Giustizia

Esame d'avvocato, Sisto: "stiamo bassi", riferito ai voti e non ai promossi

di Francesco Machina Grifeo

In breve

Il Sottosegretario alla Giustizia risponde al question time della Camera sul caso di Brescia affermando che l'espressione usata dal magistrato membro della Commissione di Lecce sarebbe stata fraintesa

Dopo il clamore sui social e sulla stampa, il caso dell'audio di Brescia dell'esame d'avvocato, relativo a delle frasi che sarebbero state pronunciate da un commissario di Lecce durante la "camera di consiglio" e ascoltate anche da terzi a causa di un microfono rimasto inavvertitamente attivato, arriva in Parlamento.

Rispondendo questa mattina alla interrogazione presentata dall'onorevole Gianfranco di Sarno, Movimento 5 Stelle, il Sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto getta acqua sul fuoco affermando che la frase "incriminata", così dice, sarebbe stata fraintesa in quanto si riferiva ai voti e non alle promozioni, non essendoci del resto un tetto per gli idonei.

"L'istruttoria del Ministero, avviata pur in assenza di segnalazioni formali, chiedendo informazioni alle Corte di appello di Brescia e Lecce – afferma Sisto - consente di fugare ogni perplessità circa una vicenda riportata dai mezzi di informazione su segnalazione anonima, diciamolo subito".

"Le prove come è noto – ha ricordato Sisto - si svolgono a distanza mediante collegamento telematico. Il Dm del 13 aprile 2021 ha stabilito in dettaglio le modalità secondo le quali deve svolgersi il collegamento da remoto assicurando la segretezza della camera di consiglio e al contempo la pubblicità dell'esame del candidato. In particolare, all'art. 3 ha stabilito che "al termine della discussione, i membri della commissione abbandonano l'aula virtuale usata per l'esame e si ritirano in camera di consiglio utilizzando una diversa aula virtuale per decidere il voto da attribuire al candidato". Con lo stesso decreto inoltre è stato disposto che "è vietata la audio-video registrazione della seduta con qualsiasi mezzo".

Così, dagli elementi conoscitivi acquisiti è emerso che gli accorgimenti tecnici per garantire la segretezza della camera di consiglio "non siano stati adottati e che, in particolare, la discussione tra i commissari della IV sottocommissione di Lecce sia avvenuta, inavvertitamente, nella medesima stanza virtuale utilizzata per l'esame del candidato e il collegamento con il segretario presenti a Brescia".

In particolare, nella relazione trasmessa dal presidente della prima sottocommissione costituita presso la Corte di Appello di Lecce, e firmata da tre commissari della IV sottocommissione (due avvocati e un magistrato), emerge che nella giornata del 4 giugno 2021 sono stati esaminati cinque candidati di cui i primi tre ritenuti idonei (il primo e il terzo con il punteggio di 18/30 e la seconda con il punteggio di 22/30) e il quarto e il quinto non idonei con il punteggio rispettivamente di 12/30 e 14/30. Al momento dell'esame del terzo candidato la composizione della commissione è mutata con la sostituzione di un componente professore con un componente magistrato che si collegava da remoto.

Ed è in questa fase che sarebbero state proferite le espressioni riportate dagli organi di informazione da parte del componente magistrato appena subentrato. Secondo la Relazione dunque quanto riportato dai media in ordine alla frase: "Non possiamo promuovere tutti, stiamo bassi", non rifletterebbe correttamente quanto dichiarato dal commissario, il quale in prima battuta avrebbe chiesto agli altri componenti notizie sugli esiti delle prime prove alle quali non era stato presente, "invitando come sovente accade nelle discussioni interne ad una commissione giudicatrice a valutazioni più rigorose".

Mentre con riferimento all'espressione "stiamo bassi" la stessa si sarebbe riferita "non al dato numerico degli idonei alle successive prove orali, ma alla valutazione della singola prova di esame in base al rendimento del candidato".

"Ecco perché – ha affermato il Sottosegretario - va fugata quella legittima preoccupazione dall'onorevole Di Sarno opportunamente sottoposta al Governo, in quanto la frase si riferiva alla valutazione della singola prova di esame in base al rendimento del candidato, cioè il punteggio da attribuire al candidato poi dichiarato idoneo".

"Va, inoltre, sottolineato, anche per la serenità dei candidati in vista delle loro prove, che si tratta di un esame di abilitazione per il quale non è previsto alcun limite al numero degli idonei".

Sisto ha poi ricordato che il Ministero è estraneo ai profili attinenti alla valutazione dei candidati, che costituisce prerogativa esclusiva delle commissioni sulla base dei criteri elaborati dalla Commissione centrale. Via Arenula comunque dedicherà "particolare attenzione al regolare svolgimento delle prove e all'organizzazione tecnica di esse nell'interesse dei candidati chiamati a sostenere l'esame".

In sede di replica, l'on. Di Sarn o si è augurato che "questo episodio possa essere da acceleratore per una riforma complessiva dell'accesso alla professione".

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