Famiglia

Via libera in Cdm al Ddl sui caregiver – Per l’opposizione: è una presa in giro

Il Consiglio dei Ministri di lunedì ha approvato il Disegno di legge “Disposizioni in materia di riconoscimento e tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari”

Il Consiglio dei Ministri ha approvato lunedì scorso il disegno di legge sui cd. caregiver, che prevede riconoscimenti e tutele per le persone che assistono e si prendono cura dei propri cari.

Per il Ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli, che ha proposto il provvedimento: “dopo 10 anni in cui sono naufragate tante proposte di legge, finalmente il Governo vara una norma per la dignità e il riconoscimento di tante persone che amano, che curano e non vogliono essere sostituite, ma affiancate in questo complesso compito di cura e di vita”. “Si tratta – spiega Locatelli - di una legge, a tutele differenziate, che parte dal caregiver familiare, convivente e prevalente, per riconoscere tutti i caregiver familiari e il loro impegno, per dare risposte, servizi e sostegni a tutti coloro che sono coinvolti”.

Il provvedimento, si legge nel comunicato di Palazzo Chigi, “punta a garantire dignità e tutele a una figura essenziale per la coesione sociale, prevenendo il rischio di isolamento e supportando i nuclei familiari, specialmente quelli in condizioni di maggiore fragilità”. Il testo istituisce un contributo economico nazionale erogato dall’INPS, fino a un massimo di 400 euro mensili, destinato prioritariamente a chi presta assistenza a persone con disabilità gravissima, con un reddito inferiore a 3.000 euro annui.

Per il Pd si tratta di “un’enorme presa in giro nei confronti di 7 milioni di persone”. Il responsabile welfare, Marco Furfaro, afferma che “per essere riconosciuto come caregiver si deve assistere una persona 91 ore a settimana. Tredici ore al giorno. Ogni giorno. Ma non basta. Per rientrare nel provvedimento devi anche essere convivente, avere un reddito inferiore a 3.000 euro annui, avere un ISEE sotto i 15.000 euro. Tradotto: devi essere povero, completamente assorbito dalla cura e senza alternative per poter sperare di rientrare nella ristrettissima platea dei beneficiari fissata dal DDL: circa 52 mila persone su 7 milioni di caregiver reali”. “Dopo aver rispettato tutti i requisiti. Dopo aver rinunciato al lavoro. Dopo aver dedicato la tua vita alla cura. Sapete quanto spetta? Fino a 400 euro al mese. Un euro l’ora, poco più. Meno di un cappuccino. Gli altri? Continueranno a fare quello che fanno da anni: tenere in piedi il Paese gratis”.

Il Ddl prevede poi anche un raccordo con le tutele territoriali. Mentre per assicurare uniformità di trattamento e certezza del diritto, spiega sempre Palazzo Chigi, saranno definite le modalità operative di riconoscimento, revoca o sostituzione del soggetto che presta assistenza. L’INPS gestirà le procedure di accettazione della figura individuata, assicurando un monitoraggio costante del limite di spesa.

La riforma interviene anche sui decreti legislativi 15 marzo 2024, n. 29, e 3 maggio 2024, n. 62, rendendo obbligatorio l’inserimento del nominativo di chi presta assistenza e del relativo carico assistenziale orario all’interno del “progetto di vita” e del Piano Assistenziale Individualizzato (PAI) della persona assistita. La formalizzazione è il presupposto necessario per l’accesso a future tutele previdenziali e agevolazioni lavorative.

Infine, il provvedimento definisce l’ambito nel quale può essere individuata la figura, includendo il coniuge, le parti dell’unione civile, i conviventi di fatto e i parenti entro il secondo grado (o affini entro il terzo in casi specifici), consolidando così una rete di protezione certa e legalmente riconosciuta attorno alla persona con disabilità.

Anche l’associazione Nessuno è Escluso giudica insufficiente il ddl e chiede modifiche sostanziali in Parlamento. Il vicepresidente Fortunato Nicoletti sottolinea che i caregiver necessitano di veri sostegni per poter lavorare, avere vita sociale e ottenere contributi pensionistici, non di misure simboliche. Critica il tetto di 400 euro e i rigidi limiti Isee, giudicati inadeguati a compensare carichi e privazioni. Servono più risorse, visione e scelte eque per valorizzare il ruolo sociale dei caregiver senza discriminazioni.

La ministra Locatelli insiste: “Oggi mettiamo un punto fermo, dal quale non si torna più indietro, dal quale poter proseguire e migliorare da qui e per il futuro proposte e misure – sottolinea -. Finalmente disponiamo di risorse certe, stanziate in Legge di Bilancio: 257 milioni di euro, la copertura più elevata tra tutte quelle contenute nelle proposte di legge del passato, l’unica copertura certa che sia mai stata individuata per dare seguito a una risposta concreta di riconoscimento”.

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