Giustizia

Nordio: “Nessun magistrato spiato, Report diffonde allarme sociale”

Il giornalista Ranucci: “Delle due l’una, o il ministro non lo sa, o non dice la verità: in entrambi i casi - conclude - è una cosa grave”.

Scoppiano le contestazioni da parte delle opposizioni in Aula al Senato nei confronti del ministro della Giustizia Carlo Nordio che, prima della Relazione sulla amministrazione della giustizia ha pronunciato una lunga premessa in merito all’inchiesta annunciata da Report, secondo cui ci sarebbe un software sui pc di procure e tribunali in grado di spiare i magistrati senza lasciare traccia.

“Sono stato sollecitato – ha affermato il Guardasigilli - in modo bizzarro a dare spiegazione su un evento, che non so da quale pattumiera delle fake news sia stato raccolto, ma è stato recepito da un intervento della Serracchiani”. “Sottoporre, senza autorizzazione della magistratura, i pc non solo dei parlamentari ma dei magistrati costituirebbe reato: attribuire al ministro della Giustizia un comportamento che configurerebbe reato lo considero di una gravità inaudita”.

Secondo il ministro negli uffici giudiziari viene utilizzato lo stesso sistema di gestione e sicurezza dei pc già in funzione dal 2019 che non consente sorveglianza dell’attività dei magistrati, non legge contenuti, non registra tasti o schermo, non attiva microfoni o webcam. “Le funzioni di controllo remoto non sono attive – prosegue Nordio - né sono state mai attivate. In ogni caso, il loro eventuale uso necessiterebbe di una richiesta dell’utente e di una sua conferma esplicita: non potrebbe dunque avvenire a sua insaputa. Ogni intervento sarebbe comunque tracciato nei sistemi”.

Arriva la replica del giornalista conduttore della trasmissione di inchiesta. “Io non lancio nessun allarme sociale – afferma Sigfrido Ranucci -, l’allarme sociale che ha denunciato Report è che c’è la possibilità di spiare i magistrati senza che loro lo sappiano attraverso un software che è stato inserito dallo stesso ministero della Giustizia, e questo lo dimostriamo”. Il software, installato sui circa 40mila computer dell’amministrazione della giustizia, sarebbe in grado di spiare senza lasciare traccia. “Il ministro ha negato che si possa fare senza autorizzazione, noi abbiamo la testimonianza di un magistrato che lo smentisce con i dati di fatto: questa è una cosa gravissima”, aggiunge Ranucci. “Delle due l’una, o il ministro non lo sa, o non dice la verità: in entrambi i casi - conclude - è una cosa grave”.

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