Il giudice non può negare di default l’equa riparazione prevista dalla legge Pinto alle grandi imprese, basandosi solo sull’irrisorietà della posta in gioco rispetto al fatturato. La Cassazione (sentenza 31809/2025) ha accolto il ricorso contro il no della Corte d’Appello, alla riparazione prevista dalla legge 89/2001, per una procedura fallimentare che aveva sforato il tetto dei 7 anni. Una durata che aveva danneggiato gli interessi dei ricorrenti, iscritti al passivo della compagine decotta.
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