«Anche questo omicidio di Stato rimarrà impunito in quella ’democrazia’ al cui sistema giudiziario si ispira la riforma Meloni-Nordio». Il post – subito ritirato – in cui il Segretario della Associazione nazionale magistrati, Rocco Maruotti, accosta – con tanto di foto dell’esecuzione - la “separazione delle carriere” all’omicidio del manifestante anti ICE Alex Pretti a Minneapolis, dà fuoco alle polveri.

Non bastano le scuse a placare l’ira del Guardasigilli Nordio che da Londra tuona: “Prendo atto della retromarcia tardiva e grottesca” di Maruotti ma il suo comunicato “così indegno, le scuse, inaccettabili, rivelano o un intelletto inadeguato all’importanza della carica o la debolezza di un cuore incapace di essere coerente con le proprie pulsioni”. E invita la “maggioranza dei magistrati” a cestinare “questo disgustoso messaggio nella pattumiera della vergogna” perché “offende non solo Governo e Parlamento ma anche chi amministra la giustizia”.

Il Segretario dell’Anm prova invece ad abbassare i toni: “Il post di cui si parla è stato rimosso dopo pochi minuti perché, per come era scritto, si prestava ad essere strumentalizzato. Non ritenevo e non ritengo opportuno paragonare la situazione statunitense, che pure deve porre interrogativi importanti sulla tenuta dello Stato di diritto in tutto il mondo, con quella italiana. E pertanto mi scuso con chi vi ha letto un accostamento improprio”. “La critica – prosegue - era rivolta a ciò che sta accadendo in questi giorni a Minneapolis e mirava a mettere in evidenza il fatto che il sistema accusatorio puro non rappresenta necessariamente un argine ad ingiustizie e gravi violazioni dei diritti umani come quelle che si stanno verificando negli Stati Uniti”.

Ma la frittata ormai è fatta. Così le due consigliere laiche del Csm Isabella Bertolini e Claudia Eccher chiedono “l’apertura di una pratica urgente per verificare profili di incidenza di tale condotta sul procedimento di valutazione di professionalità del dottor Maruotti per carenza del requisito dell’equilibrio”. Bertolini ed Eccher chiedono “inoltre l’intervento del Procuratore generale della Cassazione al fine di valutare eventuali illeciti disciplinari nei confronti del magistrato”. A loro avviso la “dichiarazione” di Maruotti “intende diffondere l’idea che, peraltro non trova alcun riscontro nel testo della legge costituzionale in parola, se vincesse il sì un’esecuzione per strada commessa dalle forze dell’ordine non sarebbe più punita, e a tal fine allega la foto dell’esecuzione, strumentalizzando una vicenda drammatica per meri scopi di campagna elettorale”.

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