Numerose le violazioni dei diritti umani durante le proteste di Maidan in Ucraina. Così la Corte europea dei diritti dell'uomo con diverse sentenze (ricorsi nn. 15367/14, 12482/14, 39800/14, 42753/14, 43860/14, 21429/14 e 58925/14 ) ha stigmatizzato come torture e attentati alla sicurezza e alla libertà personale le azioni di repressione della protesta operate dalle forze dell'ordine e da corpi paramilitari. I giudici della Corte europea, all'unanimità, hanno affermato l'avvenuta violazione di diversi diritti umani tutelati dalla convenzione Cedu:
- articolo 3 (divieto di tortura e trattamenti inumani o
degradante);
- articolo 5, paragrafi 1 e 3 (diritto alla libertà e alla sicurezza);
- articolo 11 (libertà di riunione e associazione);
- articolo 2 (diritto alla vita) ;
- articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare).
I fatti sono quelli noti per la cronaca come le proteste di Maidan, dal nome della piazza principale di Kiev, e quelli delle manifestazioni tenutesi in altre città dell'Ucraina. E sotto la lente della Corte Cedu sono finite le attività di contrasto a tali proteste, ma soprattutto le modalità con cui sono state realizzate: dalla dispersione dei manifestanti alla loro detenzione, dal rapimento di attivisti ai maltrattamenti loro inflitti. Tutti i ricorrenti davanti alla giustizia europea, erano stati coinvolti negli scontri con la polizia o con gli agenti non statali, accusati gli uni e gli altri di avere impiegato modi brutali verso i manifestanti, a cui sarebbe stato negato il diritto a manifestare, anche con detenzioni ingiustificate e , in un caso, con l'omicidio.
Per la Corte è stata raggiunta la prova che la repressione sia stata deliberatamente condotta con violenza e maltrattamenti. Da cui la responsabilità dello Stato, che si sarebbe affidato proprio a tali mezzi illegali e contrari al rispetto dei diritti umani, al fine di far rientrare le proteste. Quindi una vera e propria strategia di umiliazioni e violenze tali da fiaccare i manifestanti. La protesta prende l'avvio nel 2013 quando lo Stato ucraino pone nel nulla l'accordo di associazione con l'Unione europea e culminerà nei moti "rivoluzionari" del 2014.

