Civile

Cassa Forense cresce in Bankitalia, capitale sfiora il 5%

Nei giorni scorsi era stato il Consiglio di Amministrazione a deliberare l'incremento della propria partecipazione nelle quote dell'Istituto centrale salendo dal 3%

Cresce la partecipazione di Cassa Forense nelle quote di capitale di Banca d'Italia, di cui l'Ente di Previdenza degli Avvocati diventa uno dei maggiori azionisti con una quota pari al 4,93%. Nei giorni scorsi era stato il Consiglio di Amministrazione di Cassa a deliberare l'incremento della propria partecipazione nelle quote dell'Istituto centrale salendo dal 3%, in precedenza detenuto, fino ad un massimo del 5%. Una richiesta che è stata dunque quasi interamente soddisfatta da Palazzo Koch. Un'operazione, questa, prosegue la nota dell'Istituto di previdenza, che ha colto l'opportunità prevista dalla Legge di Bilancio 2022, che aveva stabilito di consentire agli investitori istituzionali di possedere quote nel capitale di Bankitalia appunto fino a un massimo del 5%.

Già negli anni passati l'investimento di Cassa Forense nelle azioni della Banca centrale aveva consentito all'Ente di ricevere dividendi per un ammontare complessivo di oltre 60 milioni di euro, con un rendimento annuo superiore al 4,5%. Ora questo nuovo intervento, assimilabile per rischiosità all'acquisizione degli strumenti di debito pubblico italiano, pur se molto più remunerativo.

È un investimento, spiega la Cassa, che risponde a un duplice criterio: da un lato proseguire nell'azione a sostegno dell'economia reale del Paese, dall'altro lavorare nell'interesse della sostenibilità finanziaria dell'Ente per garantire il futuro previdenziale della categoria. A consentire questo nuovo sviluppo, come detto, la Legge di Bilancio 2022, che ha permesso di redistribuire le quote superiori al 5% nel portafoglio dei due maggiori istituti di credito italiani, Intesa San Paolo con il 16,8% e Unicredit con l'8,42%, capitale privo di rendimenti in quanto ben oltre la soglia precedentemente fissata del 3% e i cui dividendi dunque finivano nel fondo di riserva per un accantonamento prudenziale.

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