Comunitario e Internazionale

Avvocato Corte Ue: criterio unificato per la protezione contro la doppia incriminazione

di Francesco Machina Grifeo

In breve

Bobek propone un criterio di verifica basato su una triplice identità: dell'autore del reato, dei fatti rilevanti e dell'interesse giuridico tutelato

Un criterio unificato che passa per la verifica di una triplice identità: dell'autore del reato, dei fatti rilevanti e dell'interesse giuridico tutelato, per la protezione contro la doppia incriminazione ai sensi della Carta dei diritti fondamentali dell'UE. È quello che propone l'avvocato generale Michal Bobek nelle conclusioni di due procedimenti in materia di concorrenza davanti alla Corte Ue.

Bobek afferma che l'articolo 50 della Carta, che sancisce il principio del ne bis in idem, debba avere lo stesso contenuto indipendentemente dal settore del diritto dell'UE a cui esso si applica, salvo quando una specifica disposizione di diritto dell'UE garantisce espressamente un livello di protezione più elevato. E sottolinea che lo scopo stesso del principio ne bis in idem è quello di proteggere la parte dal secondo procedimento: si tratta, spiega, di una barriera che se validamente attivata, impedisce persino l'inizio di un successivo procedimento.

Questo sbarramento però deve essere definito ex ante ed in via normativa, non potendo dipendere da elementi circostanziali specifici di un determinato procedimento (successivo). Da qui l'idea di un test unificato per sostituire quello che attualmente, secondo l'avvocato generale, è un mosaico frammentato e parzialmente contraddittorio.

Per quanto riguarda il primo caso, relativo alla società bpost (C-117/20, fornitore di servizi postali in Belgio, per Bobek il divieto non impedisce che l'Authority di uno Stato membro infligga un'ammenda per la violazione dei diritti dell'UE e nazionale della concorrenza quando la stessa persona sia già stata definitivamente assolta in un precedente

procedimento condotto dall'autorità nazionale di regolamentazione postale per una presunta violazione della normativa postale. Purché, però, il procedimento successivo sia diverso, sotto il profilo o dell'identità dell'autore, o dei fatti rilevanti o dell'interesse giuridico tutelato. E nel caso specifico, con riserva di verifica da parte del giudice belga, i due illeciti perseguiti in successione nel procedimento settoriale e nel procedimento in materia di concorrenza sembrerebbero collegati alla tutela di interessi giuridici distinti e a normative che perseguono obiettivi diversi.

ll principio del ne bis in idem, sancito all'articolo 50 della Cedu, dunque, "non impedisce all'autorità amministrativa competente di uno Stato membro di imporre un'ammenda per violazione del diritto della concorrenza dell'Unione o nazionale, purché il procedimento successivo che si svolge dinanzi a detta autorità sia diverso da quello che si è svolto in precedenza, sotto il profilo dell'identità dell'autore, dei fatti rilevanti o dell'interesse giuridico tutelato che gli strumenti legislativi di cui trattasi nei rispettivi procedimenti mirano a salvaguardare".

Il caso austriaco (C-151/20) riguardava invece un procedimento in cui l'autorità garante della concorrenza aveva chiesto di dichiarare che la Nordzucker e la Südzucker, due produttori di zucchero tedeschi, avevano violato il divieto dell'Unione europea di accordi restrittivi nonché il diritto austriaco della concorrenza. Per quanto riguarda la Südzucker, essa ha chiesto anche l'imposizione di un'ammenda. In precedenza, l'autorità tedesca garante della concorrenza aveva constatato che queste due imprese avevano violato

l'articolo 101 del TFUE e il diritto della concorrenza tedesco e aveva imposto a Südzucker una multa di 195,5 milioni di euro.

Per prima cosa, l'avvocato generale conferma che il test unificato da applicare al principio ne bis in idem deve essere utilizzato anche nel settore specifico del diritto della concorrenza. E la questione se il diritto della concorrenza dell'UE e il diritto della concorrenza nazionale proteggano lo stesso interesse giuridico deve essere risolta esaminando le norme specifiche applicate. Ciò comporta una valutazione circa il fatto che le norme nazionali si discostino o meno da quelle dell'UE.

Se le autorità garanti della concorrenza di due Stati membri applicano il divieto di accordi restrittivi dell'UE e la corrispondente disposizione del diritto nazionale della concorrenza, allora esse proteggono lo stesso interesse giuridico.

Inoltre, il fatto che un'autorità nazionale garante della concorrenza abbia preso in considerazione gli effetti extraterritoriali di un determinato comportamento anticoncorrenziale in una decisione precedente è rilevante ai fini dell'esame dell'applicabilità del principio ne bis in idem nel procedimento condotto successivamente. Il principio ne bis in idem sancito dalla Carta, infatti, impedisce a un'autorità nazionale garante della concorrenza o a un giudice di sanzionare un comportamento anticoncorrenziale già oggetto di un precedente procedimento conclusosi con una decisione definitiva adottata da un'altra autorità nazionale garante della concorrenza.

Tale divieto si applica tuttavia solo nella misura in cui la portata temporale e geografica dell'oggetto dei due procedimenti sia la stessa. In definitiva, il principio ne bis in idem sancito dalla Carta si applica anche nell'ambito dei procedimenti nazionali che comportino l'applicazione di un programma di trattamento favorevole e che non si concludano con l'imposizione di un'ammenda.

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