Comunitario e Internazionale

Richiedenti asilo, sì alla rivalutazione del trasferimento

In breve

Per la Corte Ue, sentenza nella causa C-194/19, il sistema giurisdizionale deve essere strutturato in modo da tener conto di un fatto successivo alla prima decisione

Un richiedente asilo deve poter invocare delle circostanze successive all'adozione di una decisione di trasferimento contro la quale egli propone ricorso. Lo ha stabilito la Corte Ue, con la sentenza nella causa C-194/19, chiarendo che spetta a ciascuno Stato membro stabilire le modalità procedurali dei ricorsi giurisdizionali intesi a garantire la tutela giurisdizionale effettiva.

Il caso
- H. A., cittadino di un Paese terzo, ha presentato una domanda di asilo in Belgio. Tuttavia, poiché le autorità spagnole hanno accettato di prenderlo in carico, la sua domanda è stata respinta e nei suoi confronti è stata adottata una decisione di trasferimento verso la Spagna. Poco tempo dopo, il fratello di H. A. è giunto anch'egli in Belgio e ha ivi presentato una domanda di asilo. H. A. ha quindi proposto ricorso avverso la decisione di trasferimento che lo riguardava, affermando, in particolare, che le rispettive domande di asilo dovevano essere esaminate congiuntamente.

Il ricorso è stato respinto con la motivazione che l'arrivo in Belgio del fratello di H. A. era successivo all'adozione della decisione controversa e che tale circostanza non poteva quindi essere presa in considerazione per valutare la legittimità della decisione stessa. A questo punto H. A. ha proposto ricorso per Cassazione dinanzi al Consiglio di Stato belga, lamentando la violazione del suo diritto a un ricorso effettivo, quale risultante dal regolamento Dublino III e dall'articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (in prosieguo: la «Carta»).

La motivazione - In una sentenza della Grande Sezione, la Corte ha dichiarato che il diritto dell'Unione osta a una normativa nazionale per cui il giudice non può tener conto di circostanze successive che siano determinanti ai fini della corretta applicazione del regolamento Dublino III. Diverso è il caso in cui tale normativa preveda un mezzo di ricorso specifico, purché consenta un esame ex nunc della situazione.

Tuttavia, la Corte sottolinea in forza del principio di autonomia processuale, spetta a ciascuno Stato membro stabilire le modalità dei ricorsi, a condizione che esse non siano meno favorevoli rispetto a quelle relative a situazioni analoghe assoggettate al diritto interno (principio di equivalenza) e che non rendano in pratica impossibile o eccessivamente difficile l'esercizio dei diritti (principio di effettività).

Tornando al caso di specie, per i giudici, non è stata garantita una tutela giurisdizionale sufficiente in quanto non si consente all'interessato di esercitare i diritti conferiti dall'articolo 47 della Carta e dal Regolamento. Tuttavia, la Corte aggiunge che una siffatta tutela può essere garantita grazie a un mezzo di ricorso specifico che deve tuttavia garantire la possibilità di impedire alle autorità competenti dello Stato membro richiedente di procedere al suo trasferimento, qualora una circostanza successiva alla decisione di trasferimento osti alla sua esecuzione.

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