utilizzando le risorse previste dal Pnrr, permetteranno di reclutare 16.500 giovani giuristi con contratti a tempo determinato, con funzione di supporto all'attività dei magistrati.

L'occasione è un webinar organizzato dal ministero in collaborazione dell'Agenzia per la coesione territoriale e della Crui, la Conferenza dei rettori delle Università italiane. "E' decisivo il rapporto tra sistema giustizia e Università", dice la ministra che parla di una sinergia nella direzione del cambiamento e si augura che l'incontro con l'Università sia solo "l'inizio di un dialogo che auspico stabile e proficuo".

Sì perché la seconda iniziativa, illustrata nel corso del webinar, riguarda un avviso per un finanziamento di oltre 50 milioni di euro rivolto alle Università che dovranno scandagliare l'attuale funzionamento degli uffici giurisdizionali presentando poi dei progetti organizzativi, in collaborazione con gli uffici giudiziari del territorio, per rendere più efficiente il sistema giustizia.

Barbara Fabbrini, Capo del Dipartimento dell'Organizzazione giudiziaria del personale e dei servizi del Ministero, ricorda che il bando per l'Ufficio del processo è uscito il 6 agosto scorso per le prime 8171 unità e si chiuderà il 23 di settembre. A seguire i bandi per le 5.400 unità con competenze di carattere tecnico, con prove che si svolgeranno presumibilmente a novembre e ingressi effettivi verso gennaio 2022. Ma lo sforzo è già in corso.

"Negli ultimi quattro anni – prosegue Fabbrini - sono state assunte circa 9.000 persone, circa 1/3 del personale amministrativo è di nuova generazione e nei prossimi anni andremo ad assumere personale amministrativo per altre 10.000 unità. A questi vanno aggiunti le assunzioni tempo determinato del PNRR. Potrebbe anche essere uno shock per gli uffici giudiziari, non lo nascondo è una scommessa".

Nell'Ufficio del processo, prosegue, lo stanziamento per il capitale umano passa da 10 milioni 2,2 miliardi. "Non sono più borsisti, sono funzionari pubblici e questo ne cambia completamente le opportunità. Avranno uno stipendio: circa 1.600 euro mensili (43.000 euro gli oneri a carico dello Stato). Seppure a tempo determinato dunque sono pubblici dipendenti, fanno parte della PA e come tali hanno una finalità che non è solo di assistenza al magistrato ma anche relazione con le cancellerie, saranno impegnati sui progetti organizzativi e la massimazione delle sentenze".

Per Andrea Montagni, Dg della direzione Generale dei Magistrati del Ministero, il coinvolgimento delle Università è un passaggio rilevante. "La magistratura italiana - spiega - si offre alle Università e dice studiate i nostri uffici e diteci come siamo messi, e visto l'arretrato non siamo messi bene, non so quante altre amministrazioni lo farebbero". Perché, spiega, serve un cambio di sistema che non vuol dire buttare a mare quanto fatto fino ad oggi ma passare da un giudice "solitario" e "artigiano" che può arrivare ad un massimo di 200 sentenze l'anno, ad un processo decisionale "corale". Questo vuol dire che il magistrato potrà decidere 10 cause in una mattinata e poi nella fase di stesura, che ora impegna giornate di lavoro dei magistrati, intervengono i suoi collaboratori: "Il giudice decisore prende la decisione ma la parte costruttiva della motivazione viene affidata ai collaboratori, soprattutto per le cause che presentano minori difficoltà". "Avremo - prosegue - sentenze più brutte ma l'importante è che siano adeguate a livello motivazionale, anche perché non posso immaginare che poi nel 2023 siano tutte annullate perché poco ‘pittate' ".

Per arrivare a questo però, almeno nel civile, "si può immaginare un patto con l'avvocatura e tra livelli di giurisdizione: le Corti di Appello dovranno accontentarsi di sentenze a modello". "Noi vogliamo delle sentenze su modulistica – perché di questo stiamo parlando - dove il prodotto ha una standardizzazione che fa a cazzotti con il fioretto giurisprudenziale del giudice artigiano e dove il neo laureato possa inserirsi".

Pronto a raccogliere la sfida Ferruccio Resta, Presidente della Conferenza dei Rettori Italiani (Crui): "La riforme della giustizia è un impegno che abbiamo preso con l'Europa e una responsabilità che il sistema universitario nazionale condivide con il Ministero. L'efficienza è possibile, per un verso, attraverso un capitale umano che mette a sistema le proprie capacità, competenze e motivazioni; per l'altro con l'organizzazione anche attraverso strumenti tecnologici e digitali. Questi sono i due elementi chiave dei due bandi: l'Ufficio del processo è un banco di prova importante per far vedere che l'università c'è".

Per Raffaele Piccirillo, Capo di Gabinetto del Ministro: "Ci sarà da stimolare la capacità organizzativa del singolo giudice chiamato a utilizzare le risorse dell'ufficio del processo. Perché non saremo chiamati a rispondere unicamente della capacità di mettere a terra queste 16mila risorse ma della capacità di impiegarle per l'abbattimento dell'arretrato e la riduzione dei tempi dei processi civili e penali".

Gian Luigi Gatta, Consigliere della Ministra per le libere professioni, torna sul problema dell'arretrato e su quello correlato dei tempi della giustizia: "L'Europa ci chiede di ridurre i tempi del 40% nel civile e del 25% nel penale in 5 anni". "La strategia messa in campo – prosegue - è duplice: da una parte le riforme, quindi gli interventi normativi, dall'altra le misure organizzative e quella dell'ufficio del processo". "La richiesta che facciamo alle Università, ai dipartimenti e alle cattedre, è quella di far conoscere l'esistenza dei bandi, comunicarlo per esempio agli uffici orientamenti in modo che possa essere diffuso in modo capillare, anche attraverso i social network, per quanto la risposta sia già ottima: le domande sono già molte".

Non solo, prosegue, "l'esistenza di un ufficio del processo con questi numeri e queste dimensioni, è una realtà di cui anche chi fa formazione universitaria deve tenere conto adeguando i propri programmi: chi si laurea in giurisprudenza ed entra nell'ufficio del processo avrà grandi responsabilità e potrà aiutare il magistrato a scrivere un provvedimento. Quindi la formazione deve essere orientata anche ad un taglio pratico, tra i tanti strumenti che ti vengono in mente c'è quello delle legal clinics, che viene anche all'estero".

Altro tema cruciale per Gatta è l'integrazione nel processo giurisdizionale delle competenze dei manager, degli informatici e degli statistici. "Serve un calendario delle udienze in modo da svolgere un processo in modo continuo senza rinvii infiniti, serve un processo consecutivo". Superando le inefficienze per esempio nella trasmissione dei fascicoli: "A Palermo - conclude -, e i tempi sono nella media, ci vogliono ben 200 giorni per trasmettere un fascicolo dal Tribunale alla Corte di appello nello stesso edificio."

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