Penale

Il calcolo del cumulo delle pene detentive della stessa o diversa specie si applica in modo uguale

Diverse condanne che comportano arresto e detenzione devono condurre a una reclusione che non superi il quintuplo della sanzione più grave

di Paola Rossi

Il cumulo di pene di diversa specie comminate con distinte condanne per differenti reati va effettuato in base a entrambe le regole fissate dal comma 1 e dal comma 2 dell’articolo 78 del Codice penale. Per cui il giudice per sciogliere il cumulo materiale anche in caso di pene diverse (arresto e detenzione) deve applicare tanto il criterio proporzionale quanto quello fisso previsto dalla suddetta norma penale. Il primo afferma che la pena risultante dallo scioglimento del cumulo materiale non può eccedere il quintuplo della pena più grave irrogata mentre il secondo criterio pone uno sbarramento fisso in base al quale la pena derivante dal calcolo non può comunque superare i trent’anni di reclusione.

Il caso risolto dalla Cassazione penale - con la sentenza n. 47799/2023 - rientra nell’ipotesi di condanne diverse comminate per delitti e contravvenzioni a cui sono conseguite condanne con pene diverse: detenzione e arresto.

Secondo la Cassazione sbaglia il giudice dell’esecuzione se non adotta entrambi i criteri, ma - come nel caso concreto - solo quello fisso dello sbarramento di non poter superare i 30 anni di reclusione. Ciò, infatti, determinerebbe un’ingiustificata disparità di trattamento di fronte al beneficio tra chi ha cumulato pene della stessa natura e chi no. Una tale lettura dell’articolo 78 e degli articoli 73 e 74 dal primo richiamati condurrebbe a un’ipotesi di illegittimità costituzionale per violazione del principio di uguaglianza. O comunque giustificherebbe il rinvio della questione pregiudiziale alla Corte costituzionale. Invece, interviene oggi la decisione della Corte di cassazione che guida la mano del giudice dell’esecuzione indicandogli l’applicabilità di entrambi i criteri anche nel caso di cumulo di pene di specie diversa. Affermando di conseguenza quella parità di trattamento tra chi è chiamato a scontare più pene della medesima natura e chi è condannato ad arresto e detenzione.

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