Amministrativo

Stalking, il rigetto dell'istanza di ammonimento deve essere motivato

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«Il rigetto dell'istanza di ammonimento presentata ai sensi dell'articolo 8, d.l. 23 febbraio 2009, n. 11 deve essere motivato». Questo il principio espresso dalla III sezione del Consiglio di Stato con la sentenza 15 febbraio 2019 n. 1085
La Sezione ha premesso che l'ammonimento orale, previsto dall'articolo 8, del Dl 23 febbraio 2009, n. 11 è una misura deputata a svolgere una funzione avanzata di prevenzione e di dissuasione dello stalking, i comportamenti sanzionati dall'articolo 612-bis cp.
Ai fini della sua emissione, pertanto, non è richiesta la piena prova della responsabilità dell'ammonito per le ipotesi di reato perseguite dal menzionato articolo 612-bis cp, ma il provvedimento monitorio può trovare sostegno in un quadro istruttorio da cui emergano, anche sul piano indiziario, eventi che recano un vulnus alla riservatezza della vita di relazione o, su un piano anche solo potenziale, all'integrità della persona. Anche all'ammonimento, infatti, deve applicarsi quella logica dimostrativa a base indiziaria e di tipo probabilistico che, come la Sezione ha ribadito di recente (Consiglio di Stato, sezione III, 30 gennaio 2019, n. 758), informa l'intero diritto amministrativo della prevenzione.
Ciò premesso, la Sezione ha chiarito che l'ammonimento è un provvedimento discrezionale chiamato ad effettuare una delicata valutazione delle condotte poste in essere dallo stalker in funzione preventiva e dissuasiva, e deve quindi essere adeguatamente motivato ai sensi dell'articolo 3 della legge n. 241 del 1990.
Mai come per i provvedimenti aventi natura preventiva e anticipatoria l'obbligo di motivazione è essenziale nel nostro ordinamento ad evitare che detti provvedimenti, fondati su fattispecie di pericolo, sanzionino in realtà, arbitrariamente, una colpa d'autore e integrino, così, altrettante "pene del sospetto".
Correlativamente, però, anche i provvedimenti, essi pure discrezionali, con cui l'autorità amministrativa ritenga insussistenti i presupposti per l'emissione delle misure preventive devono essere debitamente motivati, ai sensi dell'articolo 3 della legge n. 241 del 1990, affinché non siano immotivatamente frustrate le esigenze di tutela della collettività e, nel caso delle misure di cui all'articolo 8, del Dl n. 11 del 2009, dei singoli.

Consiglio di Stato - Sezione III -Sentenza 15 febbraio 2019 n. 1085

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