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Riforma C.P.I., Tribunale unificato e brevetto Europeo ad effetti unitari, gli sviluppi della tutela brevettuale in Italia

di Maria Balestriero*

Contenuto esclusivo Norme & Tributi Plus

È un momento storico di grande fermento e vitalità nel mondo brevettuale italiano.
Gli ultimi dati pubblicati dall'Ufficio Europeo dei Brevetti registrano infatti un record di domande di brevetto depositate da aziende italiane, con ciò dimostrando il crescente interesse e la crescente attenzione per i brevetti da parte delle realtà industriali nazionali.

Sono inoltre all'orizzonte importanti novità che potranno ulteriormente rafforzare questo trend positivo, quali la riforma del Codice della Proprietà Industriale attualmente al vaglio del Parlamento con la previsione di misure che mirano a rafforzare la competitività delle imprese e l'uso dello strumento brevettuale, nonché il tanto atteso ed ormai imminente avvio del Tribunale Unificato dei Brevetti Europei con l'introduzione del nuovo brevetto Europeo ad effetti unitari. Si tratta di opportunità a disposizione delle imprese che daranno certamente nuovo impulso ed una nuova attrattiva allo strumento brevettuale. Di seguito alcuni commenti al riguardo.

Sulla propensione alla brevettazione nel sistema industriale italiano

Partiamo dagli ultimi dati pubblicati ad aprile dall'Ufficio Europeo dei Brevetti: risulta che nel 2021 in Italia vi è stato un incremento del 6,5% di nuove domande depositate, con un tasso di crescita ben al di sopra della media europea (che cresce del 2,7%).

Tali dati si inseriscono in un contesto di crescita già in evidenza da circa un decennio: le domande di brevetto europeo depositate da imprese italiane sono infatti più che raddoppiate negli ultimi 10 anni (4.919 nel 2021, 2.237 nel 2012).

E' un ottimo segnale di vitalità e dinamismo delle nostre imprese. E ciò soprattutto se si considerano i settori in cui sono stati effettuati il maggior numero di depositi. Si tratta dei settori tipicamente più innovativi nella nostra economia, quali l'automotive (con addirittura un +9,3%) o il campo delle "altre macchine speciali" che comprende le macchine utensili per l'agricoltura, il tessile, la carta, l'alimentare, modellatura di plastica, cemento e argilla, nonché produzione di oggetti 3D (che ha registrato un +3,2%).
Buoni i dati anche per le tecnologie mediche e più in generale l'healthcare, nonché la robotica.

Ciò significa che non solo vi è consapevolezza da parte del mondo imprenditoriale dell'importanza di innovare, ma anche di quanto sia poi fondamentale proteggere le proprie invenzioni, come strumento per rafforzare la competitività nel mercato.

Si sta dunque forse superando il pregiudizio per cui in brevetti erano visti come uno strumento eccezionale e costoso, un di più su cui non era necessario investire e soprattutto da utilizzare solo per prodotti radicalmente innovativi.

Non è così. Infatti innanzitutto è bene chiarire che qualsiasi innovazione, relativa ad un prodotto o a un procedimento, può essere brevettata, anche se riguardante aspetti costruttivi o particolari applicativi di dettaglio. Ciò alle sole condizioni che la soluzione tecnica che si vuole proteggere sia naturalmente nuova ed inventiva e abbia applicazione industriale.

Ma soprattutto bisogna avere ben chiaro che i brevetti costituiscono un fondamentale strumento competitivo, da più punti di vista.

Il brevetto conferisce infatti al suo titolare un diritto di esclusiva, ossia il diritto di vietare a qualsiasi terzo concorrente di utilizzarlo o di utilizzare soluzioni equivalenti a quelle rivendicate nel titolo brevettuale.

Ciò significa dunque che il brevetto costituisce innanzitutto lo strumento più efficace per costringere un concorrente a modificare il proprio prodotto per non incorrere nella contraffazione del brevetto stesso, adottando eventualmente soluzioni più costose o meno efficaci.

Significa anche costringere il concorrente a ritirare un prodotto realizzato violando il brevetto, pagando i danni e con una pubblicità negativa sull'immagine. Significa quindi togliere il concorrente dal mercato per il tempo di vita del brevetto, sfruttando in esclusiva l'invenzione e creando importanti possibilità di business.

Non è tutto, avere un portafoglio brevettuale costituisce una ricchezza strategica per l'azienda che può ad esempio contrattare con concorrenti licenze incrociate e dunque avere maggiori possibilità di aver accesso a diritti esclusivi di terzi.

Significa infine avere un'immagine di azienda innovativa, che investe nella ricerca e che, brevettando, tutela la propria proprietà industriale.

Cos'ha favorito questa propensione alla brevettazione?

Ci sono una serie di fattori che ritengo abbiano contribuito a creare un ambiente favorevole all'investimento nei brevetti. Da un lato certamente strumenti come il patent box o gli incentivi previsti per il deposito di brevetti, hanno fatto crescere l'interesse delle imprese ad investire nei brevetti per tutelare e sviluppare le proprie idee innovative, contribuendo a far conoscere questo strumento e a creare una cultura brevettuale.
Ci sono state anche altre importanti novità legislative favorevoli in questo senso.

Segnaliamo ad esempio la recente normativa sulle start-up innovative che ha reso più appetibili nuovi investimenti in Italia in ricerca e sviluppo.

Non dimentichiamo infine, anche se ha radici più lontane nel tempo, la creazione delle Sezioni Specializzate in materia di Proprietà Industriale, con giudici altamente specializzati e procedimenti - ci riferiamo ai cautelari – che permettono di ottenere decisioni in tempi molto rapidi.

Si tratta di un sistema di eccellenza, che sta dando i suoi frutti: ha permesso infatti di creare fiducia nello strumento brevettuale, che funziona e ottiene una adeguata tutela, favorendo di conseguenza gli investimenti nei brevetti e nella proprietà industriale in generale.

Confronto tra l'Italia e altri sistemi economici concorrenti

L'Italia ha dunque dati certamente positivi ed incoraggianti in relazione alla propria propensione brevettuale. Ciò non di meno non si può evitare di rilevare che il distacco rispetto ai principali competitor internazionali è ancora ampio e i dati dall'ultimo report annuale dell'Ufficio europeo dei brevetti lo confermano.

I Paesi nostri concorrenti brevettano infatti ancora molto di più di noi.
A titolo esemplificativo, a fronte di 4.919 domande italiane (pari al 3% del totale delle domande depositate), la Germania ha depositato in Europa ben 25.969 nuove domande di brevetto (ossia il 14% delle domande depositate), la Francia 10.537 nuove domande (equivalenti al 6% delle domande depositate), gli Stati Uniti addirittura 46.533 (pari al 25% del numero totale di domande depositate).

Un dato interessante riguarda la Svizzera, che ha depositato ben 8.442 nuove domande di brevetto europeo, pari al 4% del totale delle domane depositate, classificandosi al primo posto per numero di domande rispetto al numero di abitanti.

In questa classifica l'Italia è al 18° posto nel mondo.
L'Italia registra la stessa propensione alla brevettazione del Regno Unito, la cui economia è però, diversamente da quella italiana, prevalentemente un'economia di servizi, con un ridotto apporto del comparto manifatturiero.

Di seguito si propone il grafico elaborato dall'Ufficio Europeo dei brevetti e pubblicato con l'European Patent Index, che mostra la percentuale di domande di brevetto depositate nel 2021 dai diversi attori internazionali.

Considerando infine i settori economici che hanno maggiormente brevettato, non si può non notare come in Italia manchino ancora all'appello settori fondamentali, quali le telecomunicazioni, l'informatica o le nanotecnologie, che crescono invece di oltre il 20% come numero di domande depositate a livello europeo.

Ciò è anche probabilmente una conseguenza delle dimensioni mediamente ridotte delle imprese italiane, che si riflette anche sul fatto che nessuna delle 50 le imprese che depositano di più sia italiana. Il primo depositante italiano è l'abruzzese Fameccanica, con 85 domande nel 2021, a fronte di 437 domande depositate dall'ultimo dei 50 top applicant, ossia la Bayer.

Cosa fare per rafforzare il trend positivo italiano?

La crescita della consapevolezza dell'importanza di brevettare va dunque ancora accompagnata e valorizzata con politiche che stimolino e favoriscano la ricerca e consentano contemporaneamente di mitigarne il rischio, certamente con strumenti come quelli sopra citati, che hanno avuto ottimi risultati. Ma non solo.

In quest'ottica è proprio il disegno di legge di revisione del Codice di Proprietà Industriale approvato dal Consigli dei Ministri il 6 aprile 2022 e che mira a rafforzare la competitività tecnologica e digitale delle imprese e dei centri di ricerca nazionale, nonché l'uso e la diffusione dei brevetti al fine di incentivare gli investimenti e il trasferimento tecnologico delle invenzioni dal mondo della ricerca a quello produttivo, valorizzando i brevetti come risorsa strategica sempre più centrale per il nostro sistema produttivo.

Ad esempio attraverso la riscrittura dell'articolo 65 C.P.I. che attribuisce la proprietà delle invenzioni maturate in ambito di ricerca pubblica non più al singolo professore o ricercatore, bensì all'ateneo o all'ente di ricerca; inoltre con l'introduzione dell'articolo 65- bis C.P.I. viene riconosciuta formalmente la possibilità per le istituzioni universitarie, gli enti pubblici di ricerca e gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico di dotarsi di un ufficio di trasferimento tecnologico (c.d. UTT) destinato alla promozione e alla valorizzazione dei titoli di proprietà industriale, anche per mezzo della collaborazione con le imprese.

E' prevista inoltre un'azione di semplificazione amministrativa e di digitalizzazione delle procedure che si svolgono davanti all'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, attuata, ad esempio, tramite la riduzione da quaranta a trenta giorni dei termini per la convocazione delle parti in udienza dinanzi alla Commissione dei Ricorsi e attraverso lo snellimento della procedura di concessione di nuove varietà vegetali.

La riforma è ora al vaglio del Parlamento. Vedremo se e come tali modifiche saranno accolte e recepite nel Codice della proprietà industriale.

In questo quadro si inserisce il nuovo Tribunale Unificato dei Brevetti (TUB).
A gennaio di quest'anno, infatti l'Austria ha ratificato come tredicesimo Paese dell'Unione Europea il Protocollo di Applicazione Provvisoria dell'Accordo sul Tribunale Unificato dei brevetti, dando avvio, dopo anni di attesa, alla fase preparatoria del nuovo Tribunale.

Si tratta di una fase preliminare in cui saranno rese operative le sedi del Tribunale (si tratta delle sedi centrali di Parigi e Monaco, delle sedi locali e regionali, della sede della Corte d'Appello); saranno selezionati, nominati e formati i giudici (anche tecnici) che ne faranno parte e che saranno provenienti da tutti i Paesi firmatari; saranno resi operativi i Comitati (Amministrativo, Consultivo e di Bilancio) ed organizzata la Cancelleria del Tribunale; sarà predisposto quanto necessario per registrare, davanti all'Ufficio Europeo dei Brevetti, un brevetto europeo ad effetti unitari.

Questa fase preparatoria durerà circa un anno, fino a quando non sarà tutto pronto per l'avvio del nuovo sistema brevettuale unitario. Al termine della fase preparatoria la Germania depositerà infatti il proprio strumento di ratifica dell'Accordo sul Tribunale Unificato e, il 1° giorno del 4 mese successivo alla ratifica, il sistema brevettuale unitario sarà pienamente operativo.

Cosa cambia

Le novità sono sostanzialmente due.
Innanzitutto, l'Unione Europea avrà a disposizione un brevetto europeo "ad effetto unitario", efficace cioè contemporaneamente in tutti i Paesi dell'Unione Europea aderenti al nuovo sistema (attualmente sono 17) e che si affiancherà ai brevetti nazionali ed ai brevetti europei "classici", già esistenti.

E' bene ricordare che quest'ultimi (i brevetti europei classici) non sono un titolo unitario, ma un cosiddetto "fascio di brevetti". Sebbene infatti il deposito avvenga con un'unica domanda presentata davanti all'Ufficio Europeo dei Brevetti di Monaco, una volta che il brevetto giunge a concessione, il titolare deve convalidare il proprio titolo in ciascun singolo Stato in cui vuole ottenere il diritto di esclusiva, avviando una specifica procedura nazionale di convalida, con relative tasse, costi di rappresentanza, nonché sostenere i costi di rinnovo in ogni Paese.

Inoltre, in caso di azioni giudiziali di validità e contraffazione, il brevetto europeo classico doveva (e in determinati casi dovrà ancora per un periodo transitorio da 7 a 14 anni) essere azionato separatamente in ciascun Paese in cui è stato convalidato, con moltiplicazione dei costi e rischio di pronunce discordanti nei diversi Paesi.

Il brevetto europeo ad effetti unitari è invece un titolo unico, che non necessita di convalide ma che sarà efficace automaticamente in tutti i Paesi aderenti e la cui la validità e/o contraffazione sarà decisa con un solo procedimento, da un unico Tribunale, con una sentenza che avrà effetto in tutti i Paesi che vi aderiscono.

Il Tribunale competente a decidere della validità e contraffazione dei brevetti europei ad effetti unitari sarà appunto – ed è questa la seconda grande novità – il nuovo Tribunale Unificato dei brevetti (TUB).

Con il TUB si istituisce un giurisdizione centralizzata per il brevetto unitario, oltre che, in determinati casi, per quello europeo classico (quando cioè il titolare non opti per restare fuori dal sistema unitario), in grado di fornire un'unica tutela.

I vantaggi del nuovo sistema unitario sono molteplici: dalla riduzione dei costi per ottenere e mantenere in vita un brevetto efficace in numerosi Paesi dell'Unione Europea (tra cui, per citarne alcuni, Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Svezia ed altri ancora), alla riduzione del numero, della complessità e delle tempistiche dei processi, all'evitare il rischio di decisioni contrastanti sul medesimo brevetto nei diversi Paesi in cui era stato convalidato.

Vi sono tuttavia anche delle criticità che dovranno essere valutate caso per caso. Come si è detto i titolari di un brevetto Europeo classico potranno – per un periodo transitorio fino a 14 anni – decidere di non aderire al nuovo sistema unitario mantenendo lo status quo, se riterranno, ad esempio in relazione a determinati brevetti strategici per il loro business, preferibile che il loro titolo di privativa resti oggetto di contenzioso paese per paese, davanti ai tribunali nazionali UE. Ciò ad esempio al fine di evitare che il titolo sia dichiarato nullo con una sola azione davanti al TUB, perdendo dunque in un solo colpo il loro asset maggiormente strategico.
Mantenendo la competenza paese per paese, si moltiplicheranno le relative azioni giudiziali e conseguentemente i costi, ma i diversi paesi potranno adottare decisioni differenti in relazione allo stesso titolo, con il rischio dunque di perdere il brevetto in alcuni paesi, ma che sia considerato valido in altri, conservando dunque l'esclusiva in quest'ultimi.

Si tratterà di studiare la migliore strategia con i propri legali e consulenti brevettuali per sfruttare al meglio, in base alle specifiche esigenze, tutte le potenzialità del nuovo sistema.

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*A cura di Maria Balestriero, OF Counsel Studio Legale Portolano Cavallo