Amministrativo

Commette reato chi scarica le acque reflue di un autolavaggio

di Barbara Pirelli *

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Tratto da Plusplus24 e Smart24

In breve

Le acque reflue provenienti da un autolavaggio non possono essere assimilate alle acque domestiche non solo per la mole inquinante dei reflui ma anche perché contengono oli minerali e sostanze chimiche presenti nei detersivi e nei frammenti della carrozzeria dei veicoli (Corte di Cassazione, sentenza n. 3450 del 28.01.2020)


Prima di entrare nel focus della questione appare opportuno ricordare la definizione di acque reflue. Per acque reflue si intendono tutte quelle acque che contengono sostanze organiche o inorganiche che possono determinare danni all'ambiente e alla salute.

È necessario, quindi, che tutte le acque utilizzate in attività agricole, domestiche o industriali vengano trattate in modo corretto.

Ragion per cui queste acque non possono confluire direttamente nei mari, nei terreni o nei fiumi ma prima di finire in questi corsi di acqua devono essere sottoposte ad interventi di depurazione in appositi impianti che devono decontaminare tutte le acque provenienti da scarichi industriali o civili.

Le acque reflue possono essere riutilizzate ad esempio per l' irrigazione di colture destinate sia alla produzione di alimenti per consumo umano ed animale; per il lavaggio delle strade nei centri urbani o per l'alimentazione dei sistemi di riscaldamento o raffreddamento; nella destinazione industriale ad esempio come acque antincendio.

Passando alle acque reflue degli autolavaggi le stesse contengono fango, sabbia, idrocarburi , tensioattivi, oli minerali e tracce di metalli derivanti dalle operazioni di pulizia e risciacquo degli autoveicoli.

Dunque le acque reflue, provenienti da un autolavaggio, non possono essere assimilate alle acque domestiche non solo per la mole inquinante dei reflui ma anche perché queste acque contengono oli minerali e sostanze chimiche presenti nei detersivi e nelle vernici che si staccano dalla carrozzeria dei veicoli.

In buona sostanza l'autolavaggio è un insediamento di natura produttiva e non di natura civile per questa ragione per lo scarico sul suolo di acque reflue (provenienti da un autolavaggio ) è necessaria apposita autorizzazione, diversamente si configura il reato di cui all'art. 137 comma 1 del D.L.vo 152/2006 che sanziona colui il quale "apra o comunque effettui nuovi scarichi di acque reflue industriali, senza autorizzazione, oppure continui ad effettuare o mantenere detti scarichi dopo che l'autorizzazione sia stata sospesa o revocata".

Questo è quanto ribadito da una recente pronuncia della Corte di Cassazione la n. 3450 del 28.01.2020 che ha ritenuto colpevole il titolare di un autolavaggio per aver sversato acque reflue industriali nella pubblica fognatura senza averne l'autorizzazione.

Si tratta di reato di pericolo essendo irrilevante che i prelievi su alcuni scarichi possano risultare nella norma.

La Corte di Cassazione ha puntualizzato che: "per identificare le acque che derivano dalle attività produttive, occorre procedere a contrario, vale a dire escludendo le acque ricollegabili al metabolismo umano e provenienti dalla realtà domestica."

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*A cura dell'avvocato Barbara Pirelli, Partner 24 ORE Avvocati

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