Giustizia

Anno giudiziario 2026: D’Ascola, garantire indipendenza dei magistrati

Nordio: blasfemo dire che la riforma mina l’indipendenza delle toghe. Pinelli (Csm), delegitimazione reciproca indebolisce istituzioni

di Francesco Machina Grifeo

“La preoccupazione della magistratura è volta a garantire che resti effettiva l’indipendenza e l’autonomia della giurisdizione come caposaldo del sistema costituzionale”. Lo ha detto il Presidente della Corte di Cassazione Pasquale D’Ascola leggendo le Considerazioni finali alla Relazione sull’amministrazione della Giustizia 2025, presente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e le più alte cariche dello Stato. “La professionalità del magistrato – ha proseguito - è lo schermo contro ogni timore derivante dalla trasformazione del Consiglio Superiore della Magistratura, presidio dell’indipendenza e autonomia della magistratura che era stato configurato dal Costituente e dal legislatore del 1958”. D’Ascola ha poi richiamato le parole del Presidente Gronchi che nell’insediare il Csm ribadì che la Costituzione con la creazione dell’organo non ha voluto soltanto «riconoscere all’ordine giudiziario unicità ed autorità», ma «assicurare soprattutto l’autonomia dei giudici», intesa «nel senso di autogovernarsi», il tutto «inquadrato per logica necessaria nel sistema della divisione dei poteri che è presupposto e cardine insieme dello stato di diritto».

Il Primo presidente ha quindi affermato che “va coltivato con tenacia un clima di rispetto reciproco e fattiva collaborazione tra le istituzioni, che permetta lo sviluppo di un dialogo pacato e razionale sul futuro della Giustizia”. Mentre “è da evitare che si diffonda nella società la falsa convinzione che il magistrato sia incerto e titubante circa la tutela complessiva della funzione giurisdizionale e che quindi sorga la tentazione di influire sul magistrato stesso, immaginandolo avvicinabile, pavido, condizionabile”. “I magistrati, anziani e giovani – ha concluso -, devono fare affidamento sulla loro professionalità, che non è arida tecnica ma studio, riflessione, capacità di comprensione e ascolto, coraggio delle decisioni difficili e non comodamente ossequenti al più potente o spregiudicato dei litiganti, rispetto verso le parti e gli avvocati che le assistono”.

D’Ascola ha poi fatto il punto sull’attuazione del Pnrr. “Nel 2025 – ha affermato - sono pervenuti in Corte circa 44mila ricorsi penali e ne sono stati definiti 40.815. L’arretrato che a fine anno riscontriamo è solo di 13.628 fascicoli, cioè quanto la Corte può definire in quattro mesi. Abbiamo quindi una Corte di cassazione in grado di esaurire in media in 122 giorni le sopravvenienze penali”. Il Presidente ha poi affermato che il dato è di “poco superiore a quello dello scorso anno”, ma che “si giustifica sia con le carenze di organico sia per una rinnovata attenzione all’equilibrio dei carichi di udienza”.
Con riguardo al settore civile, D’Ascola ha reso noto che l’arretrato è stato ridotto di un terzo in cinque anni: dai 120.473 di fine 2020, i ricorsi pendenti al 31 dicembre 2025 sono passati a meno di 80.000. Mentre il tempo di definizione medio resta “ancora elevato” e “ben lo sanno i cittadini che a volte attendono a lungo l’esito finale delle loro controversie”. Tuttavia, ricorda il Primo Presidente, “nel 2020 il tempo medio di definizione di un giudizio civile di cassazione era di 1530 giorni; che nell’erogare i fondi europei la prescrizione del disposition time consegnataci in vista di giugno 2026 era di scendere a 977 giorni che nel 2025 siamo riusciti a scendere a 863 giorni, oltre cento in meno di quanto impostoci per mantenere il patto con l’Unione europea”. E questo grazie alla definizione di 34.062 procedimenti in un anno. I 75 mila ricorsi civili e penali definiti nel 2025 sono stati opera di circa 300 magistrati tra consiglieri e presidenti di sezione, divenuti 357 grazie agli innesti autunnali. Mentre l’arretrato tributario, circa il 40% delle pendenze, “è stato sfidato nel corso dell’anno 2025 con la definizione di duemila ricorsi in più rispetto all’anno precedente”.

Pinelli (Csm), delegitimazione reciproca indebolisce istituzioni – Subito dopo è intervenuto il vice presidente del Csm Fabio Pinelli affermando che “la delegittimazione reciproca indebolisce le Istituzioni, e rompe il patto di fiducia tra esse e i cittadini che, disorientati, possono chiedersi se debbano o possano ancora fidarsi di chi decide, a vario titolo, le loro sorti. È un rischio che va, responsabilmente e con il contributo di tutti, decisamente scongiurato”. “In una moderna liberaldemocrazia – ha aggiunto il vicepresidente del Csm - le visioni sul modello più efficace per disciplinare la giustizia possono prevedere anche radicali divergenze ma sul presupposto che gli attori istituzionali si riconoscano come parte di un comune orizzonte, condividendo i principi fondamentali”. Pinelli ha poi richiamato il principio di leale collaborazione, “speculare al principio di separazione dei poteri”, affermando che “l’esigenza di armonia deve essere affermata con ancora più forza in un periodo, qual è quello che stiamo vivendo, caratterizzato da tensioni”.

Nordio, blasfemo dire che la riforma mina indipendenza toghe – Perentorio l’intervento del Guardasigilli Nordio sulla portata della Riforma della giustizia. “Ritengo blasfemo sostenere che questa riforma tenda a minare l’indipendenza della magistratura, un principio non negoziabile che oltre mezzo secolo fa, in un momento peraltro molto doloroso della Repubblica, mi indusse a far parte di quel nobile ordine al quale mi sento ancora di appartenere”. “Vorrei ricordare - ha aggiunto - l’editazione solenne della nuova formulazione dell’articolo 104 della Costituzione: ’La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere ed è composta da magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente’. Una interpretazione diversa da questa letterale è un’arbitraria e malevola distorsione offensiva della logica ermeneutica e dell’etica politica. L’attribuzione al legislatore di una intenzione di sottoporre la magistratura al potere esecutivo è null’altro che una grossolana manipolazione divinatoria di una realtà immaginaria” .”Mi auguro che questa vuota polemica venga ripudiata dagli intelletti più maturi. Allo stesso tempo auspico che il dibattito sulla riforma si mantenga nei limiti della razionalità, della pacatezza e della continenza”. “Se il popolo la respingerà - ha concluso -, resteremo fermi al nostro posto rispettandone la decisione. Se al contrario le confermerà, inizieremo il giorno successivo un dialogo con la magistratura, con il mondo accademico, con l’avvocatura per elaborare le necessarie norme attuative nell’ambito perimetrato dell’innovazione”.

Gaeta (Pg), scontro giudici politica a livelli inaccettabili -Anche il Pg Pietro Gaeta è tornato sulle tensioni politica magistratura. “Lo scontro – perché come tale presentato agli occhi dei cittadini – tra giudici e politica ha raggiunto livelli inaccettabili per un Paese che si vuole tradizionalmente culla del liberalismo giuridico”, ha affermato. “L’obiettivo – ha proseguito - è che cessi ogni lacerazione istituzionale, solo demolitiva, solo deleteria”. “Non bisogna fomentare l’illusione sociale – ha aggiunto - che, in un senso o nell’altro, i problemi della giustizia siano, come per incantesimo, risolti”. Infine, un richiamo alle condizione delle carceri, chiedendo che di “profondere ogni possibile energia per far cessare lo scandalo di vite diversamente vissute all’interno del carcere, di questo carcere. È un appuntamento con la Storia che non possiamo più mancare, se vogliamo essere, prima che uomini delle Istituzioni, almeno, soltanto, uomini responsabili”.

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