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E' l'ora del Trust Italiano?

di Michele Baroc*

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Tratto da Plusplus24 e Smart24

Se nella concezione comune il Trust era da sempre collegato a fenomeni distorti di elusione fiscale o segregazione di patrimoni cospicui in paesi esotici ed a fiscalità ridotta, ora, dopo anni di "aggiustamenti applicativi" da parte della Giurisprudenza e soprattutto dell'Erario, (che all'inizio vedevano lo strumento con un certo scetticismo), si è assistito ad una progressiva regolamentazione che ne ha permesso una applicazione amplissima in vari ambiti del diritto di famiglia, nonché in fattispecie societarie, finanziarie ed in generale nell'ambito dell'asset protection.

Dopo la formale entrata del Trust all'interno del nostro ordinamento (grazie alla Legge 16 ottobre 1989, n. 364 che ha ratificato e dato esecuzione alla convenzione sulla legge applicabile ai trusts e sul loro riconoscimento, adottata da L'Aja il 1° luglio 1985), molto è stato fatto e scritto dagli operatori del diritto per rendere questo istituto di origine anglosassone uno dei più efficaci ed usati strumenti di protezione patrimoniale all'interno del panorama italiano.

Se nella concezione comune il Trust era da sempre collegato a fenomeni distorti di elusione fiscale o segregazione di patrimoni cospicui in paesi esotici ed a fiscalità ridotta, ora, dopo anni di "aggiustamenti applicativi" da parte della Giurisprudenza e soprattutto dell'Erario, (che all'inizio vedevano lo strumento con un certo scetticismo), si è assistito ad una progressiva regolamentazione che ne ha permesso una applicazione amplissima in vari ambiti del diritto di famiglia, nonché in fattispecie societarie, finanziarie ed in generale nell'ambito dell'asset protection.

Il legislatore italiano, che all'inizio ha pressoché ignorato la regolamentazione di uno strumento di uso quotidiano nel mondo anglosassone, è stato costretto a mettere a punto un' idonea disciplina fiscale introducendo per la prima volta nella Legge Finanziaria del 2007 il Trust come soggetto Ires (art. 1, comma 74, lett. a), della legge n. 296 del 2006), per poi arrivare alla vera e propria codificazione dell'istituto anche in ambito civilistico con l'introduzione dell'art 2645 ter e della c.d. Legge sul "Dopo di Noi" (legge n.112/2016, entrata in vigore il 25 giugno 2016) che per la prima volta ha menzionato il Trust come strumento di protezione di soggetti fragili attraverso la segregazione di patrimoni vincolati al mantenimento del soggetto disabile o necessitante di tutela.

Dopo questo lunghissimo percorso di inserimento giuridico – fiscale iniziato, come abbiamo visto, con la legge di recepimento del 1989, il Trust non è quindi più un oggetto non identificato ai radar degli operatori, bensì è ora valutato come uno degli strumenti più duttili e di facile applicazione nei più svariati ambiti del diritto e della finanza.

La convenzione dell'Aja sui Trust recepita dalla legge del 1989 trova però un limite applicativo nell'obbligo di regolamentare il Trust interno attraverso la scelta di una legge che formalmente conosca il Trust: si ricorre pertanto alla Legge inglese, o quella di altri Stati che hanno anche promulgato semplici testi normativi fruibili proprio da operatori esteri (i più comuni sono la Legge di Jersey e Guernsey).

Naturalmente la conoscenza e la corretta applicazione della normativa estera è materia altamente specializzata che necessita di una conoscenza profonda da parte del soggetto che redige l'atto di trust, conoscenza che non sempre è reperibile nei notai, nei commercialisti o negli avvocati italiani che si approcciano alla materia.

Molti Stati che hanno aderito in precedenza alla Convenzione dell'Aja, si stanno muovendo in tal senso: ha iniziato Malta nel 2004 con il Trust and Trustees Act, ha seguito San Marino con la Legge 1° marzo 2010 n.42 ed ora anche la Svizzera è in procinto di promulgare una legislazione per il lancio definitivo del Trust domestico.

Il trend ormai è segnato ed anche l'Italia, che in questi anni ha imparato ad apprezzare la duttilità di questo strumento e ne ha assimilato caratteristiche e funzionamento, sarebbe pronta per mettere a punto una legislazione organica sul Trust in modo da attirare investimenti anche dall'estero e soprattutto dare uno strumento di facile applicazione a tutti gli operatori.

* a cura dell' avv. Michele Baroc, Partner Trust Consulting Italia

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