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NFT e DRM a confronto Gli NFT saranno i nuovi cd musicali?

di Roberto Colantonio*

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Tratto da Plusplus24 e Smart24

NFT e DRM rappresentano due sistemi alternativi di tutela del diritto d'autore digitale. Il primo conferisce diritti proprietari, mentre il secondo si colloca nell'ambito delle licenze d'uso

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Il tramonto degli Album fisici

Nel 2021, in Italia, la vendita di vinili ha superato per la prima volta quella dei compact disk (Fonte: Global Report di Ifpi). Il mercato dei compact disk musicali è in calo da anni, sotto i colpi dello streaming che ha raggiunto quota 80% nel nostro Paese, in linea con il trend mondiale. Con l'eccezione significativa degli Stati Uniti dove, sempre nello stesso anno, le vendite di cd sono aumentate di un 1,1%, passando da 40,16 milioni del 2020 a 40,59 (Fonte: MRC Data's 2021 US Year-End Report). Sono comunque numeri pre-pandemia, che prevedibilmente si sono abbassati. Il primo forte scossone venne da programmi qu(Fonte: Global Report di Ifpi) quali Napster e relativi emuli, basati sul download da un server e successivamente peer to peer, tra gli hard disk dei pc degli utenti collegati. Nel 2010 il volume d'affari dei cd era dimezzato rispetto al picco registrato nell'anno 2000. Da allora è stata una discesa vertiginosa. Il cd, in definitiva, si sta riposizionando, assieme agli altri supporti per la memorizzazione analogica di segnali sonori, in una nicchia di mercato. L'album fisico è sempre più oggetto di collezionismo piuttosto che di fruizione. Al punto che un articolo del 2018 prevedeva "la scomparsa del cd al compimento dei 40 anni, nel 2022." (Fonte: Articolo redazionale de Il Mattino del 19.02.2018, su ilmattino.it) Ai servizi di streaming si sono aggiunti, in questi ultimi anni, piattaforme multimediali "on demand" o su abbonamento, "all you can see".

NFT e DRM a confronto

I DRM – Digital Right Management - sono, in pratica, delle limitazioni d'uso introdotte a tutela del diritto d'autore digitale. Nei sistemi di common law, USA e UK, dove l'industria discografica è particolarmente potente, l'impostazione è orientata sul cd. diritto di copia, il copyright e l'autore è tutelato non dalla creazione dell'opera, quanto dalla sua pubblicazione. Una protezione a livello di riproducibilità dell'opera è stata pertanto ritenuta sufficiente a raggiungere gli scopi del legislatore. Il sistema dei DRM, così ideato, è sbarcato negli ordinamenti giuridici del continente europeo.

Un file protetto da un DRM potrà essere "gestito" nei limiti consentiti per impedirne una diffusione non autorizzata e spesso risulta vietata di fatto la stessa copia privata. Un utente potrà scaricare il file su un dato numero di apparecchi e formattando il suo computer o portatile rischia di perdere il file per sempre, né potrà inviare il file a terze parti o salvarlo in cloud. Alcune funzioni possono essere inibite, come ad es. la stampa per gli e-book.

I DRM, nati in funzione antipirateria, hanno perciò questa involontaria veste "antipatica" di ricordare all'acquirente, cui resta nulla di tangibile, neppure la confezione del cd e il booklet dell'album che ha comprato, che è solo un licenziatario, in perpetuo o quantomeno in relazione alla durabilità del loro hard disk. I DRM sono connessi infatti alle licenze d'uso.

In fondo, acquistare un cd musicale era il primo passo che compiva l'aspirante pirata, molto spesso un minorenne che copiava i brani per i suoi amici riversandoli da un supporto a un altro. Una sfiducia palpabile che le Etichette discografiche hanno sempre avuto verso i loro clienti. I DRM comportano privative difficilmente conciliabili con i nuovi valori di condivisione e dell'ubiquità della fruizione dei prodotti multimediali.

Oggi facciamo cose fino a ieri impensabili, come guardare un intero film su un cellulare, magari collegati in chat con degli amici. O guardare una diretta di un concerto a cui assistiamo dal vivo per avere una panoramica più ampia dei pochi centimetri quadrati davanti a noi, in un'esperienza di realtà aumentata.

Tutt'altro discorso vale per gli NFT, i non fungible token.

Un NFT conferisce un diritto proprietario. Spesso, anzi, si è detto, criticamente, che un NFT si riduce a un certificato di proprietà. Ma è comunque più di un file sigillato da un DRM.

Ecco perché con gli NFT si può aprire a un discorso di collezionismo, il quid pluris che ha permesso al mercato dei vinili, fuori produzione da trent'anni, di sopravvivere e persino prosperare.

Ovviamente, nello smart contract dell'NFT andrà scritto che l'acquirente diventa proprietario di una copia dell'album e non dei diritti patrimoniali d'autore o connessi, che resteranno in capo ai rispettivi titolari (Artisti, Produttori, etc.)

Con l'NFT la copia diventa originale e l'acquirente è a tutti gli effetti un collezionista. L'NFT garantisce l'effettività della tiratura limitata, con relativa esclusività ed è pienamente commerciabile. Mentre un cd potrebbe essere venduto solo come usato, l'NFT è negoziabile sulla piattaforma, che nel suo interesse incentiverà questi scambi.

NFT e prodotto musicale

L'NFT amplia di molto le possibilità fisiche di storage date da un supporto di memorizzazione analogico. Da brano musicale si passa a prodotto multimediale, inteso come un insieme di cose, anche eterogenee. L'NFT è un contenitore, dentro ci si può mettere di tutto. Più versioni della canzone, ad es. una versione strumentale, una live, delle cover, etc. Filmati, interviste, esclusive o meno. Testi, fotografie, testimonianze. O ancora, la tessera di un fan club, il diritto di prelazione su futuri concerti, l'accesso al backstage, una chat diretta con i propri beniamini, etc. Sono i cd. perks, i moderni biglietti d'oro di Willy Wonka, i privilegi che fanno le differenze in termini di appetibilità e quindi di prezzo nella collocazione di un NFT all'asta e che ne mantengono il valore sul mercato secondario.

Gli NFT potrebbero essere i nuovi cd musicali e risolvere al contempo annosi problemi, come quello dell'Iva, in Italia al 20% rispetto al ben più ridotto 4 dei libri.

Una discriminazione tra prodotti culturali che guarda quasi alla musica come a un'arte figlia di un dio minore, a dispetto dei grandi volumi d'affari che muove e della conquista degli spazi televisivi di questi ultimi anni, con diversi programmi e format musicali. I vantaggi fiscali di spostare il proprio mercato a livello globale, vendendo su piattaforme estere e mantenendo le criptovalute nei relativi wallet, fanno poi venire letteralmente le vertigini.

* Roberto Colantonio, Avvocato cassazionista. Esperto in diritto del lavoro e diritto d'autore. Docente di diritto dell'arte al Master Uniarp Consulente d'arte

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