LA QUESTIONE

Con la sentenza n. 8269/2025, la Corte di Cassazione affronta la questione relativa alla configurabilità del reato di infedele dichiarazione in caso di omessa indicazione nella dichiarazione dei redditi dei proventi percepiti, sotto forma di criptovalute, dal commercio di opere d’arte digitali incorporate in Non Fungible Token (NFT).

D.lgs. n. 74/2000 “Dichiarazione infedele”: art. 4 D.P.R. n. 917/1986 “Redditi di lavoro autonomo”: art. 53 D.P.R. n. 917/1986 “Determinazione del reddito di lavoro autonomo”: art. 54 D.lgs. n. 184/2021 “Definizioni”: art. 1, lett. d) Codice penale: “Successione di leggi penali”: art. 2 Codice penale: “Ignoranza della legge penale”: art. 5 Cassazione pen., Sez. III, 28 febbraio 2025, n. 8269

La configurabilità del reato di infedele dichiarazione

Per comprendere appieno la questione, occorre definire brevemente i concetti fondamentali relativi agli NFT e alle criptovalute, così come emergenti dalla sentenza.

In particolare, l’indagato operava nella cosiddetta “cybergraphic”, una forma d’arte digitale consistente nel realizzare opere nativamente digitali, prive di qualunque supporto fisico e incorporate in un NFT.

L’NFT è una tipologia di token digitale che rappresenta l’atto di proprietà e il certificato di autenticità di un’opera d’arte digitale...

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