Professione e Mercato

Esame avvocato/2, consigli pratici per la redazione del parere

di Nicola Graziano

In breve

Le seconda puntata della rubrica fa il punto sull'utilizzo dei codici commentati e la redazione dell'atto giudiziario

Come si concretizza l'obiettivo del raggiungimento di un punteggio non inferiore a 90? Cioè di un punteggio che sia almeno sufficiente e quindi tale da poter consentire al candidato di poter accedere alle prove orali? Di seguito si forniscono ai futuri avvocati alcuni consigli pratici, utili per affrontare tutte e tre le prove scritte, fermo restando che le seguenti "pillole di saggezza" di volta in volta vanno concretizzate a seconda che si tratti di risolvere un parere o affrontare l'elaborazione e la stesura di un atto giudiziario.
Il primo comandamento da osservare è quello che riguarda la lettura attenta e puntuale della traccia assegnata. Solo così si può cogliere il quesito nella sua portata e si riesce a centrare la probabile soluzione che, evidentemente, la Commissione esaminatrice si attende.
Una giusta ed attenta valutazione del significato delle parole usate nel parere riesce bene a delineare il volto della fattispecie sottoposta al candidato perché è tipica di questo esame di abilitazione l'analisi degli elementi di fatto (cioè del caso che l'avvocato deve affrontare e risolvere nell'interesse del suo ipotetico cliente) dal quale partire in quanto spesso essi condizionano la soluzione del quesito.
Il secondo comandamento per il candidato è quello della predisposizione della scaletta (o schema). Trattasi di uno strumento utile grazie al quale è possibile porre le basi per una completa esposizione degli istituti giuridici che, sia direttamente sia indirettamente ovvero implicitamente, si ricavano dalla lettura del testo del parere. Ecco dunque che le ore a disposizione del candidato vanno spese nella prima parte per questi due incombenti perché solo una esatta individuazione degli istituti giuridici da trattare, in una con la indicazione sommaria degli argomenti che si intende analizzare, consente la realizzazione di un elaborato chiaro, logico e giuridicamente completo.
Chiarito ciò si è sicuramente più sereni per rispettare pienamente alcuni principi generalissimi.
Non deve mai mancare una esposizione corretta in lingua italiana. E' necessario utilizzare una grafia comprensibile. Le pagine non vanno mai numerate perché questo è un segno di riconoscimento che può dar luogo all'annullamento della prova. Bisogna utilizzare una terminologia giuridica appropriata. E' necessario seguire una esposizione logica nello svolgimento delle argomentazioni a fondamento della motivazione scelta (a questo fine un ruolo fondamentale svolge lo schema che, se predisposto bene, facilita questo compito ed evita il rischio di "uscire fuori traccia"). E' necessaria una esposizione chiara e concisa dei concetti espressi. L'elaborato deve presentare la caratteristica della completezza, ma non certamente della lunghezza: non esiste, infatti, un limite minimo di pagine per raggiungere la sufficienza.
Se è possibile si deve cercare di scrivere direttamente in bella copia (questo presuppone la predisposizione di un'ottima scaletta). Se questo non è possibile, sarà opportuno operare un calcolo approssimativo dei tempi di stesura dell'elaborato che consenta anche di disporre del tempo sufficiente per la ricopiatura. Dopo aver completato l'elaborato è necessario riposarsi un attimo e procedere poi alla lettura attenta ed approfondita dello stesso. E' questo un momento delicatissimo e fondamentale. Successivamente, verso cioè il termine del tempo a disposizione, infatti, non c'è più la concentrazione adatta per la verifica, la collazione e la rilettura del parere per cui con molta probabilità ci si limiterà ad una sterile ricopiatura in bella copia.
Non bisogna dimenticare che il tempo a disposizione è tanto e quindi bisogna cercare di sfruttare tutte le ore a disposizione senza mai farsi prendere dal panico o dall'ansia. Ci si deve, allora, riposare nei momenti di stanchezza che sopravvengono durante le ore a disposizione e si deve cercare di non rimanere a digiuno.

L'uso dei codici commentati e la soluzione del parere
Passando all'analisi dei suggerimenti specificamente rivolti alla stesura di un parere, l'aspirante alla toga, dopo aver individuato gli istituti giuridici rilevanti ed aver predisposto la scaletta, è chiamato, nella prima parte dell'elaborato, ed ancor prima cioè di affrontare la soluzione del caso concreto, anche, e soprattutto alla luce degli orientamenti giurisprudenziali rinvenuti nei codici commentati di cui (ancora per questa sessione d'esame e la prossima) dispone, alla trattazione degli istituti stessi.
Trattasi di una sorta di parte teorica che funge da premessa necessaria ed inevitabile alla ricostruzione in termini giuridici degli elementi fattuali del caso concreto. Essa è, inoltre, importante per diversi ordini di motivi. Il principale è sicuramente quello che consente al candidato di dimostrare alla Commissione di essere a conoscenza dei fondamenti teorici degli istituti giuridici che si accinge a trattare e, in questa occasione, se è possibile, di dimostrare di saper cogliere eventuali profili di interdisciplinarietà: in altre parole di poter dimostrare di aver saputo coniugare alla pratica momenti di studio e di approfondimento teorico che, questo è certo, non guastano mai ed anzi costituiscono un tesoro da poter spendere in ogni momento della vita professionale.
Nella stesura della cosiddetta parte teorica del parere il candidato cercherà di non essere né troppo sintetico né troppo prolisso in quanto la prova che è chiamato a svolgere si basa soprattutto sulla sua capacità di risolvere specifici problemi giuridici, cioè di fornire una soluzione adeguata e opportunamente motivata al quesito sottoposto alla sua attenzione.
Sotto questo punto di vista è di vitale importanza per il candidato aver la possibilità di consultare, oltre che le leggi ed i decreti dello Stato, anche i codici, sempre che siano commentati esclusivamente con la giurisprudenza.
Se questo è un momento fondamentale, perché dalla lettura della giurisprudenza relativa alla problematica giuridica affrontata il più delle volte emerge la soluzione al quesito proposto, non può non ricordarsi che gli aspiranti alla toga non possono prescindere da un preventivo esercizio di consultazione da effettuare per tutta la durata della preparazione e della pratica.
Ovviamente l'utilizzazione di tali codici, e la possibilità di poter avere a disposizione il testo di molte massime della giurisprudenza, non deve consentire al candidato di tralasciare lo studio e di fare affidamento esclusivo su tale strumento. E' richiesta la prova della capacità di saper ragionare per proporre soluzioni al caso contenuto nel parere.
Certamente insufficiente e sintomo di scarsa preparazione è un elaborato scritto che presenta una fredda elencazione di massime, magari riportate senza alcun commento, laddove l'utilità della consultazione di un commento giurisprudenziale va rinvenuta nell'avere a disposizione uno strumento da cui trarre elementi per giungere ad una soluzione del parere che sia condivisibile e comunque coerente.
A questo punto dopo aver trattato degli istituti giuridici rilevanti, dopo che il candidato si è soffermato nel riportare la posizione della dottrina e, come detto, soprattutto della giurisprudenza in ordine alla questione analizzata, giunge il momento topico di tutta la prova relativa allo svolgimento del parere.
Si tratta di prendere una posizione in merito alla questione controversa e di fornire, appunto, un parere all'ipotetico cliente.
Bisogna ricordare, infatti, che l'avvocato è chiamato a prendere una posizione che sarà tenuto a difendere in un giudizio e qualunque essa sia, conforme al pensiero dei più o difforme da costanti posizioni dottrinarie e giurisprudenziali, l'importante che la stessa risulta esse chiara, logica e frutto di un coerente ragionamento giuridico che ne costituisce la base motivazionale.
Il compito dell'aspirante alla toga sarà semplice se egli avrà svolto una buona parte teorica e se sarà riuscito a ricostruire in termini giuridici appropriati il caso concreto proposto. Si tratta, in altre parole, di procedere alla svolgimento già con le idee chiare in ordine alla soluzione da proporre al quesito contenuto nel parere. All'inverso tutto sembrerà arduo e difficile così come insormontabile risulterà il problema della soluzione da fornire.
Per ovviare a ciò è indispensabile esercitarsi durante il periodo della pratica nella simulazione quanto più vicina possibile della prove d'esame. Può, infatti, il velocista esercitarsi nel periodo antecedente alla gara sulla distanza della maratona?

La redazione dell'atto giudiziario
Nell'ultima stazione della via crucis dicembrina cui sono costretti gli aspiranti avvocati, il rituale contempla da diversi anni probabilmente la più avvincente (o, secondo i punti di vista, la meno devastante) delle prove scritte: la redazione dell'atto giudiziario. In particolare, la norma di riferimento prevede testualmente che oggetto della terza prova, anch'essa svolta su temi formulati omogeneamente dal ministero della Giustizia, consiste nella "la redazione di un atto giudiziario che postuli conoscenze di diritto sostanziale e di diritto processuale, su un quesito proposto in materia scelta dal candidato tra il diritto privato, il diritto penale ed il diritto amministrativo". La tematica deve essere formulata in modo da permettere al candidato di dimostrare la conoscenza del diritto processuale, la sua applicazione pratica, le tecniche di redazione dell'atto, nonché la specifica capacità di versare nell'atto conoscenze generali di diritto sostanziale, unitamente alla dimostrazione di una adeguata capacità argomentativa.
La scelta dell'atto giudiziario non è un atto scontato. Il primo ostacolo, infatti, che si frappone al superamento di questa tipologia di prova è costituito dalla sua stessa articolazione a più scelte. Il criterio più lineare, che dovrebbe guidare anche nella scelta delle materie da portare all'orale, è quello di orientarsi coerentemente con il tipo di attività e di studio professionale che si è svolto durante il biennio di pratica forense: in questo modo tutta la mole di informazioni, nozioni e conoscenze acquisite durante sia la frequentazione delle aule giudiziarie (con conseguente diretto contatto con il rito su cui si articolerà la prova scritta a carattere pratico), sia le riunioni e le discussioni pomeridiane allo studio verranno ad integrare ed a chiarire la formazione teorica condotta in vista della terza prova scritta. Ma potrebbe concretizzarsi che un atto del tutto anomalo nel proprio settore di pratica ovvero un'incertezza assoluta nella sua individuazione; la presenza di una questione particolarmente agevole e lineare in un'altra disciplina processaulistica di cui comunque si possiedono gli elementi fondamentali, può essere d'aiuto per scegliere in deroga alla pratica effettuata.
Rimandano ai consigli già resi per la redazione del parere quanto alla fase preparatoria (lettura della traccia, redazione della scaletta, corretta individuazione dell'istituto giuridico rilevante, uso dei codici commentati con la giurisprudenza) la stesura dell'atto giudiziario in particolare impone il rispetto di alcuni requisiti formali come per esempio la struttura dell'atto da redigere: l'indicazione degli elementi e dei requisiti formali dell'atto giudiziario civile ai sensi dell'articolo 125 Cpc, quale lex generalis che descrive il minimum di ogni atto di parte, tra cui l'Ufficio giudiziario adito, le parti, l'oggetto le ragioni della domanda e le conclusioni o la istanza, nonché, la sottoscrizione delle parta interessata o del difensore (attenzione a non firmare veramente ed, in generale, ad evitare ogni possibile segno di riconoscimento), il corpo centrale della prova si snoderà attraverso l'articolazione delle varie parti della sua stesura, mediando tra gli opposti eccessi di una accentuata sintesi (che può essere intesa quale indizio di scarsa preparazione) e di una sproporzionata analisi (dietro cui può celarsi il rischio di andare "fuori traccia").
Infine terminata la stesura dell'atto giudiziario nella sua formulazione tendenzialmente definitiva, occorre far attenzione a due ultimi passaggi – l'uno sostanziale, l'altro procedurale – di capitale importanza. Innanzitutto, dopo una decina di minuti di rilassamento e di evasione mentale dall'aula e dalle sue tensioni, è fondamentale rileggere con la massima attenzione e concentrazione possibile il proprio elaborato, dapprima cercando di cogliere il profilo d'insieme e poi analizzandone sillaba per sillaba tutte le componenti. In questo modo, da un lato, si potrà cogliere la tenuta complessiva del proprio sillogismo giuridico; dall'altro potranno cogliersi eventuali errori di distrazione. È bene non ridursi agli ultimi minuti per questo essenziale adempimento, perché la concitazione finale e l'ansia del tempo ne vanificherebbero l'utilità.
In secondo luogo, attenzione alle formalità (che rischiano di costar care ove violate) legate alla consegna dell'elaborato: al riguardo, dopo aver ricordato che i candidati debbono usare esclusivamente carta munita del sigillo della sottocommissione e della firma del presidente o di un commissario da lui delegato.

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