Penale

Pittelli torna in carcere, l'Ocf: "Accanimento aberrante, aveva chiesto aiuto"

di Francesco Machina Grifeo

"Nuova aberrante circostanza, ennesima riprova della deriva giustizialista che pervade taluni uffici giudiziari"

L'Organismo Congressuale Forense stigmatizza "l'accanimento giudiziario" mostrato dal Tribunale collegiale di Vibo Valentia, che ha deciso di rimandare in carcere l'ex deputato di Forza Italia, avvocato Giancarlo Pittelli, "colpevole soltanto di aver cercato di difendersi scrivendo una lettera a un esponente politico per chiedere di interessarsi del suo caso".

Secondo quanto riferito dal suo legale, Guido Contestabile, Pittelli, imputato nel processo Rinascita-Scott, nel mese di ottobre ha inviato una lettera al ministro del Sud Mara Carfagna nella quale rappresentava il suo "stato di disagio" (in quel momento l'ex parlamentare si trovava ai domiciliari. Lettera che la Carfagna ha restituito alla polizia di Montecitorio, che a sua volta ha fatto la segnalazione alla Squadra mobile di Catanzaro. Da qui la lettera è stata trasmessa alla Procura di Catanzaro che ha chiesto l'aggravamento della misura cautelare. Richiesta immediatamente accolta dal Tribunale di Vibo Valentia".

Pittelli si trova già nel carcere di Catanzaro, conferma il legale, che poi aggiunge: "Presenteremo subito ricorso per ottenere la scarcerazione".

"Pittelli dunque – si legge in una nota dell'Organismo congressuale forense - è tornato in carcere per avere, secondo i giudici, ha violato gli arresti domiciliari ai quali era sottoposto nell'ambito del procedimento Rinascita Scott". Pittella prosegue l'Ocf "è protagonista di una vicenda surreale". L'Avvocatura poi ricorda che era finito in carcere il 19 ottobre scorso nell'inchiesta "Mala Pigna" della Dda di Reggio Calabria ed era stato rimesso ai domiciliari dal Riesame di Reggio Calabria, "ma era stato trattenuto in carcere più del dovuto per mancanza di braccialetti elettronici". "Questa - conclude la nota - è una nuova aberrante circostanza, ennesima riprova della deriva giustizialista che pervade taluni uffici giudiziari".

«Ti chiedo – scriveva tra l'altro Pittelli nella missiva a Carfagna - di non abbandonarmi perché sono un innocente finito nelle grinfie per ragioni che ti rivelerò alla prima occasione. Aiutami in qualunque modo. Io vivo da due anni in stato di detenzione, finito professionalmente, umanamente e finanziariamente. Tutto ciò non è giusto. A tutto questo aggiungi che non sono mai stato interrogato dai magistrati del Pm, né dal gip dopo essermi avvalso della facoltà di non rispondere in sede di interrogatorio di garanzia. Non avevo avuto il tempo di leggere le 30mila pagine di ordinanza e richiesta».

Alla fine della lettera Pittelli indica il numero di telefono della moglie. Secondo i giudici Pittelli avrebbe così "consapevolmente trasgredito alle prescrizioni" impostegli con gli arresti domiciliari con riferimento al "divieto di colloquiare o comunicare anche per telefono o con sistemi telematici con persone diverse da quelle che con lui coabitano". Ed avrebbe manifestato la "volontà di instaurare contatti con la precipua finalità di incidere sul regolare svolgimento del processo".

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