Il sistema dei dazi statunitensi continua a evolversi con rapidità, delineando un contesto di crescente incertezza per le imprese italiane attive sul mercato americano. Le prossime settimane si preannunciano ricche di sviluppi, in quanto l’amministrazione Trump sembra intenzionata a mantenere un orientamento marcatamente protezionistico, nonostante i recenti interventi della giurisdizione federale su alcune delle principali misure tariffarie adottate nell’ultimo ciclo politico.

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha infatti annullato i dazi imposti dall’amministrazione ai sensi dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), tra cui i cosiddetti “reciprocal tariffs” introdotti l’anno precedente. La pronuncia non ha tuttavia inciso sui dazi adottati in base alla Section 232 del Trade Expansion Act, che continuano a gravare su settori strategici quali acciaio, alluminio, rame, legname e comparto automotive, mantenendo quindi un livello significativo di protezione per l’industria domestica statunitense.

La reazione della Casa Bianca è stata immediata. Pochi giorni dopo la sentenza, l’amministrazione ha introdotto un dazio generalizzato del 10% ai sensi della Section 122 del Trade Act del 1974, formalmente giustificato dalla presenza di “problemi fondamentali nei pagamenti internazionali”. Come già accaduto per i dazi IEEPA, anche questa misura è stata prontamente contestata in sede giudiziaria. In ogni caso, la sua natura è intrinsecamente temporanea, poiché la normativa consente l’applicazione della Section 122 per un periodo massimo di 150 giorni.

Su tale impianto è intervenuta recentemente la Court of International Trade, che ha dichiarato illegittimi i nuovi dazi del 10% adottati sulla base della Section 122, ritenendo che l’amministrazione abbia ecceduto i limiti della delega legislativa prevista dalla normativa commerciale statunitense. La decisione, seppur suscettibile di ulteriori sviluppi in sede di appello, introduce un ulteriore elemento di incertezza nel quadro applicativo delle misure tariffarie recentemente adottate.

L’annullamento dei dazi adottati ai sensi dell’IEEPA pone inoltre il tema, particolarmente rilevante sul piano operativo, dei possibili meccanismi di recupero dei dazi già versati dagli operatori economici. Nel sistema statunitense, eventuali rimborsi dipendono dall’attivazione di specifiche procedure amministrative dinanzi alla U.S. Customs and Border Protection (CBP), che possono includere strumenti quali il duty drawback, le procedure di protesta avverso la liquidazione delle dichiarazioni doganali e, in taluni casi, il contenzioso dinanzi alla U.S. Court of International Trade.

In ottica futura, le recenti iniziative dell’amministrazione sembrano indicare che i dazi imposti ai sensi della Section 122 abbiano rappresentato una soluzione transitoria. A breve distanza dalla decisione della Corte Suprema, l’U.S. Trade Representative ha avviato due indagini ai sensi della Section 301 del Trade Act del 1974, disposizione che consente l’adozione di misure di ritorsione commerciale, inclusi dazi, nei confronti di pratiche commerciali estere ritenute irragionevoli o discriminatorie. Già nel corso del primo mandato Trump, tale strumento era stato utilizzato per l’introduzione di ampie misure tariffarie nei confronti della Cina in materia di trasferimento tecnologico, proprietà intellettuale e innovazione.

Le nuove indagini hanno un perimetro particolarmente ampio. La prima si concentra sulla presunta sovraccapacità strutturale in alcuni settori manifatturieri di numerosi partner commerciali degli Stati Uniti, tra cui l’Unione Europea, il Giappone, la Corea del Sud, l’India, la Cina, il Vietnam, il Messico e la Svizzera. La seconda riguarda invece la presunta insufficiente introduzione o applicazione di divieti di importazione di beni prodotti mediante lavoro forzato in circa sessanta giurisdizioni, tra cui l’Unione Europea e la maggior parte delle principali economie mondiali.

Le dichiarazioni del Segretario al Tesoro statunitense, secondo cui le aliquote tariffarie potrebbero tornare in tempi relativamente brevi ai livelli precedenti alla decisione della Corte Suprema, inducono a ritenere che l’amministrazione possa utilizzare le indagini avviate ai sensi della Section 301 come base giuridica per reintrodurre in modo strutturale misure tariffarie analoghe a quelle recentemente vigenti.

Tali indagini seguono una procedura amministrativa articolata e altamente partecipativa, che si sviluppa in due fasi successive. In una prima fase l’U.S. Trade Representative valuta se le politiche o pratiche commerciali oggetto dell’indagine soddisfino i presupposti di legge per l’adozione di misure di risposta. Qualora venga adottata una determinazione positiva, si apre una seconda fase volta a definire le misure ritenute appropriate, inclusa l’eventuale introduzione di dazi, anch’essa caratterizzata da un ampio coinvolgimento di operatori economici, associazioni di categoria e governi stranieri. Questo iter offre alle imprese direttamente o indirettamente interessate l’opportunità di sostenere l’inopportunità o l’inefficacia delle misure proposte e di richiedere trattamenti differenziati o esclusioni.

Sebbene il procedimento possa avere una durata fino a dodici mesi, l’esperienza recente dimostra come le tempistiche possano essere significativamente accelerate. È quindi probabile che nelle prossime settimane si delineino con maggiore chiarezza le prime determinazioni dell’amministrazione e le possibili proposte tariffarie, in un contesto in cui il confine tra valutazione tecnica e decisione politica appare sempre più sottile.

L’esperienza recente conferma come, in materia di dazi, sviluppi inattesi possano verificarsi con estrema rapidità e scenari ritenuti probabili possano mutare in tempi brevi. In questo contesto, le imprese italiane ed europee attive negli Stati Uniti sono chiamate a monitorare con estrema attenzione l’evoluzione del quadro normativo e a prepararsi a intervenire tempestivamente nei procedimenti amministrativi statunitensi che incidono sempre più significativamente sulle condizioni di accesso al mercato e sulle strategie commerciali e industriali. Inoltre, l’evoluzione degli strumenti di difesa commerciale, inclusa la disciplina della Section 301, sta favorendo l’emergere di iniziative coordinate tra imprese operanti in settori industriali strategici per il sistema produttivo italiano, anche in una logica di rappresentanza congiunta nelle sedi amministrative statunitensi.

_______

*Christian Moretti, Chair, International Practice, Italy Practice, Cozen O’Connor, New York

Riproduzione riservata Ⓒ