Giustizia

Gratuito patrocinio: l'inflazione sale, la soglia di reddito scende - La risposta di Sisto al question time

L'esito paradossale dipende dal fatto che il biennio preso a riferimento non è l'ultimo ma quello ancora precedente. Secondo l'on. Dori almeno un milione di aventi diritto sono rimasti fuori

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di Francesco Machina Grifeo

L'inflazione galoppa ma il limite di reddito per l'ammissione al gratuito patrocinio invece di crescere viene ritoccato al ribasso dal Ministero. L'esito imprevisto si spiega perché Via Arenula invece di prendere come base lo scorso biennio, si rifà a quello ancora precedente dove il costo della vita, seppure di un soffio, era addirittura sceso. La notizia arriva dal Viceministro della Giustizia Sisto durante il question time in Commissione giustizia della Camera rispondendo ad una interrogazione del deputato Devis Dori (Alleanza Verdi e Sinistra). Con il prossimo decreto dunque il limite passerà da 11.746,68 euro a 11.734,93 euro, nonostante secondo l'Istat l'inflazione media per l'anno 2022 sia stata dell'8,4% e nel 2021 del 1,9%.

L'articolo 77 del Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, il Dpr n. 115 2002, dispone che "i limiti di reddito fissati per l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato sono adeguati ogni due anni in relazione alla variazione accertata dall'istat dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati verificatasi nel biennio precedente con decreto dirigenziale del Ministero della Giustizia di concerto con il Ministero dell'Economia e delle Finanze".

Ora, ricorda Sisto, l'ultimo aggiornamento è stato effettuato con decreto interdirigenziale, di concerto con il Ragioniere generale dello Stato, datato 23 luglio 2020 e registrato alla Corte dei conti l'11 gennaio 2021 e si riferisce alla variazione dell'indice Istat per il periodo che va dal 1° luglio 2016 al 30 giugno 2018.

"Dovendosi dunque aggiornare il citato limite di reddito in relazione alla variazione dell'indice Istat registrata dal periodo dal 1 luglio 2018 al 30 giugno 2020- prosegue Sisto - mi pregio di riferire che il previsto iter è sostanzialmente è positivamente concluso posto che è stato già predisposto il decreto, sottoscritto dal Capo del Dipartimento per gli Affari di giustizia e dalla Ragioneria generale dello Stato, in corso di perfezionamento attraverso il controllo di legittimità della Corte dei conti e il controllo di regolarità contabile l'Ufficio centrale del Bilancio del Dipartimento della ragioneria generale dello Stato".

"Nel merito – continua il Viceministro - si evidenzia che, nel suddetto periodo oggetto dell'adeguamento, dai dati acquisiti dall'Istituto nazionale di statistica, vi è stata una variazione in diminuzione dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai di impiegati pari allo 0,1%". Di tale percentuale si è pertanto tenuto conto ai fini dell'adeguamento del limite di reddito previsto dall'articolo 76 Dpr 115/2009 che dovrebbe quindi passare dagli euro annuali 11.746,88 ad euro 11.734,93".

In replica l'On. Devis Dori sottolinea che "il Ministero dichiara di aver usato i dati del biennio 2018/2020 e non - come in realtà doveva essere ai sensi dell'art. 77 Dpr 115/2002 - il biennio 2020/2022". "In questo modo – conclude - viene emanato un nuovo decreto già ‘superato' che non prende in considerazione gli aumenti dell'inflazione, a danno delle fasce di popolazione più deboli che hanno così meno possibilità di accedere al beneficio".

Dori ricorda che tra il 1° luglio 2018 e il 30 giugno 2022, la variazione Istat complessiva è stata pari al 9,20%; per cui il limite reddituale sarebbe dovuto essere aggiornato raggiungendo un importo pari a 12.827,37 euro, con un incremento di 1.080,69 euro rispetto al valore attuale. Il 27% dei contribuenti italiani dichiara un reddito inferiore a 15 mila euro. Dunque, il combinato disposto della mancata emanazione del nuovo decreto biennale e l'utilizzo nel precedente decreto di un biennio di riferimento antecedente, ha comportato di fatto l'esclusione dall'accesso al regime del gratuito patrocinio di un numero elevatissimo di soggetti che ne avrebbero diritto. Basti pensare che nella fascia di reddito tra 12 mila e 10 mila euro ci sono oltre 2,3 milioni di contribuenti. Con un aumento della soglia di circa 1.000 euro, coerente con la crescita dell'inflazione, secondo Dori dunque si può stimare che almeno un milione di persone sarebbero state ricomprese dal nuovo decreto.

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