la QUESTIONE
Qual è oggi la funzione dell’adozione del maggiorenne nell’ordinamento italiano e come si è evoluta rispetto alla sua matrice storica? Quali sono i presupposti sostanziali richiesti dagli artt. 291 ss. c.c. e quali limiti permangono dopo gli interventi della Corte costituzionale? In che modo la giurisprudenza costituzionale e di legittimità ha ridefinito la natura dell’istituto, ampliandone la portata personalistica e solidaristica? Quali sono gli effetti dell’adozione ordinaria sul piano dei rapporti familiari, successori e identitari? Quali criticità emergono nella prassi applicativa, soprattutto in relazione alla presenza di figli dell’adottante, minori o maggiorenni? Quali sono gli strumenti operativi per l’avvocato che intenda proporre un ricorso ex artt. 291 ss. c.c., e quali accortezze istruttorie risultano decisive?
Codice civile, artt. 291–314; Costituzione, artt. 2, 3, 30, 117; CEDU, art. 8; Legge 4 maggio 1983, n. 184 (“Diritto del minore a una famiglia”); Legge 149/2001 (modifiche alla L. n. 184/1983); Legge 219/2012 (riforma della filiazione); D.lgs. 154/2013 (revisione delle disposizioni vigenti in materia di filiazione).

Premessa
L’adozione del maggiorenne rappresenta uno degli istituti più peculiari del diritto di famiglia italiano, sospeso tra tradizione e innovazione, tra esigenze patrimoniali e istanze affettive, tra rigidità normativa e aperture giurisprudenziali. La sua disciplina, contenuta negli articoli 291 e seguenti del codice civile, è rimasta sostanzialmente immutata dal 1942, ma la sua interpretazione ha subito una trasformazione profonda, determinata dall’evoluzione della società, dalla riforma della filiazione...


