Giustizia

Anm, con separazione carriere e riforma Csm diritti a rischio - Non siamo casta

Nella mozione conclusiva del 36esimo Congresso dell’Associazione nazionale magistrati, tenutosi a Palermo nel fine settimana, anche la rivendicazione del diritto a partecipare al discorso pubblico seppure con la cautele imposte dal ruolo

di Francesco Machina Grifeo

I magistrati riuniti a Palermo per il 36esimo Congresso nazionale dall’Anm rivendicano la possibilità di partecipare al discorso pubblico, seppure con la cautela imposta dal ruolo e la dovuta prudenza per uno strumento – i social – che si presta a strumentalizzazioni. Prendono di petto le riforme del Governo sull’ordinamento giudiziario e lanciano l’allarme sulle conseguenze della separazione delle carriere: si rischia di creare la figura del “pubblico persecutore”. Richiamano poi l’unitarietà della magistratura e il ruolo del Csm che non può essere “indebilito” essendo il “presidio” costituzionale a tutela dell’autonomia ed indipendenza della categoria. Sono questi i principali punti della mozione conclusiva approvata per acclamazione dall’Associazione guidata dal Giuseppe Santalucia e letta dal segretario generale Salvatore Casciaro. L’Assise si è tenuta a Palermo nel fine settimana, alla presenza del capo di Stato, Sergio Mattarella, ha visto la partecipazione di molti ospiti politici.

“Dobbiamo certamente farci comprendere di più, non siamo abituati a parlare alla gente, il linguaggio giuridico può anche essere un ostacolo. Non deve essere così, dobbiamo sapere comunicare per spiegare che non c’e’ nessuna chiusura corporativa, nessun atteggiamento da casta”. Così il presidente Santalucia commentando un passaggio della mozione in cui si lancia “una mobilitazione culturale e comunicativa” contro la riforma del Consiglio superiore della Magistratura.

I magistrati richiamano dunque il diritto di partecipare al discorso pubblico “pur con la cautela imposta dal ruolo”. Ma subito aggiungono che “è necessario comprendere che tutto ciò che viene affidato alla rete internet, mediante qualsiasi media e social network, è destinato ad essere sempre nel tempo reperibile ed è suscettibile di essere portato a conoscenza del pubblico nonostante l’apparente riservatezza o l’iniziale selezione dei destinatari”.

È poi “necessario prendere atto che, per una parte dell’uditorio, le dichiarazioni rese dal magistrato vengono percepite quali espressioni di pensieri e valori riferibili all’intera magistratura e la comunicazione deve quindi adeguarsi a questo dato quanto a scelta dei temi, stile e contenuti”. In questo senso, diventa “fondamentale, per tutti noi, dotarci delle specifiche competenze a tal fine necessarie”.

Quanto alle riforme costituzionali in materia di ordinamento giudiziario e di governo autonomo della magistratura, l’Associazione Nazionale Magistrati ribadisce “la propria intransigente contrarietà alla separazione delle carriere e al complessivo indebolimento del CSM che ne costituiscono il contenuto principale”.

“L’unicità della magistratura – prosegue la mozione - è valore fondante del nostro associazionismo: tale sua caratteristica ontologica è incompatibile con ogni possibilità di mediazione e trattativa sugli specifici contenuti delle riforme. La separazione delle carriere non è affatto funzionale a garantire la terzietà del giudice, ma appare piuttosto uno strumento per indebolire in modo sostanziale il ruolo del pubblico ministero e, conseguentemente, la funzione di controllo di legalità rimessa al giudice e lascia presagire che venga agitata come strumento di ritorsione e minaccia nei confronti della magistratura tutta”.

Mentre oggi giudici e pubblici ministeri, prosegue il ragionamento, “sono uniti nell’esercizio della giurisdizione, hanno una comune cultura e fruiscono delle stesse garanzie costituzionali”, separarli rischia di attrarre la magistratura requirente “nell’orbita del potere politico e del controllo governativo” con l’effetto della “istituzione di una figura professionale di ‘pubblico persecutore’, molto lontana dall’attuale organo dell’accusa”. Oltre a “gravissime ripercussioni sull’obbligatorietà dell’esercizio dell’azione penale”.

L’ANM, infine, ribadisce che il CSM è “l’unico presidio posto dalla Costituzione a tutela dell’autonomia ed indipendenza della magistratura, che è indispensabile per realizzare l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge”. “Le riforme prospettate indebolirebbero fatalmente l’organo di autogoverno dei magistrati, riducendone le competenze, eliminando quelle di maggior rilievo, compromettendone l’autorevolezza e alterando la proporzione tra componenti laici e togati. Tale indebolimento pregiudica la realizzazione dell’uguaglianza formale e sostanziale dei cittadini”.

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