Giustizia

Sciopero toghe, Parodi (Anm): “Astensione a difesa Costituzione non di una casta”

A Milano adesione al 90%, lo ha detto il presidente del Tribunale Fabio Roia all’inizio del suo intervento. Mentre a Roma gli avvocati chiedono di essere convocati all’incontro del 5 marzo tra la premier Giorgia Meloni e i vertici dell’Anm sulla riforma

di Francesco Machina Grifeo

Non è uno sciopero contro qualcuno ma a difesa di una serie di principi della Costituzione in cui fermamente crediamo e che sono fondamentali per i cittadini. È tutto fuorché una difesa di casta. Noi non difendiamo nessun privilegio”. Lo ha detto il presidente dell’Anm Cesare Parodi intervistato a 24 Mattino su Radio 24 a proposito dello sciopero di oggi dei magistrati.

L’astensione era stata decisa nel dicembre scorso e poi confermata dal neo presidente. In corso a Roma un flash mob sulla scalinata della Corte di Cassazione, con i magistrati che indosseranno una coccarda tricolore sulla toga con in mano una copia della Carta. Successivamente si riuniranno al cinema Adriano, sempre in Piazza Cavour, per un’assemblea pubblica aperta a tutti, a cui parteciperanno i vertici dell’Anm.

“Che ci possa essere in prospettiva una mutazione genetica del pubblico ministero, che il Pm possa essere condizionato dai poteri forti è un rischio concreto. E questo sarebbe l’aspetto più negativo per i cittadini comuni ”, ha poi detto Parodi. “Temiamo – ha concluso - la rivisitazione del ruolo del pm che oggi è una grande garanzia per tutti i cittadini, libero di verificare i fatti a 360 gradi. Rinunciare a questa garanzia sarebbe molto grave” ha aggiunto il presidente dell’Anm.

Intanto a Milano, il presidente del Tribunale Fabio Roia all’inizio del suo intervento all’assemblea pubblica nell’aula magna, piena in ogni posto, del Palazzo di Giustizia, ha detto che l’adesione allo sciopero dei magistrati del Tribunale “è di circa il 90 per cento”. “Non esiste – ha proseguito Roia - conflitto tra politica e giustizia perché la giustizia applica regole e sentenze, queste regole vengono applicate, il tema riguarda piuttosto l’accettazione delle decisioni”, ma se è così “anche l’intelligenza artificiale non risolverebbe e si direbbe che l’algoritmo è eversivo e non si è candidato. Ho paura quando non si rispettano le sentenze, ma si vogliono sentenze in nome della politica o della piazza” conclude Roia.

Tornando a Roma, Silvia Albano, presidente di Magistratura democratica, davanti alla Cassazione per il flash mob lanciato dall’Anm contro la riforma costituzionale ha commentato: “Mi pare che gli obiettivi reali di questa riforma siano molto chiari. Io ritengo che sia una riforma tesa a ridimensionare l’indipendenza della magistratura nel suo complesso non solo del pubblico ministero”. Quanto allo sciopero “il significato è cercare di far conoscere ai cittadini le conseguenze di questa riforma della giustizia”, ha spiegato.

Per la deputata di Forza Italia Isabella De Monte: “Quando una categoria sciopera, il compito del governo è certamente quello di ascoltare, ma poi anche quello di andare avanti in Parlamento, che è il luogo che deve decidere. Forza Italia è convinta che la separazione delle carriere sia il modo più efficace per sgombrare dalla giustizia i mali che la assediano da troppi anni. Mi auguro comunque che il dialogo tra poteri dello Stato possa essere più costruttivo, come auspica il nuovo presidente di ANM Cesare Parodi”.

Mentre gli avvocati chiedono di essere convocati all’incontro del 5 marzo tra la premier Giorgia Meloni e i vertici dell’Anm sulla riforma. La richiesta arriva dal presidente dell’Ordine degli avvocati di Roma, Paolo Nesta. “Sarebbe utile che all’incontro fossero presenti anche i rappresentanti dell’Avvocatura - penso ai vertici dell’Ocf, che è organo di rappresentanza politica degli Avvocati - perché se è vero che giurisdizione è amministrazione della Giustizia, è altrettanto vero che nel nostro sistema costituzionale non esiste giurisdizione senza la presenza di un difensore”, afferma Nesta, che sollecita i magistrati a farsi promotori dell’iniziativa, proprio nel giorno della protesta. “Leggo che ci saranno iniziative ed eventi in tutti i distretti d’Italia aperti alla società civile E allora, quale segno migliore di apertura se non quello di accettare l’offerta di dialogo? Siano i Magistrati a chiedere che l’incontro a due diventi un incontro a tre: Politica, Magistratura e Avvocatura. Qualcosa di diritto la sappiamo anche noi Avvocati”, conclude il presidente dell’Ordine di Roma.

Per saperne di piùRiproduzione riservata ©