Professione e Mercato

Le PMI e la nuova mappa internazionale del post-pandemia

di Duarte Libano Monteiro*

In breve

Sebbene sia vero che le aspettative di crescita legate al commercio internazionale sono elevate, non vanno trascurati alcuni aspetti legati alla cultura, alla politica e alla legislazione vigente in materia commerciale, fiscale o finanziaria in questi nuovi mercati

L'export italiano sta gradualmente tornando sopra i livelli precedenti all'emergenza Covid, e le prospettive di ripresa del commercio mondiale sono solide.
L'efficacia della Campagna vaccinale ha infatti aperto nuovi scenari anche per l'attività delle imprese, soprattutto nel contesto internazionale, molto limitato ancora dall'esistenza di numerosi ostacoli alla mobilità.

Nel primo quadrimestre 2021 l'export italiano ha, infatti, segnato un +19.8% tendenziale, e, soprattutto un +4.2% rispetto allo stesso periodo del 2019 secondo il Rapporto sul commercio estero "L'Italia nell'economia internazionale" dell'Istituto Nazionale di Statistica e l'ICE.

Si tratta senza dubbio di dati incoraggianti se si tiene conto che il 2020 per l'Italia si è chiuso con una flessione dell'export di beni del 9,7% rispetto all'anno precedente, il dato peggiore dalla crisi del 2009 ma comunque superiore alle attese, secondo l'analisi di SACE Simest.

Anche se l'economia italiana continua a vedere il suo mercato più vicino e naturale nei principali paesi della Zona Euro (valgono quasi il 50% delle esportazioni), il panorama emergente del post-pandemia ha disegnato una mappa in cui si intravedono interessanti opportunità che le nostre aziende non dovrebbero perdere.

Si tratta in genere di destinazioni più lontane e, quindi, meno comuni per le nostre imprese, ma le cui principali attrattive sono un notevole dinamismo economico, con una crescita media continua di oltre il 3% e del 7% in paesi come Vietnam o Cambogia.

L'ampliamento della mappa dell'export per le aziende italiane favorirà la diversificazione dei loro mercati e il rischio insito nel commercio internazionale.

In questa nuova geografia che sta emergendo per il commercio internazionale si colloca senza dubbio il sud-est asiatico. Paesi come Cina, Giappone o Corea del Sud hanno avuto una minore incidenza dell'epidemia e hanno strutture produttive paralizzate da meno tempo. All'interno della stessa area, il gruppo di Paesi che fanno parte dell'ASEAN (Malesia, Indonesia, Brunei, Vietnam, Cambogia, Laos, Myanmar, Singapore, Thailandia e Filippine), che sono cresciuti di oltre il 5% dall'inizio del 2000, costituiscono un altro dei mercati più attraenti e dinamici, indipendentemente dalle dimensioni e dai potenziali contrasti che ciascuno dei paesi membri può presentare. Parliamo in termini consolidati di una popolazione di quasi 3.500 milioni di abitanti, che equivale a più di 7 volte la dimensione dell'Unione Europea.

All'interno di questo nuovo panorama di opportunità è necessario collocare anche l'Africa Subsahariana, le cui proiezioni demografiche, i progetti di integrazione economica e regionale e i piani di ammodernamento istituzionale costituiscono interessanti incentivi per attrarre business. Infatti, molti analisti prevedono che sarà il continente con i più alti tassi di crescita in questo secolo.

Questi mercati rappresentano un'opportunità in un momento in cui la capacità di reazione delle aziende sarà un fattore determinante per la loro competitività, ma implicano anche degli scenari che devono essere valutati e gestiti professionalmente al fine di limitare il rischio legato all'inesperienza.

Sebbene sia vero che le aspettative di crescita legate al commercio internazionale sono elevate, non vanno trascurati alcuni aspetti legati alla cultura, alla politica e alla legislazione vigente in materia commerciale, fiscale o finanziaria in questi nuovi mercati.

Uno dei principali rischi a cui sono esposte le imprese internazionalizzate, soprattutto quelle che hanno sede o operano in Paesi al di fuori della zona euro, è quello di convivere con la difficoltà dei diversi tassi di cambio e della loro volatilità, in quanto possono incidere negativamente sui margini operativi.

Si tratta indubbiamente di un fattore esterno che reagisce a molteplici variabili le quali non dipendono dall'azienda, ma che possono essere gestite con una visione basata sull'anticipazione e sulla pianificazione con il giusto supporto professionale, valutando anche soluzioni di finanziamento utili per finanziare il commercio internazionale.

Nell'attuale fase di ripresa che si profila, quindi, le imprese italiane in generale, e in particolare le PMI, devono sfruttare le opportunità derivanti dalla nuova mappa internazionale che descrive il post-pandemia per incrementare le proprie vendite e rafforzare la propria competitività.

Si tratta indubbiamente di un compito difficile, che comporta l'analisi di nuovi mercati, senza tralasciare un singolo dettaglio, ma si tratta di una grande opportunità in termini di maggiore stabilità e forza per affrontare i cambiamenti legati ai mercati locali.

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*A cura di di Duarte Libano Monteiro, Direttore Regionale Sud Europa di Ebury

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