Giustizia

Ufficio del processo, Cartabia: «Non sarà una meteora, prevista la stabilizzazione» - «Domande anche da giovani avvocati»

di Francesco Machina Grifeo

In breve

Intervenendo a Bari, la Guardasigilli ha affermato che seppure con numeri differenti la struttura è destinata durare. Le 67mila domande sono la prova di un "nuovo entusiasmo per la funzione: stiamo creando un ponte tra generazioni"

"La giustizia per tanti motivi sta affrontando un momento di crisi, crisi di fiducia per gli scandali e crisi legata alla fatica del far funzionare le cose in un sistema così complesso e così sovraccarico di domande. Io credo che questa riforma dell'ufficio del processo possa essere veramente un fattore che torna a dare energie". Per la m inistra della Giustizia, Marta Cartabia, in visita a Bari, siamo davanti ad un "cambiamento epocale". "Perché - ha spiegato - si passa da un giudice 'solo' a un lavoro di squadra e già questo di per sé è entusiasmante, perché dà il senso di un'opera collettiva, di un lavoro per il bene comune. E c'è un'altra ragione: nell'ufficio del processo c'è un incontro intergenerazionale, stiamo creando un ponte tra generazioni".

A corroborare le tesi di Via Arenula ci sarebbe la valanga di domande (ma c'è anche ci parla di un mezzo flop) per il primo bando, per oltre 8mila posti, che si è chiuso il 23 settembre scorso. "Hanno risposto in quasi 67.000 – ha detto Cartabia -, allora voi mi direte che questo dato si può leggere anche come emergenza occupazionale". "Benissimo - incalza il Ministro -, sicuramente c'è questo, e me lo fa pensare anche il fatto che la maggior parte delle domande venga non da giovanissimi ma da persone tra i 30 e 40 anni, quindi potrebbero essere anche giovani avvocati o persone che non hanno trovato ancora definitivamente il loro percorso". "Ma in questa stagione, la cosa fondamentale è dare sempre nuove opportunità. Non si può più pensare al mondo professionale così come lo immaginavamo noi dopo la laurea quando ci avviavamo alla carriera".

Dunque, ha proseguito: "Certamente questi 67.000 hanno bisogno di una collocazione professionale ma c'è anche dell'altro, o comunque mi piacerebbe leggerla così: secondo me c'è anche in atto una riscoperta del valore inestimabile, altissimo, nobile di cui andare orgogliosi che consiste nello spendere la propria personalità al servizio della giustizia, della domanda di giustizia che i cittadini hanno dalle questioni più piccole alle questioni più grandi".

Cartabia ha poi spiegato che l'Ufficio del processo non è stato previsto per i Tribunali di sorveglianza, le Procure ed i Tribunali dei minori per via dei vincoli posti dal PNRR: "Ci sono state date queste risorse – ha detto - per accelerare le conclusioni del processo ed il disposition time e si è detto la priorità è in determinati segmenti giurisdizionali, non in altri".

Inizialmente ha poi ricordato che c'era un certo scetticismo, c'era chi temeva addirittura che potesse essere un "intralcio" alla giurisdizione, adesso invece "c'è un grande appetito per poterli avere ovunque". "Bene, benissimo, noi lo faremo". Ed ha annunciato che nei testi di riforma del procedimento civile e penale "è prevista una stabilizzazione di questa struttura, che ovviamente non sarà la stessa, perché non avremo la quantità di risorse che ci sta dando l'Europa in questo momento". Inoltre, "troveremo dei vincoli nel nostro ordinamento che dovremo aggiustare ma l'idea non andrà perduta dopo il 2026". "L'ufficio del processo non sarà una meteora passeggera: l'idea è di stabilizzarla con numeri a regime, con un sistema a regime ma poi diffonderla in tutti gli uffici giudiziari e nei segmenti non contemplati da questa prima riforma".

"Tre anni sono troppo brevi? Io direi di no, posso sbagliarmi ma direi di no. Come tutte le riforme non c'è mai la riforma perfetta". "Abbiamo già la delega per i correttivi, correggeremo dove non funziona, lo vedremo. Però sui tre anni sarei molto fiduciosa sulla base di quello che ho visto all'estero, l'ufficio del processo funziona bene proprio a tempo determinato. Perché rimanga una funzione ausiliaria dove il protagonista è il giudice. Ho avuta questa esperienza alla Corte costituzionale, dove ho avuto un grande ricambio, e sono contenta così: perché diventa un investimento per gli addetti all'ufficio del processo per ulteriori funzioni, rimane l'iniezione di linfa vitale sempre fresca e sempre nuova che è un confronto di cui abbiamo bisogno per non stancarsi e rimane quella giusta distanza per cui il giudice è il giudice. Provate a immaginarvi un giudice di prima nomina e si trova nell'ufficio del processo una persona che è lì magari da 30 40 anni: chi decide che cosa?"

Infine, il capitolo formazione. "Questo arrivo di nuove energie – ha detto Cartabia - potrà funzionare se ci sarà una formazione adeguata per loro ma permettetemi anche per i giudici perché il cambiamento è richiesto a ciascuno di voi. Quindi serve un sostegno ai capi degli uffici giudiziari ma anche a ciascun giudice per cercare di immaginare come impiegare queste nuove risorse. Da questo punto di vista posso rassicurarvi che abbiamo già avuto contatti proficui con la Scuola della magistratura che già per ottobre ha messo in cantiere un primo incontro e poi ha in mente di creare una serie di laboratori pratici scambi di esperienze sul piano dello scambio orizzontale personale".

Affrontando poi il tema dell'edilizia dell'amministrazione giudiziaria , la Guardasigilli ha parlato di "ferita profonda" con riferimento al 2018 quando le udienze dei processi venivano svolte in tende di emergenza per la inagibilità del Palazzo di Giustizia nel capoluogo pugliese. "L'edilizia – ha detto - è il grande tema qui a Bari, ma è un problema serio in tanti distretti di Corte di Appello. Sulla questione si giocano due aspetti: di funzionalità, mettere la giustizia nelle condizioni di poter rispettare tempi, necessità organizzative, spazi di vita che sappiamo essere particolarmente decisivi dopo questa esperienza della pandemia. Il secondo aspetto, non secondario, è l'immagine che noi vogliamo veicolare del ruolo che ha la giustizia nella vita di un Paese. I luoghi parlano della vita che si svolge dentro quei luoghi – ha proseguito – Quando ci sarà da costruire, da fare scelte – ha concluso – , non trascurate gli aspetti così materiali, perché come tutte le cose umane, siamo fatti di anima e corpo e anche l'anima della giustizia passa attraverso i mattoni, i vetri, i legni di cui sarà fatto il nuovo Palazzo".

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