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La class action: processo civile e tributario a confronto

di Maurizio Villani*


Il primo appuntamento di questo speciale è dedicato all'analisi della riforma della Class action nel processo civile e l'applicazione al processo tributario

La class action è un'azione legale collettiva condotta da uno (o più) utenti nei confronti del medesimo soggetto per tutelare i diritti vantati da più consumatori.Lo scopo di tale istituto è quello di giungere a una soluzione comune a più persone, di fatto o di diritto, che produca effetti "ultra partes" per tutti i componenti presenti e futuri della classe o del gruppo.L'azione collettiva, quindi, consente di azionare un unico giudizio per ottenere il risarcimento del danno subìto da un gruppo di cittadini danneggiati dal medesimo fatto realizzato da un'azienda scorretta.I vantaggi delle azioni collettive, riparatorie e risarcitorie, sono evidenti se si tiene conto dei tempi processuali, dei costi della giustizia, della garanzia di certezza del diritto e dell'efficacia ed equità del risultato.

La class action nel processo civile

A seguito della riforma del 2019 (L. 12 aprile 2019, n. 31), la class action, da maggio 2021, non è più disciplinata dal Codice del Consumo, bensì dal Codice di procedura civile, all'interno del quale è stato introdotto il Titolo VIII-bis del Libro Quarto , in materia di azione di classe.

Con il transito all'interno del codice di procedura civile, l'istituto dell'azione di classe è stato potenziato e, in particolare, il suo campo di applicazione è stato allargato sia dal punto di vista soggettivo che oggettivo, ovvero sia per quanto riguarda i soggetti che possono accedervi, sia per le situazioni giuridiche che possono essere fatte valere in giudizio.

Con l'azione di classe è possibile ora agire a tutela delle situazioni soggettive maturate a fronte di condotte lesive, per l'accertamento della responsabilità e la condanna al risarcimento del danno e alle restituzioni.

Con la Legge n.31 del 2019, peraltro, la class action, assai poco utilizzata sinora, è stata inserita come titolo autonomo all'interno del Codice di procedura civile, come strumento per la tutela dei diritti individuali omogenei lesi da atti e comportamenti di imprese o gestori di servizi pubblici o di pubblica utilità.

L'azione può essere promossa da ciascun componente della classe, ma anche da organizzazioni e associazioni senza scopo di lucro che soddisfano determinati requisiti.

Il giudice competente è la sezione specializzata in materia d' impresa individuata in base alla sede del resistente.

Il procedimento si articola in tre fasi dedicate rispettivamente:

1) alla decisione sull'ammissibilità della domanda:

2) alla valutazione della causa nel merito;

3) alla verifica dei diritti individuali e alla liquidazione dei risarcimenti ai singoli, con intervento di un rappresentante comune degli aderenti nominato dal giudice.

L'adesione degli interessati, che, elemento di forte tensione del sistema e contestato da parte delle imprese, è possibile anche dopo il verdetto di primo grado oltre che dopo il giudizio di ammissibilità, deve essere effettuata in via telematica attraverso il portale del Ministero della giustizia.

La disciplina prevede la facoltà per il promotore dell'azione di chiedere la disclosure delle prove e individua uno spazio per gli accordi transattivi sia in corso di causa, su proposta formulata dal giudice, sia dopo la sentenza.

Un passaggio di forte novità è costituito dall'obbligo per l'impresa, in caso di condanna, di corrispondere al rappresentante comune degli aderenti e all'avvocato del promotore compensi stabiliti in percentuale dell'importo complessivo del risarcimento, sulla base del numero degli aderenti.

Oltre a quelle sull'azione di classe, la Legge n. 31/2019 ha inserito nel Codice di procedura civile anche misure inedite sull'azione collettiva inibitoria, che può essere promossa da chiunque abbia interesse a ottenere la cessazione o il divieto di reiterazione di una condotta d'impresa lesiva di una pluralità di individui o enti .

Anche per questa azione la competenza è assegnata alle sezioni specializzate in materia d'impresa e il promotore può avvalersi della disclosure delle prove.

Con la condanna alla cessazione della condotta contestata il giudice può ordinare all'impresa di adottare idonee misure di ripristino, di pagare una somma di denaro in caso di inosservanza o ritardo, di dare diffusione al provvedimento attraverso i mezzi di comunicazione più indicati.
Il decreto-legge n.149/2020 (c.d.Ristori-bis) ha posticipato l'entrata in vigore dell'istituto della "nuova class action" introdotta con la L.n.149/2020 che è andata a sostituire l'istituto disciplinato in precedenza dal Codice del Consumo (D.lgs n.206/2005) all'art. 140-bis.

L'entrata in vigore della nuova disciplina, a seguito di molteplici rinvii, è finalmente avvenuta il 19 maggio 2021.

Tuttavia, ad oggi, dopo 18 mesi di proroghe non risulta ancora realizzata l'infrastruttura regolamentare ma soprattutto tecnologica indispensabile per far partire la sperimentazione delle prime azioni collettive previste dalla nuova legge.

Difatti, il Ministero della Giustizia deve realizzare una piattaforma informatica in grado di far dialogare gli attuali sistemi informatici, già gravati dalle attuali modalità di gestione da remoto delle udienze civili, con le nuove modalità che prevedono nuove forme di pubblicità dell'azione collettiva e il compimento di diverse attività processuali in modalità esclusivamente telematica.

Dalla lettura della nuova norma emerge che il nuovo procedimento, per poter funzionare, necessita della realizzazione del portale di servizi telematici gestito dal ministero della Giustizia.

Tale portale, infatti, è espressamente previsto all'articolo 840-ter, comma 2 c.p.c. e ha lo scopo di assicurare l'agevole reperibilità delle informazioni relative a domande di azione di classe. Il portale informatico appare da un punto di vista tecnico svolgere una funzione decisiva, soprattutto in termini di pubblicità delle azioni di classe.

Si pensi, ad esempio, che l' articolo 840-quater c.p.c. dispone che decorsi 60 giorni dalla data di pubblicazione del ricorso nell'area pubblica del portale dei servizi telematici, non possano essere proposte ulteriori azioni di classe sulla base dei medesimi fatti e nei confronti del medesimo resistente e quelle proposte sono cancellate dal ruolo. Inoltre, ad avvalorare la tesi della realizzazione di un'adeguata piattaforma dei servizi informatici, si può fare riferimento all' articolo 840-quinquies , comma 1 c.p.c., che rinvia alla data di pubblicazione sul portale delle ordinanze del giudice per la decorrenza dei termini perentori per l'adesione all'azione di classe da parte di soggetti portatori di diritti individuali omogenei.

La class action e processo tributario. Confronti e rimandi al codice civile

Giova mettere in evidenza, in via preliminare, che nel processo tributario non vi è una specifica disposizione normativa che contempli e disciplini la class action.

Vi è solo l' art. 29 Dlgs n.546/1992 che prevede la riunione dei ricorsi e l'art. 2 del D.lgs n.546/1992 che dispone al comma 2 che "I giudici tributari applicano le norme del presente decreto e, per quanto da esse non disposto e con esse compatibili, le norme del codice di procedura civile".

Da ciò ne discende che si applicano al processo tributario, in quanto compatibili, anche gli artt. 103 e 104 c.p.c. in materia di litisconsorzio.Tanto premesso, si può evincere che un ruolo fondamentale ha svolto la giurisprudenza di legittimità nel delineare i tratti distintivi nel processo tributario in materia di ricorsi cumulativi e collettivi, andando a riempire di significato i rimandi del codice di procedura civile relativamente alle azioni collettive da proporre nel processo tributario.



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*A cura di Maurizio Villani, Avvocato Tributarista in Lecce, Partner 24 ORE Avvocati - Studio Legale Tributario Villani