Giustizia

Separazione carriere, via libera dalla Camera. Ultimo passaggio spetta al Senato, poi referendum

Si tratta della terza lettura del disegno di legge passata stamane con 243 sì e 109 no. La riforma costituzionale ora attende l’ultimo ok da Palazzo Madama, ma non essendo stata centrata, come previsto, la maggioranza dei due terzi sarà necessario un referendum confermativo

di Giovanni Verde

Via libera dall’Aula della Camera alla riforma della giustizia che introduce, tra l’altro, la separazione delle carriere dei magistrati e le nuove disposizioni per la scelta dei componenti del Csm. Si tratta della terza lettura del disegno di legge passata stamane con 243 sì e 109 no. La riforma costituzionale ora attende l’ultimo ok da Palazzo Madama, ma non essendo stata centrata, come previsto, la maggioranza dei due terzi sarà necessario un referendum confermativo.
Il voto è stato sottolineato da un lungo applauso dai banchi della maggioranza e da quelli del governo mentre le opposizioni hanno denunciato proprio la scorrettezza di vedere applaudire anche gli esponenti dell’esecutivo, è scoppiato il caos e il vicepresidente della Camera Sergio Costa ha cercato di calmare gli animi ma per alcuni minuti ha dovuto sospendere la seduta.
La decisione finale spetterà ai cittadini la prossima primavere quando saranno chiamati a esprimersi attraverso il referendum che sancirà l’approvazione o la bocciatura di una riforma che ridefinisce per sempre l’assetto della magistratura italiana.

IL DIBATTITO DA GUIDA AL DIRITTO

Giustizia: una guida per il cittadino chiamato al prossimo referendum

di Giovanni Verde, Professore emerito presso l’Università «Luiss-Guido Carli» di Roma

La riforma della giustizia voluta dalla maggioranza al governo del Paese è in retta di arrivo.

Sarebbe stato necessario che la riforma non fosse imposta da una maggioranza, perché, se la Costituzione ha da essere la guida stabile della nostra democrazia, gli interventi che la riguardano dovrebbero essere il frutto di scelte ampiamente condivise. Nel tempo presente in cui prevale la logica del “più forte” le cose vanno diversamente.

Una riforma fatta per avere un riequilibrio dei poteri

Per nostra fortuna e per il sistema di garanzie di cui ci hanno dotato i Costituenti, le scelte del Parlamento sono qui sottoposte alla nostra valutazione. Infatti, si renderà sicuramente necessario un referendum (per cui l’ultima parola spetta ai cittadini, che potranno approvare la riforma con la maggioranza dei voti validi). C’è, tuttavia, il pericolo che il cittadino vada votare disinformato o che non vada a votare sottovalutando l’importanza della questione. È, pertanto, bene che sappia che non si tratta di migliorare il servizio giustizia, come lo slogan che accompagna la riforma vorrebbe fare intendere. La riforma avrà scarse o nulle ricadute sull’efficienza del servizio, avendo come obiettivo quello del riequilibrio tra i poteri dello Stato.

La necessità di informare correttamente i cittadini che andranno a votare

Più volte su questa Rivista ne ho discusso. Ci ritorno per sintetizzare in un testo unitario le riflessioni, quali dentro di me si sono andate chiarendo e precisando. E le affido alla valutazione del Lettore nella consapevolezza che mai come in questo caso sarebbe necessaria una robusta partecipazione al voto, dato che la riforma in qualche modo riguarda il modo di essere della nostra democrazia; e che mai come in questo caso sarebbe necessario che si vada a votare non sulla base di suggestioni, ma dopo essere stati debitamente informati.

1 - I REALI DISSERVIZI DEL NOSTRO SISTEMA DI GIUSTIZIA: L’INEFFICIENZA

La riforma della giustizia viene presentata come necessaria per migliorare il servizio che lo Stato eroga ai cittadini in tema di giustizia.È vero?

Per rispondere a questa domanda è necessario che il cittadino si faccia una domanda. Che cosa è che per lui non funziona della nostra giustizia?

La prima risposta è quella su cui tutti siamo d’accordo. I tempi della nostra giustizia sono troppo lunghi. Assodato che questo è se non il problema, uno dei principali problemi da risolvere, il cittadino deve chiedersi se la riforma lo risolve o in qualche modo lo avvia a soluzione o, comunque, se migliora la situazione. La risposta è netta e non può essere messa in discussione. La riforma non incide sui tempi della giustizia.

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