La sfida per la leadership globale nel mercato digitale: tra potere normativo e multilateralismo
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adotta una risoluzione sulla promozione di sistemi di intelligenza artificiale “<i>safe, secure and trustworthy</i>”
Il 21 marzo l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione storica sulla promozione di sistemi di intelligenza artificiale (AI) “ safe, secure and trustworthy ”, che consentiranno progressi anche verso il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile.
È questa la prima volta che l’Assemblea ha adottato una risoluzione sulla regolamentazione di un settore emergente e segue la posizione già espressa dal Segretario Generale delle Nazioni Unite secondo cui la supervisione globale dell’intelligenza artificiale emergente dovrebbe basarsi sui principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite e garantire il pieno rispetto dei diritti umani.
C’è un ampio consenso sul fatto che i sistemi di AI devono essere affidabili, trasparenti, responsabili, supervisionati da esseri umani e in grado di essere interrotti. Non c’è bisogno di nuovi principi per governare l’AI ma senza una supervisione globale, c’è un rischio reale di incoerenza e di lacune.
Quest’approccio mette in evidenza un punto da dover condividere: fenomeni globali, quali internet, le forme d’intelligenza artificiale, le ‘informazioni sintetizzate’ dai large language models, non si possono disciplinare se non con strumenti globali. Abbiamo bisogno di una risposta unitaria e globale, basata sul multilateralismo e sulla partecipazione di tutte le parti interessate.
Oltre al pregio della risoluzione è possibile metter in evidenza un aspetto non secondario: le risoluzioni dell’Assemblea Generale, a differenza di quelle del Consiglio di Sicurezza, non sono vincolanti. Esse rappresentano un manifesto di ciò che è il pensiero globale comune su un determinato tema. L’obiettivo della risoluzione dell’Assemblea Generale è più che altro stabilire principi comuni su come improntare la governance l’IA. Per tale ragione, la risoluzione incoraggia le leggi locali riguardanti la regolamentazione dell’intelligenza artificiale: “incoraggia tutti gli Stati membri, se del caso, in linea con le loro priorità e circostanze nazionali e attuando nel contempo i rispettivi approcci e quadri normativi e di governance nazionali e, se del caso, altre parti interessate a promuovere la sicurezza, sistemi di intelligenza artificiale sicuri e affidabili” (art. 6 risoluzione). La Risoluzione definisce un quadro entro il quale ogni Stato può muoversi per creare regole, in modo da concretizzare i principi richiamati dall’Assemblea Generale. Saranno i singoli Stati membri, o unione di essi, ad attuare i rispettivi quadri normativi di governance dell’AI.
Ma, è proprio nella fase di attuazione dei principi, da tutti condivisi ed apprezzati, che entreranno in gioco le spinte ideologiche dei differenti Paesi, fase in cui ciascun Paese verrà ad esprimere regole che solo formalmente sono limitate dai confini degli Stati nazionali o delle istituzioni sovranazionali, come l’Unione europea, dacchè regolamentare lo spazio digitale (mercato globale) significa dettare regole al di fuori dei confini geografici.
Il fenomeno è stato descritto, con riferimento alla regolamentazione sulla data protection dell’UE, con il termine ‘ Brussels Effect ’, inteso quale potere unilaterale di regolare i mercati globali senza la necessità di ricorrere a istituzioni internazionali o di cercare la cooperazione di altre nazioni. Attraverso l’accennato apparato di regole, tese a governare il prezioso mercato interno dell’Unione, l’UE costringe le aziende straniere, che a quel mercato mirano, a dover seguire le norme europee, generando un’ampia spinta alla conformità da parte di soggetti extraterritoriali. La normativa europea riesce così ad affermare una sovranità digitale europea anche al di fuori dei propri confini, andando a collocarsi in aperta contrapposizione all’approccio d’oltre oceano.
Il potere normativo, quindi, è stato nel recente passato strumento per tutelare le singole sovranità digitali in vista della conquista di una leadership globale. Ed è questa tensione tra tutela delle singole sovranità ed attuazione di principi globalmente condivisi che il multilateralismo avrà il compito di allentare.
Forse si tratta dell’aspetto più delicato, posto che la risoluzione si innesta in uno scenario che vede alcuni Paesi attestarsi su posizioni ideologiche differenti. L’Unione Europea, ad esempio, considera i mercati, lasciati a sé stessi, incapaci di produrre risultati ottimali, per cui la regolamentazione è necessaria per proteggere i diritti fondamentali nell’era digitale. Gli Stati Uniti seguono una visione tecno-libertaria che enfatizza il primato del libero mercato, della libertà di parola e della libertà di Internet. La Cina, che già dal 15 agosto 2023 si è dotata di regole per la gestione dei servizi di intelligenza artificiale generativa, vuole che i sistemi di AI debbano conformarsi ai valori fondamentali del socialismo Cinese.
Dalle posizioni ideologiche alla creazione di regole coerenti il passaggio è breve. Ad esempio, che l’UE abbia l’obiettivo di proporsi sullo scenario globale come leader nella regolazione dell’innovazione digitale per bilanciare il potere delle aziende tecnologiche d’oltreoceano che, con i loro prodotti e servizi innovativi, stanno rimodellando il mondo, è detto esplicitamente: «Soltanto un’azione comune a livello di Unione può altresì tutelare la sovranità digitale dell’Unione e sfruttare gli strumenti e i poteri di regolamentazione di quest’ultima per plasmare regole e norme di portata globale» (2.2 relazione alla proposta AI ACT).
Ampliato lo sguardo su tale scenario, quindi, possiamo comprendere l’importanza da attribuire alla risoluzione: da un lato, la consapevolezza delle tensioni geopolitiche sulla regolamentazione di un mercato in forte espansione ha condotto oltre 120 Stati membri, a livello globale, ad approvare la risoluzione. Il multilateralismo, quindi, è ancora considerato come un efficace antagonista delle tensioni esistenti sul campo della sovranità digitale. Per altro verso, assume rilievo che la risoluzione sia stata presentata dagli Stati Uniti, a conferma del crescente interesse dell’amministrazione Biden a conquistare una leadership in tema di governance globale dell’AI.
Resta però aperta una sfida: la consapevolezza della crescente importanza, del valore e dell’incertezza di un mercato in così forte espansione ha portato più di 120 Stati a sostenere la necessità di una risoluzione globale; segno che la conquista di una leadership globale sarà sempre meno immaginabile in tale settore. D’altronde, un equilibrio di poteri in cui nessun paese può dominare gli altri, in cui le singole sovranità saranno rispettate nel riflesso del consenso internazionale è auspicabile. Ma, dobbiamo attendere i prossimi passi per comprendere se il potere normativo perderà o manterrà il ruolo di strumento per tutelare le singole sovranità oppure se il multilateralismo sarà un antidoto efficace per mitigare le crescenti tensioni geopolitiche nel contesto digitale.
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*A cura di Gianluca Fasano, Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione (CNR-ISTC)







