Giustizia

Corte costituzionale, Coraggio: "moniti al legislatore in gran parte inevasi"

di Francesco Machina Grifeo

In breve

Il 22 giugno 'scade' il termine per intervenire sul carcere giornalisti:"Sarebbe augurabile che il Parlamento manifestasse una maggiore sensibilità per una questione che tocca uno dei fondamentali della democrazia"

"È un fatto che i numerosi moniti con cui la Corte ha chiesto al legislatore di intervenire sono aumentati e sono in gran parte rimasti inevasi". È uno dei passaggi dell'intervista al Presidente Giancarlo Coraggio che apre l' Annuario 2020 della Corte costituzionale che quest'anno anticipa la Relazione slittata al 13 maggio a causa dell'emergenza sanitaria.

"Naturalmente – prosegue Coraggio -, mi rendo conto che, specie nell'attuale situazione politica, il Parlamento si trova di fronte a impegni non meno delicati e rilevanti. Tuttavia, la Corte non finirà mai di sottolineare la necessità di un migliore raccordo tra le due Istituzioni". "È in questo contesto di difficoltà di attuazione delle nostre decisioni – ha affermato - che si spiega la novità introdotta nel 2019, sul caso dell'aiuto al suicidio. In quell'occasione, com'è noto, la Corte non si è limitata a un semplice monito ma, sul presupposto dell'incostituzionalità della disciplina vigente, ha posto al Legislatore un termine entro cui doveva intervenire, fissando al contempo una nuova udienza nella quale, in mancanza dell'intervento legislativo, avrebbe provveduto direttamente (ordinanza n. 207/2018)". Cosa poi effettivamente avvenuta a seguito del perdurante silenzio del Parlamento.

"La stessa procedura - ha aggiunto Coraggio - è stata seguita nel 2020 a proposito della sanzione detentiva per il reato di diffamazione a mezzo stampa, ritenuta incompatibile con la nostra Costituzione e con la Cedu (ordinanza n. 37 del 2020). Il termine concesso al Legislatore è tuttora pendente (scade il 22 giugno 2021) e sarebbe augurabile che il Parlamento manifestasse una maggiore sensibilità per una questione che tocca uno dei fondamentali della democrazia".

L'atteggiamento della Corte tuttavia è sempre stato ispirato alla volontà di non sostituire le proprie valutazioni a quelle del Parlamento. "L'emergere con forza di nuovi diritti fondamentali privi di tutela e l'esigenza sempre più avvertita di garantirli – argomenta Coraggio -, hanno reso indispensabile e doveroso l'intervento della Corte, anche quando esso presuppone l'esercizio di discrezionalità. Tuttavia, siamo stati molto attenti a entrare in punta di piedi nel quadro legislativo, sforzandoci di trovare in quello stesso quadro i riferimenti necessari". Ed a questo proposito cita una sentenza in materia di stupefacenti redatta dall'attuale ministra della Giustizia Cartabia.

Passando alla situazione di e mergenza covid-19 che ha investito anche la giustizia, Coraggio afferma: "Gli obblighi e i limiti imposti dalla pandemia non hanno inciso negativamente sulla "produttività" della Corte, tanto che è diminuito il numero delle cause pendenti". La Corte ha infatti svolto le udienze pubbliche e le camere di consiglio anche da remoto, grazie anche alla "disponibilità dei colleghi e del Foro, che si sono rapidamente adattati all'uso di queste tecnologie, pur consapevoli che l'impossibilità di un rapporto diretto e personale – ‘guardarsi in faccia' − è stato un sacrificio di non poco conto". "Non posso non aggiungere, tuttavia, che tutto ciò è stato reso possibile dalla situazione indubbiamente privilegiata della Corte costituzionale rispetto agli altri uffici giudiziari, sia per il numero più limitato dei giudizi sia per le disponibilità finanziarie e strumentali".

I numeri della Consulta
Secondo i dati contenuti nell'"Annuario" infatti sono state 281 le decisioni del 2020, 10 in meno del 2019. Anche se la domanda è lievemente inferiore rispetto al 2019, la Corte conferma la sua "produttività": il 2020 inizia con 314 giudizi pendenti; nel corso dell'anno ne arrivano 332 ma ne vengono definiti 342. Il saldo finale è di 304 giudizi pendenti, e segna un -3,2% rispetto al 2019. Si riduce, in particolare, la pendenza dei giudizi incidentali, che passa da 196 a 172 (-12,2%).

Netta soprattutto la riduzione dei tempi di risposta, i più bassi dal 2016: dalla pubblicazione in Gazzetta ufficiale delle ordinanze in via incidentale fino alla trattazione in udienza passano in media 226 giorni. E altrettanto può dirsi se la durata viene calcolata fino al deposito della decisione (8,7 mesi, cioè 261,35 giorni, che salgono a 407,18 giorni nei giudizi in via principale dove i tempi, però, risentono delle frequenti interlocuzioni tra Stato e Regioni). Il giudizio in via incidentale si conferma il valore più rilevante del contenzioso costituzionale con le sue 163 decisioni, anche se il 2020 segna una leggera flessione (-4,7%) rispetto alle 171 decisioni del 2019.

Si conferma poi anche la tendenza a superare gli ostacoli di ammissibilità, con un numero di sentenze di gran lunga maggiore rispetto alle ordinanze. La Corte dunque entra sempre più spesso nel merito delle questioni, "decidendo della sostanza dei problemi sottoposti". Quanto all'esito dei giudizi incidentali, rispetto al 2019 si registra una lieve diminuzione delle incostituzionalità (da 58 a 48), pur sempre in aumento rispetto agli anni precedenti.

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