L'IA non può entrare nei tribunali come semplice strumento tecnico, ma deve essere regolata, monitorata e resa trasparente, per restare compatibile con i principi dello Stato di diritto. Il filo conduttore è chiaro: l'IA può avere un ruolo significativo solo entro confini rigorosi, come supporto, mai come sostituto del giudice, e a condizione di rispettare trasparenza, responsabilità e garanzie.
Ferma la distinzione tra l'applicazione dell'intelligenza artificiale nella fase istruttoria e in quella decisoria, in questa parte si analizza l'uso degli strumenti algoritmici nella seconda. In tale ambito l'impiego dell'intelligenza artificiale è assai più delicato: qui la macchina non si limita a elaborare dati, ma può giungere a formulare (o quantomeno suggerire) un giudizio sulla colpevolezza dell’imputato o sull’entità della pena. Sul tema, si veda: Ryberg, J. (2025). Artificial intelligence...
Legal privilege, una riforma matura e uno strumento di civiltà giuridica
di Giorgio Martellino, Presidente dell'Associazione italiana giuristi d'impresa (Aigi)
