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La rottamazione quinquies non vale per gli avvocati

La rottamazione quinquies non si applica ai contributi dovuti a Cassa Forense. Cosa prevede la legge di bilancio 2026 e perché gli avvocati restano esclusi

di Marina Crisafi

La rottamazione quinquies non si applica ai contributi previdenziali dovuti dagli avvocati a Cassa Forense. A chiarirlo è la stessa Cassa, in un articolo pubblicato oggi, 29 gennaio, su CFNews.it a firma di Giancarlo Renzetti, che ricostruisce il perimetro normativo della nuova definizione agevolata introdotta dalla legge di bilancio 2026.

Cosa prevede la rottamazione quinquies

La rottamazione quinquies, si ricorda, è disciplinata dall’art. 1, commi 82-101, della legge 199/2025 (legge di bilancio 2026). La norma consente la definizione agevolata dei debiti affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023, con l’azzeramento di sanzioni, interessi di mora e aggio di riscossione.

Il contribuente è tenuto a versare esclusivamente il capitale residuo, oltre alle spese di notifica e di procedura, con possibilità di pagamento in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2026 oppure mediante un piano di rientro. La domanda di adesione deve essere presentata in modalità telematica entro il 30 aprile 2026. L’adesione alla rottamazione comporta una serie di effetti rilevanti, tra cui: la sospensione dei termini di prescrizione e decadenza; il divieto di avvio di nuove procedure esecutive e di iscrizione di fermi o ipoteche; l’impegno alla rinuncia ai giudizi pendenti, ecc.

I contributi previdenziali ammessi: solo Inps

Per quanto riguarda i contributi previdenziali, evidenzia Cassa Forense, il comma 82 dell’articolo 1 della legge 199/2025 delimita in modo chiaro l’ambito applicativo della sanatoria, stabilendo che possono essere rottamati esclusivamente i contributi dovuti all’Inps, e solo se non derivanti da accertamento. Restano quindi esclusi tutti i contributi dovuti ad altri enti previdenziali, comprese le casse professionali, tra cui, appunto, Cassa Forense.

Il quadro era profondamente diverso con la rottamazione quater, introdotta dalla legge 197/2022 (legge di bilancio 2023). In quel caso, infatti, prosegue l’ente previdenziale degli avvocati, la definizione agevolata riguardava “i carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022, relativi a imposte e contributi previdenziali. Era pertanto prevista espressamente la possibilità di rottamare i crediti previdenziali anche delle Casse private, gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza come le casse professionali (Cassa Forense, Inarcassa, ENPAM, ecc.)”.

L’estensione alle casse private, tuttavia, non era automatica.

In virtù dell’autonomia finanziaria riconosciuta dal d.lgs. 509/1994, ciascun ente doveva deliberare autonomamente l’adesione alla misura.

Cassa Forense aveva aderito alla Rottamazione quater “con delibera del Comitato dei Delegati del 27 gennaio 2023 includendo: contributi soggettivi, integrativi, maternità, di cui ai ruoli dal 2000 al 2021” non aderendo invece “allo stralcio automatico delle cartelle sotto 1.000 € che riguardava anche i contributi dovuti e non i soli interessi e sanzioni”.

Per cui, conclude la Cassa, “l’unico perimetro di applicazione della Rottamazione quinquies resta quello tracciato dal legislatore: i contributi INPS non derivanti da accertamento, con esclusione di ogni altro soggetto previdenziale”.

Ne consegue che gli avvocati iscritti a Cassa Forense non possono beneficiare della nuova sanatoria per i debiti contributivi.

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