Lavoro

Magistrati onorari a Bonafede: «costretti a scegliere se morire di Covid-19 o di fame»

di Francesco Machina Grifeo

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Tratto da Plusplus24 e Smart24

In breve

Richiesta una audizione al Ministro: la curva pandemica non accenna a diminuire, necessitiamo, ora più che mai, di garanzie

Magistrati onorari sempre più soli. Senza tutele sanitarie e "costretti a presenziare alle udienze" per l'assenza di una adeguata informatizzazione, lanciano l'ennesimo grido di allarme: "Ci viene chiesto, di fatto, di scegliere se morire di Covid-19 o morire di fame". "Siamo 5.000, un esercito di professionisti in trincea", e siccome la curva pandemica non accenna a diminuire "necessitiamo, ora più che mai, di garanzie". Poi - unendosi idealmente "alla istanza avanzataLe dall'ANM" - chiedono anche loro una audizione formale al Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede.

In un lungo comunicato, la Consulta della Magistratura Onoraria, che raccoglie tutte le diverse Associazioni, ricorda l'assenza di qualsivoglia assistenza per la malattia. Malattia a cui sono esposti "massivamente, presenziando in udienza per interminabili giornate". Infatti, mancando i collaboratori di segreteria accedono "senza soluzione di continuità agli uffici giudiziari, con conseguente esposizione al rischio elevatissima".

"Si presenzia in via esclusiva – proseguono - alle udienze di convalida degli arresti e di espulsione in materia d'immigrazione, le più insidiose. Si esercita in via pressoché esclusiva nei giudizi monocratici di primo grado, ove l'attività in presenza è la regola", senza però che via siano "spazi sufficienti per garantire il distanziamento sociale".

In altri casi, denunciano, l'inadeguatezza degli Uffici ha portato alla chiusura tout court da parte di alcuni Presidenti di Tribunale, con azzeramento dei compensi.

"Ciò nondimeno – rivendicano - i Magistrati Onorari trattano e definiscono oltre il 50% del carico civile e penale degli Uffici giudiziari. Anche l'80% di quello di primo grado nel settore penale".

Mentre la proposta di legge in discussione al Senato "ricalcando pedissequamente l'impianto del Dlgs 116/17 in fase di apparente rivisitazione", mantiene "questi Servi di Stato in una condizione ripugnante". Un termine, chiariscono, usato dal Governo per definire l'identica condizione in cui sono tenuti i cd "riders". Questa volta però - rilevano - è lo Stato "a riservare un identico disumano trattamento a chi amministra Giustizia". Nella riforma, infine, "rimane assolutamente assente la tutela assistenziale", mentre si lascia il compenso a cottimo: "l'equivalente di 9 euro netti all'ora! ".

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