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Tempi stretti, dunque, per una serie di ritocchi al codice (il decreto legislativo 82 del 2005) imposti dalla necessità di accelerare l’attuazione dell’agenda digitale e dall’esigenza di mettere a disposizione di cittadini, professionisti e imprese strumenti adeguati per porli in condizione di dialogare con la pubblica amministrazione, rendendo così effettivo il diritto di cittadinanza digitale.
A cominciare dal domicilio digitale, già previsto dal Dlgs 179 e che le novità in arrivo declinano in maniera più puntuale. Ciascun cittadino potrà eleggere il proprio domicilio digitale da iscrivere nell’indice nazionale dei domicili digitali e attraverso di esso effettuare le comunicazioni con la pubblica amministrazione.
Quella che per i più è una possibilità, per i professionisti iscritti in Albi ed elenchi e per le imprese diventa un obbligo: dovranno dotarsi - secondo le nuove modifiche al Cad - del proprio domicilio digitale da iscrivere in un indice nazionale ad hoc.
Le comunicazioni attraverso il domicilio digitale equivalgono, quanto al momento della spedizione e del ricevimento, alla raccomandata con ricevuto di ritorno e alla notificazione a mezzo posta. L’Agenzia per l’Italia digitale (Agid) provvederà, una volta completata l’Anagrafe della popolazione residente, a trasferire in quest’ultimo elenco tutti i domicili digitali. Anche questa è una novità, perché si sgancia la partenza del domicilio digitale dall’Anagrafe, che è ancora di là dall’essere realizzata e non si ha idea di quando arriverà.
Per il Consiglio di Stato gli obiettivi previsti sono condivisibili, ma ci sono alcuni aspetti a cui prestare particolare attenzione. Intanto, la comprensibilità del Cad: i diversi interventi l’hanno reso «di non agevole lettura» e, pertanto, è necessaria «una complessiva opera di semplificazione e coordinamento». Inoltre, alcune nuove disposizioni per diventare operative avranno bisogno di ulteriori provvedimenti attuativi, alcuni dei quali spetteranno all’Agid, che accresce le proprie competenze. I giudici di Palazzo Spada invitano, dunque, il Governo a fare in modo che l’Agenzia possa effettivamente garantire la realizzazione dei nuovi compiti.

