Civile

Camere civili: valutazione negativa sull'emendamento del governo alla riforma del processo civile

In breve

L'Unione esprime apprezzamento per alcune proposte di modifica presentate dall'esecutivo, ma nel complesso l'impianto viene fortemente criticato perché prevede l'introduzione di strumenti che generano più disuguaglianza e comprimono i diritti dei cittadini, senza prevedere al contempo doveri per i giudici.

 

L’Unione nazionale delle Camere civili (Uncc), l’associazione maggiormente rappresentativa degli avvocati civilisti italiani, pur esprimendo il proprio apprezzamento per proposte quali la stabilizzazione di alcune misure emergenziali e l’inserimento di tentativi di conciliazione nei rapporti di durata, che devono essere salvaguardati, rileva che l’emendamento del Governo al ddl delega di riforma del processo civile appare, nel complesso, fortemente criticabile.

 Le motivazioni alla base di tale giudizio sono fondamentalmente tre.

In primo luogo, impone un unico strumento di conciliazione tra quelli esistenti (mediazione e negoziazione assistita), senza lasciare alcuna facoltà di scelta ai cittadini, e senza alcuna valida verifica in ordine alla sua efficacia, ancora dubbia a distanza di oltre dieci anni dalla introduzione, tanto che si prevede già che tra cinque anni possa esserne valutata la soppressione. In pratica, si tratta di un semplice esperimento.

Secondariamente, comprime ingiustamente il diritto di difesa, ma non i tempi del processo, visto che vieta alle parti di articolare difese oltre la prima udienza, non imponendo però al giudice l’obbligo di decidere in quella sede.

Da ultimo, frammenta il processo in una serie di sub-procedimenti sommari, nel desiderio di costringere i cittadini ad abbandonarlo, sotto la minaccia di sanzioni economiche severe quanto ingiuste, perché applicate nella stessa misura ad imprese di grandi dimensioni e comuni cittadini.

 Per queste ragioni, l’Uncc dichiara la propria ferma contrarierà all’introduzione di strumenti che generano più diseguaglianza e che comprimono i diritti dei cittadini, senza prevedere nello stesso tempo dei doveri dei giudici. A tal proposito, l’Unione chiede che venga previsto che alla prima udienza il giudice sia obbligato effettivamente a decidere i processi, se non vi sono prove da raccogliere.

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