Lavoro

Green pass al lavoro, da venerdì al via controlli e sanzioni – Le Faq del Governo

di Francesco Machina Grifeo

Link utili

Tratto da Plusplus24 e Smart24
v
v

In breve

Tre Dpcm, le Faq del Governo e il parere del Garante delimitano i contorni dell’utilizzo del certificato verde da parte dei lavoratori e dei controlli a carico dei datori

Con tre diversi provvedimenti, a cui si aggiungono le Faq ufficiali di Palazzo Chigi, si delineano meglio i contorni del ritorno al lavoro in presenza con l’obbligo del Green pass. Come noto, il provvedimento cornice è il Dl 127/2021 che impone l’obbligo di esibire il certificato verde nei luoghi di lavoro sia pubblici che privati a partire dal 15 ottobre 2021 e fino al 31 dicembre 2021 (salvo proroghe).

Nella giornata di ieri, infatti, il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha firmato il Dpcm contenente le linee guida per il personale della PA. E sulla Gazzetta Ufficiale (n. 244/2021) è stato pubblicato il Dpcm (cofirmato dal Ministro Brunetta) sul ritorno al lavoro in presenza che, sempre dal 15 ottobre, torna a essere “la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa” nelle pubbliche amministrazioni.

E sempre ieri il Premier ha firmato anche un altro Dpcm che regola “le modalità di verifica del possesso delle certificazioni verdi COVID-19 in ambito lavorativo” in modo da fornire “ai datori di lavoro pubblici e privati gli strumenti informatici che consentiranno una verifica quotidiana e automatizzata del possesso delle certificazioni”. E su questo sistema di verifiche è arrivato, in contemporanea, il via libera anche del Garante privacy che però ha messo qualche paletto.

L’attività di verifica, ha stabilito l’Authority, non dovrà comportare la raccolta di dati dell’interessato in qualunque forma, “ad eccezione di quelli strettamente necessari, in ambito lavorativo, all’applicazione delle misure derivanti dal mancato possesso della certificazione”. Il sistema, inoltre, non dovrà conservare il QR code, né trattare per altre finalità le informazioni rilevate.

Ad essere sottoposti al controllo saranno “solo i lavoratori effettivamente in servizio per i quali è previsto l’accesso al luogo di lavoro, escludendo i dipendenti assenti per ferie, malattie, permessi o che svolgono la prestazione lavorativa in modalità agile”. I dipendenti dovranno essere comunque opportunamente informati dal proprio datore di lavoro sul trattamento dei dati.

Ad ogni modo il Dpcm autorizza le verifiche attraverso l’integrazione del sistema di lettura del QR code nei sistemi di controllo agli accessi fisici, inclusi quelli di rilevazione delle presenze, o della temperatura. Per i datori di lavoro con più di 50 dipendenti, sia privati che pubblici non aderenti a NoiPA, è poi possibile l’interazione asincrona tra il Portale Inps e la Piattaforma nazionale-DGC (di certificazione verde).

Le Pa, per esempio i tribunali, anche al fine di non concentrare un numero eccessivo di personale sulle mansioni di verifica, dovranno ampliare le fasce di ingresso e di uscita.
Sarà quindi consentito il raggiungimento delle sedi di lavoro e l’inizio dell’attività lavorativa in un più ampio arco temporale.

Viste le diffuse incertezze che permangono sia tra i datori che i dipendenti il Governo ha fornito una serie di risposte alle domande ricorrenti. Scopriamo così che ogni amministrazione/azienda è autonoma nell’organizzare i controlli, anche a campione (in misura non inferiore al 20% del personale presente e con un criterio di rotazione), prevedendo prioritariamente, ove possibile, che siano effettuati al momento dell'accesso oltre ad individuare formalmente i soggetti incaricati.

È invece in corso di predisposizione un apposito “QR code” per i soggetti che, per comprovati motivi di salute, non possono vaccinarsi. Nel frattempo non saranno controllati sempreché abbiano trasmesso la documentazione al medico del lavoro competente.

Il dipendente sprovvisto del pass è considerato assente ingiustificato, senza diritto allo stipendio. E nelle aziende con meno di 15 dipendenti, dopo il quinto giorno, il dipendente potrà essere sostituito per un periodo non superiore a dieci giorni, rinnovabili per una sola volta.

Venendo poi alle sanzioni, il datore deve effettuare una segnalazione alla Prefettura e al lavoratore, e con provvedimento del Prefetto viene irrogata una sanzione amministrativa che va da 600 a 1.500 euro. Oltre alle eventuali sanzioni disciplinari. Alla perdita della retribuzione segue anche quella delle altre componenti del reddito, anche di natura previdenziale.

Anche i lavoratori autonomi che prestano i propri servizi a un’azienda e che per questo devono accedervi sono soggetti al controllo.

Per quanto concerne poi la possibilità di anticipare i controlli da parte del datore, nella Faq si legge che è possibile “nei casi di specifiche esigenze organizzative”. In questi casi “i lavoratori sono tenuti a rendere le comunicazioni relative al mancato possesso del green pass con il preavviso necessario al datore di lavoro per soddisfare tali esigenze”.

Infine, quali sanzioni rischia il datore di lavoro? Chi non controlla il rispetto delle regole sul green pass è punito con una sanzione amministrativa che va da 400 a 1.000 euro.

 

 

 

Per saperne di piùRiproduzione riservata ©