Giustizia

Cdm: via libera definitivo a riforme Cartabia - Approvati Dlgs civile, penale e ufficio del processo

di Francesco Machina Grifeo

Per il Cnf c'è il rischio di dilatare i tempi nel civile e di sacrificare il diritto di difesa. Bene invece il superamento della visione carcerocentrica

Contenuto esclusivo Norme & Tributi Plus

Il Cdm ha approvato in via definitiva e all'unanimità i decreti legislativi sulla riforma della giustizia civile, penale e l'ufficio per il processo, lo si apprende da fonti di via Arenula. Si completa così, a ridosso della scadenza del Governo Draghi, la riforma della Giustizia fortemente voluta da Marta Cartabia attesa ora alla prova dei fatti.

"Ora le riforme della giustizia, fondamentali per il Pnrr - afferma la Guardasigilli -, sono state approvate in via definitiva. Sono riforme importanti e di sistema, che agiscono in profondità e che nel tempo restituiranno al Paese una giustizia più vicina ai bisogni dei cittadini".

In particolare i provvedimenti sono, per il processo civile, il decreto legislativo che attua la legge 26 novembre 2021, n. 206, recante delega al Governo per l'efficienza del processo civile e per la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie e misure urgenti di razionalizzazione dei procedimenti in materia di diritti delle persone e delle famiglie nonché in materia di esecuzione forzata".

Per il penale invece il Dlgs attua la legge 27 settembre 2021, n. 134, recante delega al Governo per l'efficienza del processo penale nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari".

A questi si deve aggiungere il decreto legislativo sull'ufficio per il processo in attuazione della legge 26 novembre 2021, n. 206, e della legge 27 settembre 2021, n. 134".

Immediata la nota del Consiglio nazionale forense che lamenta, per il processo civile, il rischio per cui i decreti addirittura dilatino i tempi dei processi oltre a sacrificare il diritto di difesa. Secondo la presidente del Consiglio nazionale forense, Maria Masi: «Gli esiti e i contenuti dei decreti legislativi di attuazione della riforma del processo civile sono addirittura peggiorativi rispetto agli esiti, non pienamente soddisfacenti della commissione di studio e dei gruppi di lavoro».

«Ancora più evidente – spiega Masi – è la distanza dai contributi, reiteratamente ignorati, che l'avvocatura ha dato, avendo ben chiare le premesse e le finalità individuate dal Pnrr, ossia, su tutto, la contrazione dei tempi medi dei processi, che non potranno essere conseguite perché i correttivi apportati sulle singole norme non solo non sono adeguati, ma rischiano di dilatare ulteriormente la durata dei processi, con un inutile sacrificio delle garanzie di difesa e del contraddittorio».

«Insistere, ad esempio, sul regime delle preclusioni – aggiunge la presidente del Cnf - significa voler ampliare gli oneri a carico dei difensori e quindi delle parti, trascurando (violando) i princìpi costituzionali del diritto di difesa e l'accesso alla giustizia, cosi come già ora, sono numerosi i provvedimenti di magistrati che dispongono modalità di trattazione scritta, non considerando o meglio disapplicando norme e princìpi di un codice ancora vigente, laddove dispongono limiti e vincoli al contenuto e alla forma delle note di trattazione».

Sui decreti attuativi del processo penale, il Consiglio nazionale forense valuta positivamente il «superamento della visione carcerocentrica della pena attraverso il nuovo sistema della giustizia riparativa, ma reputa necessario che alla formazione dei mediatori penali contribuisca anche l'avvocatura oltre alle università».

Inevitabilmente negativo, infine, il giudizio sulla estensione del processo a distanza: «la scrittura della norma non solo lascia aperti pericolosi spazi interpretativi, ma trasforma indicazioni normative, determinate dall'emergenza sanitaria, in regole generali».

«L'avvocatura – conclude la presidente del Cnf - oggi è ben consapevole che il suo ruolo e la sua funzione non possono e non devono esaurirsi nella giurisdizione e nel processo, ma proprio nella giurisdizione e nel processo non intendono abdicare alla loro infungibile funzione. Per questo continueremo a rappresentare e a sostenere le ragioni del giusto processo in ogni sede e soprattutto nei confronti di chi nell'immediato futuro avrà la responsabilità di guidare il Paese».

Per saperne di piùRiproduzione riservata ©