“Fine vita” Modello Toscana, Coscioni: avanti così; Pro vita: legge affossata
Dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 204/2025, le Commissioni riunite Affari sociali e Giustizia del Senato potrebbero riprendere già dal 7 gennaio l’esame del testo interrotto dalla sessione di bilancio
La politica e la società civile, polarizzata tra movimenti pro life e pro eutanasia, si dividono anche nella lettura della recente sentenza della Corte costituzionale (n. 204/2025) che ha dichiarato l’illegittimità di diversi articoli della legge della regione Toscana che, nelle more della approvazione di una norma nazionale, aveva regolamentato in modo autonomo diversi fase del cd “aiuto al suicidio”. Secondo la Consulta, infatti, seppure legge regionale nel suo complesso è riconducibile all’esercizio della potestà legislativa concorrente in materia di tutela della salute, contiene tuttavia numerose disposizioni che hanno invaso sfere di competenza statali.
Intanto, secondo diverse fonti di maggioranza, il Senato sarebbe pronto a riprendere i lavori sul Ddl in materia di fine vita al rientro dalla pausa natalizia. Già dal 7 gennaio, dunque, si potrebbe procedere a una convocazione delle commissioni riunite Affari sociali e Giustizia, per riprendere l’esame del testo interrotto dalla sessione di bilancio.
Secondo il Presidente della Regione Eugenio Giani: “L’impianto legislativo della legge è risultato valido ed esprimo per questo la mia soddisfazione. Con spirito costruttivo adesso siamo pronti e provvederemo a rivedere o eliminare dal testo quei profili che necessitano una modifica e che ci sono stati segnalati dai giudici”.
Per Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia onlus, invece, la sentenza della Corte “ha negato alla Regione Toscana il diritto di fissare per legge i requisiti di accesso al suicidio assistito, di disciplinare modalità e tempistiche con cui le Asl dovrebbero valutare le richieste e intervenire nella procedura, colpendo il cuore politico della legge disegnata dall’Associazione Coscioni e riducendo drasticamente le pretese di intervento regionale su una materia che resta, negli aspetti sostanziali, riservata al legislatore nazionale”. “La notizia, quindi – prosegue -, è che i Consigli regionali che stanno discutendo la proposta di legge Coscioni si trovano davanti a un testo gravato da profili di incostituzionalità già accertati, mentre le Regioni che l’hanno bocciata nei mesi scorsi hanno agito nel pieno rispetto della Costituzione, evitando ideologiche fughe in avanti”.
Al contrario, secondo Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente segretaria nazionale e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni: “Le Regioni possono legiferare sul fine vita senza modificare le condizioni già stabilite dalla Corte costituzionale per l’accesso alla morte volontaria: questo ha ora deciso la stessa Corte costituzionale sulla nostra legge ‘Liberi Subito’ approvata in Toscana e Sardegna, smentendo totalmente la Regione Lombardia e la Regione Piemonte che si erano rifiutate di discutere la legge, dichiarandola abusivamente incostituzionale. Nel 2026 ripresenteremo ’Liberi Subito’ in tutte le Regioni, a partire proprio dalla Lombardia e dal Piemonte, apportando le modifiche richieste dalla Corte e confermando il pieno coinvolgimento del Servizio sanitario, che il Governo vorrebbe abrogare con la proposta di legge in discussione in Parlamento”.
Nel dibattito interviene anche il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia da sempre alfiere di una legge di sistema sul fine vita: “Mezzi giornali dicono che la legge è respinta, altri mezzi dicono è stata accettata a metà. Ci sono quattro caratteristiche: la diagnosi infausta, la grave sofferenza fisica, l’essere mantenuti in vita con supporti vitali e a essere capaci di intendere e di volere. In virtù di una sentenza della Corte Costituzionale del 2019, i pazienti possono chiedere alla loro Ulss di gestire la fase terminale della loro vita. Allora non si vada a dire ai cittadini che il fine vita non esiste. Si dica piuttosto ai cittadini che in virtù del fatto che non esiste una legge, ma solo una sentenza, quei malati terminali oggi non hanno una certezza sulla risposta dell’Ulss rispetto ai tempi e a chi somministra il farmaco. Penso che sia civile dotare questo paese di una legge sul fine vita”, ha concluso.






