Penale

Processo penale, le principali novità della riforma Cartabia

In serata atteso il via libera della Camera al Ddl delega sull'efficienza del processo penale. Il testo passerà poi all'esame del Senato dove verrà esaminato dopo la pausa estiva. Critici gli avvocati

Arriverà nel tardo pomeriggio il via libera definitivo della Camera al Ddl delega sull'efficienza del processo penale. Le dichiarazioni di voto finale sul provvedimento si terranno dalle 19, in diretta televisiva (il Ddl passerà poi all'esame del Senato dove verrà esaminato dopo la pausa estiva dei lavori parlamentari).

La notte scorsa l'Assemblea ha intanto confermato la fiducia posta dall'Esecutivo sull'approvazione della riforma Cartabia. Le procedure di voto prevedevano, trattandosi di un disegno di legge, due distinte votazioni (una per ciascuno dei due articoli nei quali è stato raccolto il testo). L'Aula si è pertanto espressa, rispettivamente, con 452 sì, 55 no e un astenuto e con 458 sì, 40 no e un astenuto.

La riforma però lascia freddi gli avvocati. Per Andrea Mascherin, ex presidente del Consiglio Nazionale Forense, dimissionario da qualche giorno dopo la conferma dell'ineleggibilità da parte della CdA di Roma: "Era impossibile fare di più, ma non è una riforma definitiva o risolutiva per il processo penale. Lo sa bene anche il ministro Cartabia. E' un compromesso politico dettato dall'arrivare nei tempi per ottenere i soldi del Recovery Plan. Bisognerà rimetterci mano in futuro. Per questo tipo di materie, però, servono riforme che durino per lustri. Non si può cambiare riforma ogni volta che cambia il governo: serve continuità".

Secondo Mascherin: "La riforma di procedura penale serve a poco: la priorità va data agli investimenti economici. Bisogna investire sul personale, sui sistemi informatici, sugli edifici. Prima bisogna mettere i soldi dove serve, poi si possono riformare i codici". Anche se poi ammette: "Nella riforma ci sono spunti interessanti che devono essere però ampliati, come la valorizzazione dei riti alternativi e una maggior attenzione ai tempi delle indagini preliminari". Critico invece sui tempi della prescrizione: "Hanno trovato una soluzione mista non coerente tra la natura procedurale e quella sostanziale dell'istituto. E' una via di mezzo dettata da un compromesso politico, ma per ottenere una durata ragionevole del giusto processo serve investire risorse".

L'OBIETTIVO DELLA RIFORMA - Ridurre del 25% entro i prossimi cinque anni i tempi della durata del processo penale in Italia, abbattendo soprattutto l'imbuto della fase di appello che dura mediamente 850 giorni contro uno standard europeo di 104 giorni. La sfida è portare tutte le 29 corti di appello a rispettare un limite di due anni: attualmente sono 19 le Corti d'appello nelle quali il processo di secondo grado è sotto i 2 anni, in 3 è leggermente al di sopra dei 2 anni, mentre le sedi problematiche sono 7.

Corre su queste cifre e obiettivi 'macro' - fissati dal Pnrr cui è subordinato lo stanziamento dei fondi del Recovery plan, circa 191,5 miliardi di euro - la riforma della giustizia penale che entrerà in vigore gradualmente, per consentire agli uffici giudiziari di organizzarsi tenendo conto dell'arrivo dei 16.500 assistenti dei magistrati, previsti dall'Ufficio del processo; e dei circa 5mila addetti del personale amministrativo. E prevede norme transitorie e a regime.

PRESCRIZIONE PROCESSUALE - E' stato il punto più divisivo. Lo stop alla prescrizione dopo la sentenza di primo grado introdotto dalla riforma Bonafede, a partire dal 20 gennaio dello scorso anno, resta in piedi. E vale tanto in caso di sentenza di assoluzione che di condanna. Si prevede che durante il primo grado decorra regolarmente. In Appello i processi dovranno durare due anni e in Cassazione uno, con la possibilità che i procedimenti più complessi arrivino rispettivamente fino a tre anni e a 18 mesi. L'accordo raggiunto nei giorni scorsi prevede che per i reati più gravi (mafia, terrorismo, violenza sessuale e traffico di droga) il giudice procedente possa chiedere ulteriori proroghe di un anno. C'è anche una fase transitoria, fino a tutto il 2024, in cui le Corti di Appello avranno tempi ancora più ampi, per permettere loro di smaltire l'arretrato anche grazie a assunzioni e investimenti nei Tribunali. Se il timing non viene rispettato il processo si ferma, diventa "improcedibile". Dovrebbero anche essere fatti salvi i diritti delle vittime dei reati di proseguire la causa per il risarcimento dei danni davanti al giudice civile, anche nel caso di processi 'fermati' dalla nuova tempistica.

REATI PUNITI CON L'ERGASTOLO - Restano imprescrittibili.

GIUSTIZIA RIPARATIVA - Sfoltire, drasticamente, i fascicoli penali. Con ampia apertura alle sanzioni alternative, in base allo studio elaborato dalla commissione presieduta dall'ex presidente della Consulta Giorgio Lattanzi. Avanti tutta con l'istituto della 'messa alla prova' che contempla la possibilità per l'indagato - per reati fino a 6 anni di reclusione - di chiedere subito al giudice nella fase delle indagini preliminari di essere impiegato in lavori socialmente utili non retribuiti.

Il processo viene sospeso e, se l'indagato svolge correttamente il lavoro, arriva il proscioglimento per prescrizione. Si pensa di allargare questa 'chance' a molti reati di scarso allarme sociale. Si punta sui riti alternativi come i patteggiamenti. Ampliamento della giustizia 'pecuniaria': convertibili in 'multe' le condanne fino a 12 mesi.

PENE DETENTIVE, MENO CARCERE - Per condanne fino ai 4 anni di reclusione, il giudice può decidere per gli arresti domiciliari oppure per la semilibertà con rientro serale in cella, secondo la valutazione che viene fatta dell'imputato, che potrà comunque ottenere il lavoro esterno. Le valutazioni saranno fatte caso per caso, senza automatismi.

FILTRI DEFLATTIVI - Introdotta la inappellabilità per alcuni reati minori, l'inammissibilità degli appelli privi di specifiche motivazioni e viene ampliata la non punibilità per fatti di lieve entità.

RIFORMA ORDINAMENTO PENITENZIARIO - E' un impegno che ha preso la ministra Cartabia dopo la visita del 14 luglio a Santa Maria Capua Vetere, luogo del pestaggio dei detenuti avvenuto il 6 aprile 2020. Presto nuove assunzioni per la polizia penitenziaria e la costruzione di 8 nuovi padiglioni con i fondi comunitari. Più formazione per il personale aiuterà a far sì che la pena sia finalizzata al recupero sociale del detenuto come prevede la Costituzione e non sia fine a se stessa. Mai più violenze.

UFFICIO DEL PROCESSO - Lo staff del magistrato è l'arma - alla voce 'risorse umane' - per velocizzare del 25% il processo penale e del 40% quello civile. Il Pnrr ha stanziato 2,3 miliardi di euro per l'assunzione a tempo determinato nei prossimi 5 anni di 21.910 persone, pari ai due terzi dell'attuale organico degli ausiliari dei magistrati oggi in servizio. Si tratta di 5.410 unità di personale tecnico-amministrativo e di 16.500 laureati in Giurisprudenza, Economia e Scienze Politiche.

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