Giustizia

Serve più governance per gli obiettivi Pnrr

L’Ufficio per il processo deve essere seguito con continuità di modo da riuscire a sfruttare le sue potenzialità

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di Claudio Castelli

I dati ministeriali di monitoraggio Pnrr degli uffici giudiziari 2019-2022 sono una base preziosa per denotare una linea di azione per raggiungere con successo gli obiettivi delineati dal Pnrr sulla giustizia.

I dati nazionali dei procedimenti Pnrr sono incoraggianti: segnalano una riduzione sia delle pendenze (-14,6% nel settore civile e -9,3% nel penale), sia dell’arretrato civile (-9,3% nei tribunali e -28,3% nelle corti d’appello), sia del disposition time (-11,8% nel civile e -10% nel penale). Dati che non rivelano se i risultati sono frutto degli interventi messi in campo con il Pnrr (a partire dal 2022) o invece una tendenza consolidata in corso da anni nel civile, agevolata da una costante riduzione delle sopravvenienze, che ha portato, ben prima del Pnrr, negli ultimi dieci anni, a flussi positivi e a ridurre le pendenze della metà.

I dati delle pendenze 2022, comparati con il passato, confermano un buon trend, in linea con gli anni precedenti nel settore civile, registro Sicid (-5,2% contro il -5,7% del 2021), e molto positivo nel penale (-12,1% contro il –1% del 2021). Passo in avanti probabilmente derivante dal fatto che il settore penale é stato per anni ai margini dei processi di innovazione, anche tecnologici, e l’introduzione dell’ufficio per il processo (Upp) ha rappresentato uno stimolo del tutto nuovo.

I NUMERI DEL MONITORAGGIO PNRR

Una comparazione del tasso di aumento dei processi definiti, della riduzione dell’arretrato (si vedano i grafici in alto) e della diminuzione dei tempi processuali può farci capire se hanno avuto effetto e rilievo i primi interventi posti in essere con il Pnrr, ovvero l’assunzione della prima e più ampia tranche di funzionari Upp del febbraio 2022, e l’inizio nel marzo 2022 del Progetto Pon Governance di collaborazione con le Università, di sostegno all’Upp. Proprio l’inizio da pochi mesi induce ad adottare le necessarie cautele, perché non si possono pretendere risultati subito, scontando inevitabilmente un periodo di formazione, di preparazione e un abbrivio iniziale. Non solo, ma occorre tener conto che il raffronto viene fatto con il 2021, anno post Covid, in cui era stato effettuato un forte recupero rispetto all’anno precedente.

Pure una tendenza, anche limitata, si comincia ad avvertire: le definizioni nel settore civile non sono cresciute, anzi sono diminuite, mentre sono aumentate nel settore penale, in particolare nelle corti d’appello. Invece si è ridotto in modo significativo l’arretrato civile, in particolare nelle corti d’appello e sono calati i tempi. I dati fanno pensare che in molti uffici l’attività, anche dell’Upp, si sia concentrata sull’eliminazione dell’arretrato e di procedimenti datati e non su un aumento quantitativo della produttività. I dati locali, poi, mostrano una situazione a macchia di leopardo, senza costanti né a livello geografico, né a livello dimensionale. Anzi, spesso gli uffici con migliori performance sono uffici del Sud che partivano da una situazione più sfavorita.

Nell’analisi mancano però dati fondamentali per capire performance e difficoltà: il numero di funzionari Upp assegnati, quelli arrivati e rimasti, la scopertura di organico effettiva, di personale amministrativo e di magistrati, e infine i modelli organizzativi adottati. Solo unendo le performance realizzate con i dati delle risorse umane e della loro organizzazione si potrebbero capire realtà dei diversi uffici, bontà delle scelte organizzative e rimedi possibili.

Dal monitoraggio occorrerebbe partire per costruire un modello di analisi che metta in relazione risultati, risorse e modello organizzativo, stante la conferma dell’utilità e delle potenzialità dell’Upp, che potranno ancora di più dispiegarsi nel futuro. Ma l’Upp necessita di essere seguito con continuità, senza lasciare gli uffici a loro stessi. C’è bisogno di una governance del complessivo progetto, oggi insoddisfacente. Sono mancati aspetti-chiave: il costante monitoraggio, il sostegno agli uffici, la soluzione dei problemi. Servono correzioni, dato che ci sono ancora tre anni prima della fine del Pnrr.

Ci siamo presi con il Pnrr un impegno ambiziosissimo di riduzione di tempi e pendenze. Questi dati dimostrano che è possibile raggiungere gli obiettivi, ma occorre mantenere per un congruo lasso di tempo una stabilità normativa e organizzativa. Non si può procedere con continue “riforme” senza mai aspettare e analizzare gli esiti di quella precedente in una continua rincorsa, spendibile forse per la propaganda, ma non per un effettivo cambiamento della giustizia.

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