L'avvocatura non è solo tecnica: è cultura, antropologia, retorica, psicologia, doti comunicative, sensibilità. La macchina può imitare tutto questo? Secondo Sirotti Gaudenzi la risposta è ovviamente No: l'IA può liberare l'avvocato dalle incombenze meccaniche, dando modo di recuperare le dimensioni più nobili della professione. Pertanto l'avvocato del futuro non sarà colui che rinuncia all'intelligenza artificiale ma colui che saprà governarla senza diventarne "schiavo".

La professione forense sta riflettendo sul proprio futuro, confrontandosi con l’intelligenza artificiale, protagonista oramai imprescindibile della nostra vita, essendo presente in tutti i dispositivi che ci circondano. Il confronto avviene con una creatura simile al Golem, il gigante d'argilla antropomorfo, che obbedisce, ma non comprende, risponde, ma non ascolta, elabora, ma non è dotato di pensiero. E, soprattutto, l'intelligenza artificiale non soffre, perché priva di coscienza, e - rispetto...

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