La Corte europea dei diritti dell'uomo con la sentenza Laterza e D'Errico, ricorso n. 30336, depositata il 27 marzo ha condannato l'Italia per violazione dell'articolo 2 poiché non ha condotto inchieste efficaci per accertare le cause della morte di un operario dell'Ilva di Taranto.
LA MASSIMA
Responsabilità e risarcimento - Convenzione europea dei diritti dell'uomo - Diritto alla vita - Obblighi sostanziali e obblighi procedurali - Svolgimento di indagini effettive - Prove scientifiche - Possibilità per le autorità giudiziarie di approfondire - Attento esame delle relazioni tecniche - Archiviazione - Mancanza di motivazione - Violazione dell'articolo 2. (Convenzione europea dei diritti dell'uomo, articolo 2)
Il diritto alla vita riconosciuto dall'articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo include sia obblighi sostanziali che procedurali. Di conseguenza, gli Stati sono tenuti a svolgere inchieste effettive per accertare le cause della morte delle persone che si ammalano per l'esposizione a sostanze tossiche, incluso l'amianto, durante lo svolgimento dell'attività lavorativa. Gli accertamenti devono essere approfonditi e, nel caso in cui si decida l'archiviazione, i giudici nazionali sono tenuti a fornire una motivazione approfondita.
Il rispetto del diritto alla vita, garantito dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, deve essere assicurato non solo sotto il profilo sostanziale, ma anche procedurale e gli Stati, quindi, devono condurre inchieste effettive ed efficaci per accertare le cause della morte dovute all'esposizione di un lavoratore a sostanze pericolose.
È quanto stabilito dalla Corte europea dei diritti dell'uomo nella sentenza Laterza e D'Errico, ricorso n. 30336, depositata il 27 marzo con la quale l'Italia...


