Il CommentoComunitario e Internazionale

Clima, verso il nuovo obiettivo al 2040: cosa cambia dopo il voto al Parlamento UE? Quali obblighi per le imprese?

La Proposta di modifica traccia un’aggiornamento con un obiettivo intermedio al 2040: una riduzione del 90% delle emissioni nette rispetto ai livelli del 1990. Per le imprese si profila quadro regolatorio più integrato, più flessibile ma anche più stringente

di Marco Letizi*

Il 13 novembre scorso il Parlamento europeo ha adottato la sua posizione in prima lettura sulla proposta di modifica del Regolamento (UE) 2021/1119 (Legge europea sul clima), tracciando un aggiornamento del quadro di governance climatica dell’Unione e introducendo un obiettivo intermedio al 2040: una riduzione del 90% delle emissioni nette rispetto ai livelli del 1990. È un tassello che anticipa l’avvio dei negoziati in trilogo con Consiglio e Commissione, necessari per definire il testo finale.

La posta in gioco è alta: il nuovo obiettivo inciderà direttamente sulle politiche industriali, energetiche e fiscali dei prossimi quindici anni, con impatti rilevanti per le imprese europee. Un obiettivo più ambizioso e un quadro più flessibile. La proposta della Commissione dello scorso febbraio - riduzione delle emissioni nette del 90% entro il 2040 - è stata confermata dal Parlamento europeo, che però ha introdotto modifiche significative per rispondere alle richieste di maggiore flessibilità avanzate dagli Stati membri. I principali emendamenti riguardano:

•FLESSIBILITÀ TRA SETTORI E STRUMENTI. Il Parlamento propone che i progressi ottenuti da uno Stato membro in un settore possano compensare carenze in altri, a condizione che ogni comparto contribuisca in misura adeguata. Una novità che, nelle intenzioni, dovrebbe permettere una gestione più efficiente dei costi e una maggiore adattabilità alle specificità nazionali.

•ASSORBIMENTI NATURALI E TECNOLOGICI. L’eccedenza degli assorbimenti naturali potrà compensare emissioni residue, mentre gli assorbimenti permanenti - come Bioenergia con Cattura e Stoccaggio del Carbonio (BIOCSS) e Cattura e Stoccaggio Diretto del Carbonio dall’Aria (DACCS) - saranno trattati separatamente e destinati a neutralizzare le emissioni difficili da abbattere.

• USO POTENZIALE DI CREDITI INTERNAZIONALI. Il Parlamento europeo apre alla possibilità, da definire in Consiglio, di utilizzare crediti internazionali di alta qualità nell’ultima parte del decennio 2031-2040. È un capitolo sensibile: i crediti non potranno essere usati ai fini della conformità nel sistema EU ETS, ma potrebbero sostenere gli sforzi complessivi degli Stati membri. In altri termini, il legislatore europeo vuole che la riduzione delle emissioni avvenga all’interno del proprio territorio, evitando un’eccessiva dipendenza da sistemi di compensazione extra UE.

Questo orientamento, già contenuto nel vigente Regolamento (UE) 2021/1119, è stato ribadito nelle più recenti modifiche proposte dalla Commissione europea (2024) e del Parlamento europeo (13 novembre 2025). La legge europea sul clima stabilisce infatti che, a partire dal 2029, gli Stati membri non potranno più utilizzare per il raggiungimento dei propri obiettivi climatici quote di CO₂ o riduzioni riconosciute tramite certificati climatici esteri.

La ratio è quella di garantire che gli sforzi di decarbonizzazione avvengano realmente all’interno dell’Unione, assicurando integrità ambientale e riducendo il rischio di interventi poco trasparenti o non addizionali nei Paesi terzi. Tuttavia, nella fase transitoria, la normativa ammette una limitata flessibilità: fino al 2036 gli Stati membri potranno ricorrere a meccanismi di compensazione esteri, ma entro un tetto massimo del 5% delle emissioni. Si tratta di una clausola ponte concepita per accompagnare l’adeguamento dei sistemi nazionali e delle imprese a un quadro sempre più basato su riduzioni reali e verificabili in Europa. Nella fase definitiva (dal 2036) entrerà in vigore il divieto di usare certificati esteri per raggiungere gli obiettivi di riduzione, a favore di una strategia centrata sulle riduzioni domestiche e sugli assorbimenti naturali e tecnologici certificati nell’UE.

•UN RUOLO CENTRALE PER ENERGIA E INDUSTRIA. Negli emendamenti approvati dal Parlamento europeo del 13 novembre 2025 viene data maggiore enfasi alle conclusioni del Consiglio europeo del 23 ottobre 2025, che chiedono un’accelerazione su sicurezza energetica, prezzi accessibili, interconnessioni elettriche e sviluppo di un’autentica UE dell’energia. Ampio spazio anche al Patto per l’industria pulita, con richiami a semplificazione autorizzativa, rafforzamento della competitività, protezione delle PMI e meccanismi anti-rilocalizzazione delle emissioni.

• UNA VALUTAZIONE BIENNALE E UNA CLAUSOLA DI REVISIONE RAFFORZATA. Per garantire un controllo continuo sulla traiettoria al 2040, la proposta emendata introduce due meccanismi nuovi:

- una valutazione biennale della Commissione sui progressi degli Stati membri rispetto ai traguardi intermedi;

- una revisione potenziata del Regolamento (UE) 2021/1119, che potrà determinare ulteriori proposte legislative qualora venga rilevato un significativo scostamento negli assorbimenti naturali o nei progressi delle emissioni.

Cosa cambia per le imprese europee

L’innalzamento del target al 2040 e l’evoluzione del quadro normativo porteranno a una nuova stagione regolatoria con ricadute dirette sulle imprese in tema di:

Pressione crescente sulla decarbonizzazione industriale. Il Parlamento europeo ribadisce la necessità di mantenere forti incentivi per ridurre le emissioni nei settori ad alta intensità energetica e materiali, con un rafforzamento atteso del sistema EU ETS dopo il 2039 per includere anche una quota limitata di assorbimenti permanenti.

Maggiore rilevanza delle tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio. BioCCS e DACCS diventeranno componenti strutturali della strategia al 2040. Le imprese energivore e quelle con emissioni di processo difficili da abbattere potrebbero essere tra le prime a doverle adottare, anche per ragioni di conformità.

Impatto su costi energetici e competitività. Le modifiche richiedono che Commissione e Stati membri valutino costantemente gli effetti sui prezzi dell’energia, sulla competitività globale e sulla resilienza delle supply chain. Nella pratica, le imprese potranno attendersi nuovi strumenti di sostegno - dal potenziamento degli aiuti di Stato alla Banca per la decarbonizzazione industriale - ma anche nuovi obblighi.

Rafforzamento del principio Energy Efficiency First. Le imprese saranno chiamate a dimostrare progressi concreti nell’efficienza energetica, nella gestione dei consumi e nell’elettrificazione dei processi.

•Più attenzione a PMI, agricoltura e filiere vulnerabili. Il Parlamento europeo inserisce riferimenti espliciti alle esigenze delle piccole e medie imprese e dei settori più esposti. Ciò potrebbe tradursi in programmi dedicati, ma anche in nuovi requisiti di rendicontazione e gestione delle emissioni lungo la filiera.

• Prospettiva di un ampliamento del CBAM. Nelle modifiche si parla dell’estensione del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere anche ai prodotti a valle. Questo amplierebbe la platea dei settori coinvolti e la necessità di monitorare le emissioni incorporate nelle catene globali.

Verso i negoziati finali

L’approvazione del Parlamento europeo non conclude il percorso. Il negoziato in trilogo dovrà conciliare ambizione climatica, sicurezza energetica e competitività industriale - tre parametri che gli Stati membri hanno posto sullo stesso piano. Il risultato finale definirà le coordinate industriali dell’Unione fino al 2050. Le imprese, nel frattempo, sono chiamate a prepararsi a un quadro regolatorio più integrato, più flessibile ma anche più stringente, in cui la capacità di investire in tecnologie pulite, efficienza energetica e gestione del carbonio non sarà più una variabile strategica, bensì un requisito operativo.

_________

*Marco Letizi, PhD - Avvocato, Dottore Commercialista e Revisore Legale, Consulente Internazionale delle Nazioni Unite, Commissione europea e Consiglio d’Europa, Founder & CEO ESG Compliance, Autore