Penale

Reddito di cittadinanza, sì al sequestro preventivo della carta prepagata se è stata taciuta la condanna del coniuge per reati di mafia

di Paola Rossi

In breve

La mancata indicazione della circostanza ostativa del modulo ricevuto dal richiedente non è sufficiente a impedire la misura

Non è illegittimo il sequestro preventivo della poste pay abbinata al reddito di cittadinanza se il titolare l'ha ottenuta omettendo la condanna del coniuge per un reato aggravato ai sensi dell'articolo 416bis1 del Codice penale. E non si può contrastare la misura argomentando la propria ignoranza in ordine al presupposto ostativo del diritto allo strumento di sostegno al reddito.

La Corte di cassazione con la sentenza n. 34121/2021 ha in primis ribadito che, nel caso in esame, il reato previsto dall'articolo 7 della legge 26/2019 istitutiva del reddito di cittadinanza non può essere scriminato, come prevede l'articolo 5 del Codice penale, per ignoranza della legge lamentata dall'autore del reato.

Però nella vicenda in esame la ricorrente faceva rilevare che il modulo Inps, che le era stato sottoposto per la richiesta, non esplicitasse la circostanza ostativa alla domanda rappresentata dalla condanna del marito per reati di mafia. La Corte risponde che l'eventuale errore o incompletezza dell'informazione ricevuta dalla competente autorità amministrativa non faceva in alcun modo venir meno i presupposti previsti dalla legge 26/2019.

Comunque - dice la Cassazione - al di là di quanto emergerà nel processo sulla rilevanza dell'incompletezza del modulo sottoposto alla ricorrente, l'aver taciuto un elemento ostativo del beneficio è situazione sufficiente a giustificare la misura cautelare.
In effetti il modulo Inps elencava solo alcuni dei requisiti "in via esemplificativa" senza recare indicazione esplicita di quello che si è rilevato nella causa decisa.

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