Comunitario e Internazionale

Scatta il divieto Ue di discriminazioni fondate sull'età se il limite fissato dal bando di concorso non è giustificato

di Paola Rossi

L'applicazione di un ostacolo anagrafico deve risultare inoltre proporzionato alle capacità fisiche richieste dal ruolo

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La Corte Ue boccia come sproporzionato il limite massimo di età per partecipare a un concorso pubblico se le funzioni da svolgere non richiedono capacità fisiche specifiche che lo giustifichino.

La decisione sulla causa C-304/21 origina da un rinvio pregiudiziale del giudice italiano nell'ambito di una lite che vedeva contrapposto un privato aspirante al posto di commissario di polizia messo a concorso e il ministero dell'Interno che lo aveva bandito. Il punto della controversia stava nella contestazione del previsto limite anagrafico dei 30 anni di età per partecipare alla selezione pubblica.

La Cgue risolve la questione indicando al giudice nazionale il principio di proporzionalità come pietra angolare per valutare se tale criterio selettivo - e quindi escludente - abbia una propria ragione di esistere specifica.

In conclusione il limite massimo di età di 30 anni per la partecipazione a un concorso per i commissari di polizia è contrario al diritto Ue se per tale ruolo non siano richieste capacità fisiche particolari o se tale limite di età non sia a tali esigenze proporzionato. In assenza del rispetto di tali criteri risulterebbe violato l'importante principio in materia di accesso al lavoro e di condizioni lavorative che è la parità di trattamento in materia di occupazione.

La base normativa Ue è quella costituita dall'articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, che fissa il divieto di discriminazione fondato sull'età e dalla direttiva 2000/87/Ce, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro.

La Cgue pur rispondendo al quesito del Consiglio di Stato indicando il principio generale da applicare e affidando il giudizio sul caso concreto al giudice nazionale, si spinge ad affermare che allo stato degli atti non appare giustificato il limite dei 30 anni per poter diventare commissario di polizia in Italia.
Infatti, la Cgue ritiene sproporzionato tale limite a fronte dell'esigenza espressa dal ministero dell'Interno di adeguata formazione ed esperienza da raggiungere per ricoprire un ruolo per il quale l'età pensionabile è fissata a 61 anni.

In conclusione il limite anagrafico così come fissato appare troppo "selettivo" rispetto agli obiettivi legittimi perseguiti dallo Stato italiano datore di lavoro.

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