Professione e Mercato

Climate Change, il framework europeo e i nuovi rischi emergenti

di Vincenzo Carolla*

Tra il 2018 e il 2019 l'aumento di un grado centigrado ha indotto un calo delle performance del tessuto imprenditoriale italiano pari al 5,8% del fatturato e al 3,4 della redditività; la centralità della figura del Risk Manager per ridurre l'impatto dei cambiamenti climatici

Gli ultimi 10 anni hanno registrato un alto numero di catastrofi naturali come alluvioni, terremoti, siccità, tifoni. Nel rapporto pubblicato in occasione dell'International Day for Disaster Risk Reduction del 2020, si evince che queste calamità abbiano provocato circa 1,23 milioni di vittime, con conseguenti perdite economiche globali di circa 2,97 trilioni di dollari.

Gli eventi catastrofici avvenuti tra il 2000 e il 2019 sono stati 7.348 di cui 6.681 legati al clima, un numero sicuramente maggiore rispetto al decennio precedente che ne contava 4.212 di cui 3.656 conseguenti al fattore climatico.

È quindi evidente che negli ultimi tempi la frequenza dei disastri causati dal cambiamento del clima sul Pianeta è aumentata portando sempre più conseguenze importanti, sia in termini di perdite umane che di equilibri economici.

Uno studio del JRC (Joint Research Centre) mostra che le conseguenze economiche saranno ingenti nei casi di modesti cambiamenti climatici, ma aumenteranno in maniera considerevole con un ulteriore innalzamento delle temperature. Se pensiamo allo scenario attuale, entro la fine del secolo, i danni totali annui causati dai cambiamenti climatici nell'UE potrebbero ammontare a circa 190 miliardi di euro, con una perdita netta stimata equivalente all'1,8% del PIL attuale.

Nel report Climate Change 2021: the Physical Science Basis viene sottolineato in maniera esplicita che il cambiamento climatico è destinato a intensificarsi e che in tutto il Pianeta bisognerà prepararsi all'aumento della probabilità di eventi estremi legati a questo fenomeno. Nel corso della Cop26 di Glasgow dello scorso autunno, una delle decisioni più rilevanti è stata quella di puntare a mantenere il riscaldamento globale sotto 1,5° dai livelli pre-industriali oltre che accelerare sull'installazione di fonti energetiche rinnovabili.

Queste decisioni, non vanno solo a impattare sui diversi governi e sulle istituzioni delle singole nazioni ma conseguentemente anche nel mondo delle aziende. Le imprese, infatti, hanno un ruolo fondamentale in questa partita; tra il 2018 e il 2019, l'aumento di un grado centigrado ha indotto un calo delle performance del tessuto imprenditoriale italiano pari al 5,8% del fatturato e al 3,4 della redditività, misurata tramite l'indicatore EBITDA (Earnings Before Taxes, Interest, Depreciation and Amortization).

L'Osservatorio Climate Finance della School of Management del Politecnico di Milano, che si occupa proprio dell'impatto del rischio climatico su imprese, istituzioni finanziarie ed enti pubblici, ha presentato uno studio da cui emerge l'eterogeneità nelle reazioni dei diversi settori dell'economia nazionale dovute al cambiamento climatico. Ad esempio, il settore delle costruzioni risulta essere quello maggiormente colpito, dal momento che l'aumento di un grado ha portato in un decennio a una riduzione del fatturato di settore di oltre il 16%. A seguire, il settore finanziario (-11,8%) e le estrazioni (-10,4%), mentre il turismo e i trasporti risultano essere quelli meno danneggiati.

Come possono allora le aziende ridurre il rischio? Qual è la figura che può supervisionare a questi cambiamenti e ridurre l'impatto?

In questo caso la pandemia ha accelerato il processo di evoluzione e centralità di una figura emergente in ambito aziendale, quella del Risk Manager. Una posizione che, anche alla luce dell'attuale scenario geopolitico, ci fa riflettere sull'importanza di un ruolo che può permettere a un'azienda maggiore resilienza e lungimiranza.

Quella del Risk Manager è infatti una figura in continua evoluzione: deve adeguarsi ai repentini cambiamenti e capire priorità e tendenze del momento. Proprio sulle tematiche legate alla sostenibilità sono emersi dati molto rilevanti, complici anche le politiche europee green che incentivano le aziende a essere più attente alle questioni ambientali.

I Risk Manager italiani si confermano particolarmente virtuosi, rispetto ai colleghi europei: il 46% di loro, infatti, ricopre un ruolo specifico relativamente al presidio delle tematiche ESG (Environmental, Social e Governance) e alla gestione dei rischi correlati, contro il 27% del resto d'Europa. Conseguentemente alla questione climatica e ai gravi effetti che potrebbe avere nell'ambito di un'azienda, è importante farsi affiancare dalla figura del Risk Manager Ambientale.

Questo professionista deve saper valutare il rischio ambientale e contestualizzarlo rispetto all'attività dell'impresa, effettuare analisi del potenziale impatto, confrontarsi con le altre funzioni aziendali e avere un orizzonte più ampio della propagazione del rischio, individuare coperture assicurative ad hoc, gestire le situazioni di emergenza attivando i programmi di risk management - o piani di crisis management - e monitorare nel tempo la loro evoluzione.

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*A cura di Vincenzo Carolla, Managing Partner di IMC Group

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