Il CommentoCivile

Mobilità elettrica e transizione ecologica e digitale: un lungo cammino

di Gabriella Opromolla*

Contenuto esclusivo Norme & Tributi Plus

Il settore energetico è oggi al centro sia della transizione ecologica sia di quella digitale. La transizione ecologica è stata inserita, insieme alla Rivoluzione verde, nei punti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), ovvero il progetto di rilancio economico del 2021 del Governo italiano all'interno del programma europeo che vede coinvolti tutti gli altri Stati membri.

Il Piano era stato pensato per la ripresa dopo la pandemia, ma il conflitto internazionale fra Russia e Ucraina ha di nuovo mutato il contesto di riferimento rendendo più difficile il perseguimento degli obiettivi. Ciò che è certo è che la transizione ecologica, nell'attuale situazione climatica ed ambientale, è diventata oramai una necessità.

Cosa si intende precisamente per "transizione ecologica"?

Nell'accezione del vocabolario Treccani significa "processo tramite il quale le società umane si relazionano con l'ambiente fisico, puntando a relazioni più equilibrate ed armoniose nell'ambito degli ecosistemi locali e globali; in senso più limitato e concreto, processo di riconversione tecnologica finalizzato a produrre meno sostanze inquinanti".

Per quanto riguarda, in particolare, il settore mobilità, il Governo ha tra gli obiettivi la ricerca sull'idrogeno e la sua diffusione nel trasporto stradale, l'elettrificazione dei mezzi pubblici, lo sviluppo dei biocarburanti e nuove stazioni di ricarica in città e autostrade per favorire l'utilizzo dei veicoli elettrici. Si intende quindi, inter alia, sollecitare la costruzione delle infrastrutture necessarie per promuovere lo sviluppo della mobilità elettrica, l'aumento del numero dei veicoli (pubblici e privati) a emissioni zero e la riduzione dell'impatto ambientale dei trasporti, realizzando entro il 2026 oltre 20.000 punti di ricarica rapida sulle superstrade e nei centri urbani. Il Parlamento europeo ha votato lo stop alla vendita di auto nuove a benzina, diesel e ibride a partire dal 2035.

Cosa si intende per "transizione digitale"?

La Commissione europea promuove da tempo la trasformazione digitale come soluzione in grado di migliorare la competitività economica delle imprese, attraverso processi di digitalizzazione capaci di rendere possibile il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità e consentire i cambiamenti necessari per una giusta transizione verde.

Ciò è stato ribadito anche nella Nuova Strategia industriale per l'Europa (New Industrial Strategy for Europe 2021), dove si sottolinea come la doppia transizione ecologica e digitale influenzerà economia, società e industria in ogni loro aspetto.

A tal riguardo, con specifico riferimento al settore energia, la digitalizzazione sta trasformando i processi con cui l'energia si produce, si distribuisce e si consuma. Oggi non solo i parchi eolici e fotovoltaici, ma anche le vecchie centrali idroelettriche sono gestite, almeno in parte, in modo automatizzato. Con riguardo alle reti che trasportano e distribuiscono l'elettricità prodotta gli elementi di base sono i contatori elettronici che abilitano le smart grid con cui si può gestire e bilanciare in modo efficiente il sistema elettrico, ma altri automatismi sono presenti in tutta la filiera del settore energia. La digitalizzazione, pertanto, ha ed avrà un impatto crescente anche sul settore elettrico e sulla mobilità elettrica con utilizzi diffusi a tutti i livelli, dalla gestione degli impianti di generazione ai consumi finali di energia elettrica.

Un recente studio della Commissione Europea evidenzia come l'intelligenza artificiale avrebbe il potenziale di ridurre del 10% l'uso di energia elettrica consentendo di predire la domanda e la produzione in maniera più accurata e con maggiore anticipo rispetto ai sistemi tradizionali. Non è poi da trascurare il fatto che gli investimenti vanno nella direzione di automatizzare le auto e renderle dei veri e propri dispositivi IoT (Intelligent of Things) capaci di generare un numero crescente di dati, dati che possono poi essere utilizzati per diversi tipi di servizi ancillari, dalla navigazione alla manutenzione, dalla diagnostica fino all'offerta di servizi di infotainment ed assicurativi customizzati, attivando servizi di connettività̀ dei veicoli a 360°.

Parallelamente ai cambiamenti tecnologici, si sono altresì sviluppati nuovi modelli di servizio - come la mobilità in condivisione e il noleggio a lungo termine – che possono contribuire ad una maggiore sostenibilità̀ dei trasporti, con un rinnovo del parco auto più̀ veloce e caratterizzato da auto a basse/zero emissioni.

Dal punto di vista della disciplina giuridica, con riferimento, in particolare, al settore e-mobility, si deve considerare che il contesto normativo europeo e nazionale si è evoluto in modo rilevante tra il 2014 e il 2016, a seguito della Direttiva 2014/94/UE ("DAFI", "Alternative Fuel Infrastructrure Directive"), recepita con il decreto legislativo 16 dicembre 2016, n. 257.

In particolare, il quadro definito dalla Direttiva 2014/94/UE è basato sul concetto che lo sviluppo e l'esercizio delle infrastrutture di ricarica in luoghi accessibili al pubblico dovrebbero essere ispirati ai principi di un mercato concorrenziale con accesso aperto a tutti i soggetti che possiedono e gestiscono punti di ricarica in luoghi aperti al pubblico.

Il decreto legislativo 257/2016 dispone poi che il Piano nazionale infrastrutturale per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica (PNIRE), previsto dall'articolo 17-septies, del decreto legge 22 giugno 2012, n. 83 (convertito dalla legge 7 agosto 2012, n. 134), costituisca la sezione relativa all'energia elettrica del quadro strategico nazionale per lo sviluppo del mercato dei combustibili alternativi nel settore dei trasporti e la realizzazione della relativa infrastruttura.

Tuttavia, al momento, l'installazione di una quantità necessaria di infrastrutture di ricarica sembra "frenata" dallo scarso coordinamento normativo che risulta per certi versi poco efficace. Ad esempio, la recente legge di bilancio 2021 prevede un duplice mandato ai concessionari con l'obbligo di installare le colonnine per conto proprio o di affidare il servizio a terzi con delle gare, ma non è prevista nessuna conseguenza per chi non rispetta tale obbligo. Tutto questo determina agli effetti pratici un freno alle installazioni, con detrimento per tutta la filiera ed in particolare per i soggetti che sarebbero già pronti ad investire, come ad esempio i CPO, ovvero gli operatori che gestiscono le colonnine.

Il MITE (Ministero per la transizione ecologica) ha lanciato una consultazione pubblica sui fondi del PNRR destinati a creare una rete omogenea di infrastrutture per le auto elettriche.

Si tratta, come definito dal MITE, di "benefici a fondo perduto, al fine di incentivare la realizzazione di infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici veloci e ultra-veloci, ristrutturando la rete di distribuzione dei carburanti e con l'obiettivo finale di realizzare una rete di ricarica uniformemente distribuita sull'intero territorio nazionale".
Nel provvedimento si stabilisce tuttavia che le offerte degli operatori di ricarica non valgono se l'infrastruttura non ricade all'interno delle stazioni di carburante tradizionale.

Con il recentissimo via libera al Ddl sulla concorrenza 2021, approvato dal Senato il 2 agosto, non si registrano peraltro particolari passi avanti.
L'articolo 13, dedicato alle procedure dei concessionari autostradali, per assegnare le colonnine di ricarica si riferisce infatti a "procedure competitive, trasparenti e non discriminatorie, nel rispetto del principio di rotazione" enfatizzando la necessità di prevedere l'applicazione nelle gare di "criteri premiali" per le offerte in cui si propone "l'utilizzo di tecnologie altamente innovative", ma ancora, pur essendo di per sé propositivo, non dà particolari e specifiche soluzioni.

La necessità di una maggiore e più capillare diffusione delle infrastrutture di ricarica è di primaria importanza per il miglioramento delle condizioni atte ad una maggior diffusione dei veicoli elettrici in futuro.

Il cammino è lungo, ma è una notizia confortante che, sia a livello politico che sociale, è via via cresciuta la sensibilità e l'importanza data alle tematiche di sostenibilità ambientale ed è in particolare riconosciuto che la mobilità elettrica rappresenta un tassello determinante per migliorare la situazione attuale.

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*A cura di Gabriella Opromolla, partner Eptalex